22 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Apr, 2026

Attesa per il verdetto di Eurostat sul deficit

Il governo attende il verdetto di Eurostat sul deficit da cui dipende l’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione Ue


Si gioca sul filo dei decimali la partita che deciderà se l’Italia potrà uscire dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo avviata dalla Ue nel 2024. Una partita cruciale, perché centrare il parametro del 3% per l’indebitamento netto, come richiedono le regole economiche comuni, consentirebbe al governo di sottrarsi al monitoraggio stringente di Bruxelles e di avere maggiore flessibilità sui vincoli di spesa.

Dagli investimenti per la difesa alle misure per contrastare la crisi energetica, fino agli interventi per sostenere una crescita modesta – ulteriormente compromessa dalla crisi in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz -: al governo servono maggiori margini di manovra, anche in vista dell’ultima legge di bilancio.

Eurostat porrà l’asticella sopra o sotto il 3%?

Oggi scoprirà se potrà o meno disporne: alle 11 verrà svelato il “verdetto” di Eurostat, ovvero il dato ufficiale del disavanzo che l’Istat aveva indicato al 3,1% sia nelle stime provvisorie di marzo, sia nell’aggiornamento di inizio aprile. «Per la precisione è al 3,07%, aveva sottolineato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti durante un question time al Senato. Il titolare del Mef confida nel «miracolo», ma soprattutto nella possibilità che gli sforzi fatti per mettere a posto i conti possano essere ripagati. «Speriamo bene, noi ce l’abbiamo messa tutta per tenere in equilibrio i conti pubblici», ha detto il viceministro all’Economia, Maurizio Leo.

Eurostat ha precisato che, per scendere sotto il 3% del Pil, secondo le regole di arrotondamento, il deficit deve essere inferiore al 2,95%. Dalla Commissione europea è trapelato tuttavia che potrebbe bastare anche un 2,99%, poiché la valutazione non si limiterà al dato arrotondato e terrà conto anche di altri fattori, tra cui le prospettive future.

In Cdm il Documento di finanza pubblica con le stime sulla crescita


Stamattina, alle 12, dovrebbe poi tenersi il Consiglio dei ministri chiamato ad approvare le nuove stime macro e di finanza pubblica del Dfp, il Documento di finanza pubblica. Previsioni che sul fronte della crescita sconterebbero le nuove incertezze globali per gli effetti negativi sull’economia dovuti alla guerra in Medio Oriente. Già la Banca d’Italia e il Fondo monetario internazionale hanno tagliato il Pil di quest’anno a +0,5% entrambi – a +0,4% l’Ocse -, il dato del Mef dovrebbe essere in linea.

La partita delle nomine in stand by

Si allungano invece i tempi per la chiusura del dossier nomine: sul tavolo non c’è solo il caso Di Foggia, la presidente di Terna che in vista di un trasloco all’Eni, sempre con il ruolo di presidente, non intendeva rinunciare ai 7,3 milioni di buonuscita. «Penso che la Di Foggia debba scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buonuscita di Terna, in caso contrario valuteremo le nostre alternative», ha detto ieri la premier Giorgia Meloni, parlando con i cronisti al Salone internazionale del mobile di Milano. In serata è arrivata, via nota di di Terna, la rinuncia della manager all’indennità di fine rapporto.

Il nodo Consob

Sul tavolo c’è anche il nodo Consob, che causa di tensioni e malumori nella maggioranza, e che si incrocia anche con il risiko dei sottosegretari: occorre coprire le caselle rimaste vuote, alcune anche in seguito alla sconfitta del sì al referendum. Meloni potrebbe affrontare la questione nel corso della riunione del Consiglio dei ministri odierna. La Lega vorrebbe assegnare la poltrona dell’Autority a Federico Freni, che lascerebbe quindi l’incarico di viceministro al Mef. Ma Forza Italia ha posto il veto. «Io continuo a ritenere da mesi che Freni sia il profilo migliori, altri hanno idee diverse ma non ho capito cosa propongano», ha detto il vicepremier e leader del Carroccio, Matteo Salvini. «Non ne stiamo discutendo, ha glissato la premier mettendo «per ora» in stand by il dossier.

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