21 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

21 Apr, 2026

Energia, il costo della guerra: fino a 21 miliardi per le imprese italiane

Hormuz

Lo shock energetico legato alla guerra può costare fino a 21 miliardi alle imprese italiane, mettendo a rischio crescita e competitività: Confindustria presenta il bollettino dei danni. Il Mef al lavoro sul Documento di finanza pubblica


Sui colloqui tra Stati Uniti e Iran si gioca la tenuta del sistema economico globale. La posta è altissima, come lo è l’incertezza che lo tiene sotto scacco. Se si arrivasse davvero a un accordo, le nubi cupe che avvolgono lo scenario potrebbero via via schiarirsi, ma per diradarsi ci vorrà tempo. Le conseguenze del blocco dello Stretto di Hormuz, da cui transita ogni anno un quinto dell’offerta mondiale di petrolio (20%), ha impresso “ferite” profonde all’economia, e a quello italiana in particolare, più esposta rispetto a quella degli altri Paesi per via della sua dipendenza energetica.

La crisi pesa sulla crescita italiana

Nella Congiuntura Flash di aprile, Confindustria dà già conto dei danni. I tempi resteranno duri, comunque vada il confronto tra i guerreggianti, e a darne misura è la preoccupazione e la cautela con cui il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, e i tecnici del Mef guardano al quadro economico e alle possibili evoluzioni, scenari su cui andranno “calate” le previsioni sulla crescita, e di conseguenza sul deficit e sul debito, scritte nel Documento di finanza pubblica (Dfp) che dovrebbe approdare sul tavolo del Consiglio dei ministri mercoledì.

Nello stesso giorno in cui è atteso, alle 11, il verdetto di Eurostat sui conti pubblici 2025, con le stime consolidate sul rapporto deficit/Pil e debito/Pil (sarà pubblicato contemporaneamente sui siti degli istituti di statistica italiano ed europeo, ndr), che potrebbe o meno confermare la stima dell’Istat che colloca l’asticella dell’indebitamento netto al 3,1%, ipotesi su cui scommettono i più e che archivierebbe l’uscita anticipata – già in questa primavera – dalla procedura d’infrazione Ue.

Il verdetto di Eurostat sul deficit

Una partita decisiva per il governo a corto di risorse per fronteggiare le ricadute della crisi in Medio Oriente, le spese per la difesa e sostenere gli interventi dell’ultima legge di bilancio della legislatura, la manovra con cui si presenterà agli elettori.
Un verdetto cruciale, quindi che ne fa un tema “caldo”: ieri il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, ha smentito le indiscrezioni de il Giornale, secondo cui avrebbe fatto pressioni per smussare l’intransigenza dei tecnici dell’istituto alle prese con i conteggi.

Le stime sul Pil del ministero dell’Economia

Intanto la crisi, tra prezzi del petrolio e del gas tornati a correre, un carrello della spesa senza freni – ha fiaccato una ripresa già debolissima. Dopo l’exploit del post Covid, da primato europeo, la crescita italiana è tornata allo zero virgola: sia l’Ocse sia l’Fmi hanno rivisto al ribasso le loro previsioni sulla Penisola relative al 2026: allo 0,4% la prima, allo 0,5% la seconda, numeri che la relegano in entrambi i casi in coda alle rispettive classifiche. Non che gli altri Paesi siano sfuggiti alla scure, ma il punto di partenza era comunque migliore. Così, tra le principali economie, secondo l’istituto di Washington, la Germania dovrebbe segnare +0,8%, +0,9% la Francia, +2,1% la Spagna.

Per l’Italia, il quadro attuale suggerirebbe anche al Mef di mettere nero su bianco nel piano programmatico una crescita allo 0,5%, o poco più, in linea con quelle dei principali previsori. Giorgetti continua a ripetere di credere nei miracoli, ma è ben consapevole che questo è uno scenario di per sé ottimistico, dal momento che non ha nascosto il timore che il prolungarsi della guerra in Iran e la crisi energetica possano portare sull’Italia lo spettro della recessione. E il Dfp metterà nero su bianco anche questa ipotesi “critica”.

L’allarme di Viale dell’Astronomia

Intanto, avverte Confindustria, il quadro è “peggiorato”: gli economisti di Viale dell’Astronomia segnalano che “l’impatto dello shock energetico si legge già in molti dati sull’economia italiana: cade la fiducia delle famiglie anticipando una frenata dei consumi; risalgono i tassi sovrani; si abbassano le attese sull’industria che stava provando a risalire; frenano anche i servizi”.
Famiglie e imprese stanno già facendo i conti con i rincari in bolletta e ai distributori di carburante. In particolare, il Centro Studi di Confindustria ha stimato l’impatto della crisi energetica sui costi delle attività produttive: se la guerra in Iran finisse a giugno (con un petrolio a 110 dollari in media annua), “le imprese manifatturiere italiane si ritroverebbero a pagare altri 7 miliardi di euro l’anno in più in bolletta rispetto al 2025; l’incidenza dei costi energetici risulterebbe superiore di 1 punto percentuale, salendo dal 4,9% nel 2025 al 5,9% nel 2026”.

Se invece il conflitto dovesse protrarsi per tutto il 2026, con un petrolio a 140 dollari in media annua, “le imprese pagherebbero 21 miliardi in più e l’incidenza salirebbe di 2,7 punti percentuali (dal 4,9% al 7,6%). In questo caso, si arriverebbe intorno ai livelli critici già sperimentati nel 2022 (8,3%), non sostenibili per le nostre imprese”. Aziende che “vedrebbero erosa la loro competitività sia in Europa che a livello internazionale, considerato anche che i prezzi di petrolio e gas sono più bassi per le imprese localizzate in altre aree del mondo, in particolare nel continente americano”.

Salvini ancora contro la Ue

Il bollettino dell’associazione ha motivato un nuovo attacco del vicepremier Matteo Salvini alla Ue: «Chi governa Bruxelles in questo momento o è un marziano o è in malafede», ha affermato, tornando a chiedere la sospensione del Patto di stabilità. «O Bruxelles permette al governo di usare i soldi degli italiani per aiutare gli italiani – ha aggiunto – o si blocca il Paese, quindi faremo da soli».

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