Peter Magyar vince in Ungheria con affluenza record e apre una nuova fase: “Con l’Europa”. Si chiude l’era Orban
Una folla in festa, che si accalca, riempie ogni spazio fino quasi a fermare la città. Sul Danubio rimbalzano le urla dei sostenitori di Peter Magyar: soffia “il vento della primavera”. Poi arrivano i dati, e non lasciano più spazio ai dubbi. Magyar ha superato il maestro Viktor Orban. Sono venuti tutti oggi a votare per spezzare la sua lunga stagione di potere: quasi l’80% degli elettori, oltre il dato già alto del 2022 e persino sopra il 1990, le prime elezioni libere dopo la caduta del Muro.
“Un risultato chiaro e doloroso”, ammette Orban verso le otto di sera a spoglio neanche concluso. E promette di “continuare a servire il Paese dalle file dell’opposizione”. Gliel’avevano chiesto se avrebbe parlato in caso di sconfitta, e lui aveva risposto, “certo, è una questione di educazione, un dovere”.
“Orban si è congratulato per la nostra vittoria”, dice Magyar su X. Su Facebook, ringrazia tutti di essere stato eletto, mondo compreso. Su Instagram, un lungo messaggio: Grazie a tutti gli ungheresi in casa e in tutto il mondo! “È un grande onore che ci abbia autorizzato con il più alto numero di voti di sempre a formare un governo e a lavorare per un’Ungheria libera, europea, funzionale e umana nei prossimi quattro anni. Il governo TISZA sarà il governo di ogni ungherese. Seduto alla cattedra di Lajos Batthyány, in qualità di Primo Ministro, lavorerò ogni giorno e ogni ora del giorno per la sicurezza e lo sviluppo del nostro paese, nonché per il benessere del popolo ungherese. Che Dio mi aiuti!
— Magyar Péter (Ne féljetek) (@magyarpeterMP) April 12, 2026
Il giorno del voto e la mobilitazione record
La giornata elettorale a Budapest si apre presto con le file che iniziano a formarsi prima ancora che i seggi entrino a regime. In tutto il Paese il voto prende subito il ritmo di una mobilitazione fuori scala: code ordinate davanti alle scuole, ingressi rallentati, volontari a distribuire indicazioni.
Nel XII distretto, sulle colline di Buda, Orban si presenta a votare nella scuola elementare di Zugliget insieme alla moglie Aniko Levai. Mantiene il registro delle ultime settimane: sicurezza, controllo, nessuna crepa visibile. “Sono qui per vincere”, dice, aggiungendo: “La decisione del popolo deve essere rispettata”.
Alla domanda più delicata, se avrebbe riconosciuto la sconfitta, risponde senza esitazioni: “Congratularmi? Lo faccio sempre, ci sono regole civili”. Poi torna sul dato chiave: l’affluenza. “Più persone votano, meglio è”.



La sfida di Magyar e il progetto di svolta
A poche centinaia di metri, nello stesso distretto, Magyar continua la sua sfida. “Vinceremo”, ripete per tutta la giornata. L’unico dubbio, dice, è se con una maggioranza semplice o assoluta.
La sua campagna si è chiusa come era iniziata: con la promessa di ricucire i rapporti con l’Europa, sbloccare i fondi e rompere con il sistema costruito negli anni da Orban. “Dobbiamo rafforzare la posizione dell’Ungheria nell’Ue e nella Nato”, insiste, indicando anche misure anticorruzione immediate e una nuova Costituzione da riscrivere con referendum.
Il sistema elettorale e la battaglia sui numeri
Dei 199 seggi in Parlamento, 106 si decidono nei collegi uninominali, spesso nelle aree rurali, dove bastano 50-60mila voti per eleggere un deputato, contro i 90-100mila delle città.
Un dettaglio tutt’altro che tecnico: negli anni è diventato un moltiplicatore per il partito di governo, capace di valere fino a cinque punti percentuali. È su questo squilibrio che l’opposizione ha costruito la strategia: non basta vincere, bisogna stravincere.
Accuse, tensioni e il verdetto finale
Dal fronte governativo si parla di pressioni e tentativi di compravendita legati a Tisza, evocando interferenze di Bruxelles e Kiev. Dall’altra parte arrivano accuse speculari: elettori inseriti a loro insaputa nelle liste delle minoranze, presunti buoni spesa in cambio del voto, controlli eccessivi ai seggi.
A fare chiarezza saranno gli osservatori dell’Osce. Ma a fine serata il dato politico è chiaro: l’Ungheria ha scelto Magyar. E, con lui, ha rialzato lo sguardo verso l’Europa, ventitré anni dopo l’ingresso nell’Unione.


















