Briefing alla Casa Bianca sulle nuove opzioni militari: Hormuz, nuove opzioni militari, attacchi e pressione economica. La guerra entra in una fase decisiva
Donald Trump prepara il prossimo passo nella guerra con l’Iran. Oggi è atteso un briefing con i vertici militari per valutare nuove azioni: dalla presa parziale dello Stretto di Hormuz a operazioni mirate sull’uranio iraniano, fino ad attacchi «brevi e potenti». Tra piani militari, pressione economica e tentativi diplomatici, il conflitto entra in una fase cruciale. Le scelte delle prossime ore potrebbero determinare l’escalation o un altro fragile equilibrio negoziale. Il primo maggio è in arrivo.
La tempesta sta arrivando
Intanto il presidente rilancia sui social: «La tempesta sta arrivando, niente può fermarla». In un post successivo il presidente Usa cita un sondaggio di Harvard Harris che afferma che una forte maggioranza di americani sostiene la sua posizione sull’interruzione del programma nucleare iraniano. Il presidente americano ha rilanciato sui social anche una mappa dello Stretto di Hormuz ribattezzato “Stretto di Trump”.

Hormuz, uranio e attacchi mirati
Secondo fonti citate da Axios, tra le opzioni allo studio c’è la conquista di parte dello Stretto di Hormuz per riaprire la navigazione commerciale, oggi limitata. Sul tavolo anche un blitz per mettere in sicurezza le scorte di uranio altamente arricchito e una serie di operazioni rapide, pensate per colpire obiettivi strategici senza un coinvolgimento prolungato sul terreno.
Armi ipersoniche in Medio Oriente
Washington valuta anche il dispiegamento del sistema missilistico ipersonico “Dark Eagle”, che potrebbe essere utilizzato per colpire in profondità le infrastrutture militari iraniane. Sarebbe il primo impiego operativo di questa tecnologia da parte degli Stati Uniti, in un contesto in cui Russia e Cina hanno già sviluppato sistemi analoghi.
Sanzioni, petrolio e criptovalute
Parallelamente continua la strategia di strangolamento economico. Il Tesoro Usa ha annunciato il sequestro di quasi mezzo miliardo di dollari in criptovalute iraniane e il rafforzamento delle sanzioni contro chi commercia con Teheran. Gli Stati Uniti stanno inoltre aumentando la pressione sugli acquirenti di petrolio iraniano, minacciando sanzioni secondarie.
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Il costo della guerra e i danni alle basi Usa
Il conflitto pesa anche sulle casse americane. Le stime ufficiali parlano di almeno 25 miliardi di dollari, ma secondo fonti citate dalla Cnn il costo reale potrebbe salire fino a 40-50 miliardi, considerando i danni subiti da basi e infrastrutture militari nella regione, colpite nei primi giorni dagli attacchi iraniani.
I timori di una nuova fase della guerra spingono i prezzi dell’energia: il Brent ha superato i 126 dollari al barile, ai massimi da anni, mentre cresce il rischio di un conflitto prolungato capace di destabilizzare l’intero Medio Oriente.
La telefonata con Putin e il nodo negoziati
Nel mezzo della crisi, Trump ha avuto un lungo colloquio con Vladimir Putin. Il leader russo ha suggerito prudenza, definendo «pericolosa» un’operazione di terra e sottolineando la necessità di lasciare spazio ai negoziati sul nucleare. Sullo sfondo anche il fronte ucraino, con Mosca pronta a una tregua simbolica per il 9 maggio. Trump ha insistito nel sostenere che l’accordo sull’Ucraina è vicino, ma ha affermato di valutare la riduzione delle truppe Usa in Germania. Allarme di von der Leyen: “La guerra in Iran costa all’Europa 500 milioni al giorno”.
Trump minaccia il ritiro delle truppe dalla Germania
Donald Trump ha dichiarato di stare «valutando» una possibile riduzione delle truppe americane in Germania, dopo le parole del cancelliere Friedrich Merz che aveva accusato Washington di non avere una strategia e di essere stata «umiliata» dall’Iran. La Germania è il principale hub militare degli Stati Uniti in Europa, con circa 35mila soldati, snodo logistico fondamentale anche per le operazioni in Medio Oriente. Una decisione di questo tipo avrebbe effetti diretti non solo sui rapporti bilaterali ma sull’intero equilibrio della Nato.
Il post su Truth: «Gli Stati Uniti stanno studiando e riesaminando la possibile riduzione delle truppe in Germania, con una decisione che sarà presa nel breve periodo. Grazie per la vostra attenzione su questa questione! Presidente DONALD J. TRUMP»
Scontro politico e tensioni nella Nato
Le dichiarazioni di Merz, che ha paragonato la guerra in Iran agli errori di Afghanistan e Iraq, hanno scatenato la reazione di Trump, che lo ha accusato di «stare dalla parte dell’Iran» e di non capire la minaccia nucleare. Sullo sfondo resta il malcontento americano per la mancata partecipazione degli alleati europei al conflitto e il timore, tra i vertici militari, che un taglio delle forze in Europa possa indebolire la capacità di deterrenza nei confronti della Russia.
E in tutto questo, Trump metterà la sua immagine sui passaporti Usa




















