Conversioni cattolicesimo Usa in aumento: dallo shock del Covid alla crisi del protestantesimo, Faggioli, storico del cristianesimo e autore di ‘Da Dio a Trump‘ spiega perché sempre più americani scelgono Roma
A picco fino al 2020, poi l’improvvisa risalita. È la curva delle conversioni al cattolicesimo negli Stati Uniti dal 2000 in avanti. E se per spiegare il fenomeno di riavvicinamento alla chiesa di Roma non si può non richiamare l’elezione del primo pontefice a stelle e strisce, è vero che questo elemento, da solo, non basta, visto che l’incremento nel numero di persone che abbracciano la fede cattolica viene riscontrato da subito dopo il Covid, cioè da ben prima che Prevost salisse al soglio di Pietro. Sono le singole diocesi americane a testimoniare la nuova ondata di “adesioni”, con un boom di ingressi in chiesa registrati in occasione di questa Pasqua.
Quello della ripresa del cattolicesimo americano è un fenomeno eterogeneo e variegato, che, per essere compreso, richiede un occhio esperto, come quello di Massimo Faggioli, professore al Trinity College di Dublino, storico del cristianesimo e autore di Da Dio a Trump. Crisi cattolica e politica americana (Scholé).
Professore, quali sono i fattori dirimenti di questo fenomeno?
«Anzitutto va ricordato che in America c’è una lunga tradizione di conversioni da una chiesa all’altra. È un elemento che fa parte del paesaggio religioso americano. In secondo luogo, negli ultimi quarant’anni abbiamo assistito a un fenomeno di conversioni al cattolicesimo di alto profilo: politici, giornalisti, intellettuali, giudici. È un fenomeno che comincia negli anni ’80 ed è uno degli effetti del pontificato di Giovanni Paolo II, poi ereditato da Benedetto XVI. Affonda le sue radici nell’idea del cattolicesimo come rifugio per i conservatori che non si sentono più a casa nella chiesa protestante. Oggi J.D. Vance è uno di questi».
Quella cattolica viene interpretata dagli americani come una tradizione più solida delle altre?
«Sì, basti pensare che oggi c’è un grande dibattito sulla messa in latino, come veniva celebrata prima del Vaticano II. Molti si convertono anche per queste ragioni, perché il cattolicesimo garantisce un forte attaccamento alla tradizione».
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Che legame c’è tra la conversione al cattolicesimo e l’ideologia politica?
«Tra i personaggi famosi, i convertiti sono per lo più coloro che sposano un’ideologia politica di destra. In realtà, però, quello della conversione al cattolicesimo è un fenomeno dentro cui c’è un po’ di tutto: c’è chi vi riconosce una teologia più solida rispetto a quella di appartenenza, c’è chi si converte per motivi familiari e infine c’è anche qualcuno per cui la conversione è semplicemente parte di una fase della vita. Un modo molto americano di intendere la vita: oggi mi converto al cattolicesimo, poi fra cinque o dieci anni mi iscrivo in palestra».
Questa è una fase di grande tensione nei rapporti tra la Casa Bianca e il Vaticano. Pare che in un incontro di gennaio con il nunzio apostolico al Pentagono sia stata addirittura evocata la cattività avignonese…
«È da quando è entrato in politica che Trump ha instaurato un certo tipo di rapporto con il Vaticano. Ricordo quando il ministro degli esteri del primo governo Trump, Mike Pompeo, attaccò su una rivista americana la politica vaticana verso la Cina. Era il 2018-19. Oggi, il secondo governo Trump è ancora più scatenato. C’è una contrapposizione nei fatti: non perché il Vaticano sia diventato antiamericano – anzi, lo è molto meno questo Papa di quanto non lo fosse Francesco – ma per la posizione degli Usa rispetto al resto del mondo».
L’uso politico della fede da parte di questa amministrazione ha favorito o disincentivato il riavvicinamento alla Chiesa?
«Negli Usa le altre chiese sono tutte molto caratterizzate ideologicamente: gli evangelici bianchi sono di destra; i luterani e gli episcopali sono di sinistra ecc. Nel cattolicesimo c’è invece di tutto, con diversificazioni ideologiche che dipendono dall’area geografica, dal fatto che siano in aree urbane o rurali. Quindi tra i convertiti ci saranno sicuramente i trumpiani, ma ci sono anche coloro che vedono nel cattolicesimo l’alternativa a Elon Musk, Peter Thiel e alla tecnocrazia in generale. Poi va ricordato un altro aspetto».
Prego.
«L’aumento di conversioni al cattolicesimo deve essere letto in relazione alla grave crisi del protestantesimo americano. Molti nuovi cattolici vengono dalle chiese protestanti, un mondo che oggi è molto frammentato e impoverito. Il cattolicesimo è l’unica grande chiesa che parla a tutti, mentre le altre chiese sono molto legate ad alcune specifiche identità etniche e culturali».
Sono state registrate anche conversioni dall’ebraismo al cattolicesimo.
«C’è senz’altro una spaccatura e un dibattito interno all’ebraismo americano su cosa significa essere ebrei oggi, visto quello che succede in Israele, che è parte integrante non solo della vita politica americana ma anche di quella religiosa».
Trump aveva nei cattolici una solida base elettorale. Ora i suoi consensi sono in crisi. Quali sono i punti su cui cattolicesimo e cultura Maga si incontrano?
«I punti di contatto erano molto forti durante la campagna elettorale del 2016 e lo sono stati in parte in quella del 2024. Oggi sono meno evidenti. Allora riguardavano soprattutto la contrarietà all’aborto, la contrapposizione alla cultura woke e all’ideologia gender. Questi sono anche i motivi per cui molti vescovi cattolici erano contenti della rielezione di Trump. Adesso, però, è diventato sempre più evidente che il trumpismo – inteso sia come movimento Maga che come amministrazione trumpiana – ha uno scarsissimo interesse per le questioni che stavano e stanno a cuore ai cattolici, a cominciare dall’aborto. C’è uno scisma all’interno di quella base elettorale. All’inizio il Maga era un modo per ridefinire la destra religiosa e per includere i cattolici. Oggi invece ha preso una strada completamente diversa ed è in mano ai tecnocrati come Musk e Thiel».
E il cattolico JD Vance?
«Temo che possa essere usato come capro espiatorio nel caso in cui qualcosa andasse male. Ha appena scritto un libro di memorie della sua conversione che fa parte del suo tentativo di accreditarsi come successore di Trump, ma personalmente vedo molto instabile la sua posizione».


















