Il leader di Confindustria chiede alla Ue di ripensare lo stop al gas russo dell’Europa per salvare le imprese italiane. Il Fondo monetario boccia il taglio sulle accise: «È imprudente»
La tregua in Libano e la conseguente riapertura dello Stretto di Hormuz annunciata da Teheran potrebbero portare una schiarita nel cupo scenario di un’economia sull’orlo della recessione. Ma, come ha osservato da Washington, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, «questo non significa che la situazione sia risolta».
Fmi critica l’Italia. Giorgetti: «Scelte politiche»
La crisi energetica innescata dallo shock petrolifero sta mettendo a dura prova il tessuto produttivo e le famiglie, cui i governi, quelli nazionali e quello europeo, provano a dare risposte mettendo in campo interventi per fronteggiare l’emergenza. Risposte che a volte non superano l’esame dei tecnici, quale il taglio delle accise disposto dall’esecutivo italiano, citato dal capo del Dipartimento del Fondo monetario internazionale, Alfred Kammer, tra le misure «imprudenti». Giudizio, ha considerato il titolare del Mef, che «nella prospettiva tecnica può avere un senso, ma chi fa politica è chiamato a fare anche altri tipi di valutazione, e – ha chiosato – credo che i poveri ministri delle finanze non siano molto invidiati in questo momento».
Confindustria all’attacco di Bruxelles
Sicuramente non sono esenti da critiche le misure previste nel piano “Accelerate Eu” – che la Commissione europea porterà sul tavolo del summit Ue che si terrà a Cipro il 22 aprile – considerate insufficienti. L’Italia, e non solo, chiede la sospensione generalizzata del Patto di stabilità per consentire ai governi più spazio di manovra. Mentre si rinsalda il fronte di chi guarda al gas russo come soluzione necessaria.
Dopo l’ad di Eni, Claudio Descalzi, anche il leader di Confindustria, Emanuele Orsini, ha suggerito un cambio di linea. «Prima dello scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina il costo dell’energia era a 28 euro al megawattora, oggi siamo a 160 euro. Credo che su questo sarà necessario fare una riflessione. Oggi noi abbiamo bisogno di fare tutto ciò che è possibile per salvaguardare la nostra impresa, perché in questo momento è veramente fuori dalla competizione globale», ha detto durante il convegno sull’economia del mare, a Genova. E a chi chiedeva un commento sulla possibilità di riaprire al gas russo, ha risposto: «Credo che bisogna fare dei ragionamenti, bisogna avere una visione complessiva del discorso».
«È logico – ha argomentato – che se il conflitto continua diventa un problema, cominciamo ad avere problemi di reperire prodotti sugli scaffali in Sicilia e con i voli aerei – ieri l’allarme dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie), secondo cui l’Europa potrebbe avere a disposizione carburante per aerei per sole sei settimane, smentito da Bruxelles – Così fare impresa è veramente complicato», ha rimarcato, sferrando poi un duro colpo alle istituzioni di Bruxelles. «Mi meraviglio che l’Europa non stia vedendo questa cosa e non abbia pronte misure, che si stia parlando ancora di aiuti di Stato e non di debito pubblico. Ancora oggi il cambio euro-dollaro vale 1.16, questa miopia mi spaventa, forse – ha sostenuto – dobbiamo cambiare chi ci sta governando in Europa».
Dallo smart working ai voucher: il piano Ue anti-crisi
Il piano europeo è ancora una bozza (16 pagine), ma è già terreno di scontro. Propone un mix di interventi mirati e disciplina quotidiana, non vincolante. Tra le indicazioni pratiche, ad esempio, si raccomanda almeno un giorno di smart working obbligatorio a settimana e invita e alla chiusura degli edifici pubblici quando possibile. Sul fronte dei trasporti, si suggerisce la promozione di abbonamenti agevolati ai mezzi pubblici ad opera degli enti locali, di ridurre temporaneamente i limiti di velocità, organizzare giornate senza auto e incentivare mobilità elettrica, ciclismo e micromobilità.
Le autorità pubbliche, si sostiene, possono dare l’esempio regolando temperatura e illuminazione negli edifici e negli spazi pubblici. La Commissione propone anche voucher energetici mirati per le fasce più vulnerabili e, in via temporanea, l’introduzione di prezzi regolati. Tra le altre misure, anche schemi di leasing agevolato per favorire la diffusione di tecnologie efficienti – dalle pompe di calore ai pannelli fotovoltaici – e incentivi fiscali per sostituire elettrodomestici obsoleti e apparecchi a gas. Per le imprese, l’esecutivo europeo suggerisce incentivi per rinnovare i sistemi produttivi più energivori, a partire dai motori elettrici inefficienti o basati su combustibili fossili.
Salvini: «La Ue dice di lavarci meno… non sono normali»
Per quanto riguarda le risorse, i Ventisette potranno usare i fondi di coesione e del Pnrr, oltre ai fondi nazionali grazie a un allentamento delle norme sugli aiuti di Stato. Una soluzione, quest’ultima che il vicepremier Matteo Salvini aveva già liquidato come «un pannicello caldo». E che ieri è tornato a criticare: se le soluzioni «per superare il caro-bollette sono spegnete il riscaldamento, lavorate di meno, viaggiate di meno e lavate di meno, ditemi se sono normali a Bruxelles…», ha affermato il vicepremier, rilanciando la richiesta – sostenuta anche da Confindustria – di sospendere il Patto di stabilità.


















