Sanremo arriva alla finale tra meccanismi confusi, favorite incerte, bassi ascolti e una notte destinata a finire alle due
Coraggio, il peggio è alle spalle: a quattro serate di Sanremo siamo sopravvissuti, resta l’ultima. Che purtroppo è la finale, che avrà durata ed esito imprevisti. Anche per la delirante formulazione. Prima, tutte le 30 canzoni in gara. Poi di nuovo le 5 in testa alla classifica (senza conoscere l’ordine esatto).
Aggiungiamoci le solite manfrine tra sponsor, collegamenti insensati, o sensatissimi tipo coi Pooh premiati per i 60 anni di carriera, e i superospiti Andrea Bocelli e Bianca Balti, la modella che l’anno scorso esibì con coraggio e orgoglio la zucca pelata dopo le chemioterapie, e che stasera torna con i capelli e nuove prospettive di vita. Le 2 di notte sono assicurate, specie mancando stasera il Dopofestival. Però buttiamo il cuore oltre l’ostacolo e da lunedì l’Italia tornerà a occuparsi di cose serie. O forse, finalmente, comincerà. E se iniziasse, a quel punto Sanremo avrebbe il senso che merita: darci una settimana di svago.
Favoriti e scommesse
L’esito è imprevisto perché il livellamento non verso l’alto del livello medio delle canzoni fa sì che le favorite siano parecchie, per di più col voto di stasera affidato in parti uguali a giornalisti, radio e televoto. Anche per questo delle agenzie di scommesse si è esposta solo la Sisal: favoriti (a 2,75) Fedez e Masini, a 3 Sal Da Vinci, a 4 Serena Brancale. Segue, a 9, Arisa, poi tutti gli altri. Consiglio: puntare 2 euro per vincerne 1000 su Patty Pravo o Elettra Lamborghini, date a 500. Un consiglio a quest’ultima: se riesce ad arrivare in fondo a una classifica di un festival mediocre come questo, per dimenticare si tuffi in un festino bilaterale, qualunque cosa significhi, visto che la cantante non ha spiegato il senso di questa espressione. Che comunque resterà una delle poche cose che ricorderemo di questo Festival.
Il nodo degli ascolti
Un’altra tra le cose che ricorderemo sono i bassi ascolti. Non catastrofici, ci si è sempre mossi ben sopra la metà dell’audience, ma certi tempi sono mai lontani. Spiegarlo con la mediocrità delle canzoni ha un senso solo pensando a cose veramente trash degli scorsi decenni, che facevano il botto di ascolti. Le vere ragioni sono probabilmente due, e sono tendenze storiche che vanno ben oltre il Festival. Primo, il continuo calo degli spettatori della tv, che preferiscono ormai ben altro, che sia Internet o semplicemente vivere.
Secondo, come ha fatto notare Claudio Fasulo, vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time Rai, la crisi che ha investito le piattaforme streaming, probabilmente solo la classica esplosione della bolla: la top 200 di Spotify in quest’ultimo anno ha perso il 26% a livello mondiale. Può Sanremo restare indenne? No, ma questo rende ancor più delicata la scelta del direttore artistico che dovrà succedere a Carlo Conti.
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La qualità e la serata delle cover
Torniamo al discorso della qualità. Una delle poche cose oltre la sufficienza – anzi tendente assai al bello – della formula ormai decisa da anni è la serata del venerdì, quella delle cover. Perché i cantanti hanno la possibilità di scegliere qualunque brano in qualunque lingua. Insomma, capiscono, o possono far capire, che nella musica c’è stato e c’è ben altro che le canzonette di Sanremo. Peccato che per la stessa ragione le canzonette di Sanremo facciano generalmente una pessima figura.
Capolavori ascoltati e memoria
Pensiamo solo alla serata che abbiamo appena visto. Elenco arbitrario dei capolavori che abbiamo ascoltato: “E la vita la vita”, “The lady is a tramp”, “Quello che le donne non dicono”, “Mi sono innamorato di te”, “Parole parole”, “Andamento lento”, “Domani è un altro giorno”, “Hit the road Jack”, “Besame mucho”.
Duetti tra bellezza, curiosità e grande boh
Statisticamente i duetti si dividono in tre categorie: quelli con criteri comprensibili e musicalmente logici, quindi spesso bellissimi, quelli fatti per suscitare curiosità (cioè post e cliccate sui social) con accoppiate spesso surreali e quelli che Jovanotti definirebbe “il grande boh”. Categorie confermate ieri.
Nella categoria “Il grande boh”: Fulminacci che fa Mina con Francesca Fagnani (quella lì) che fa Alberto Lupo in “Parole parole”, Chiello che ha dovuto rimediare all’ultimo il pianista Saverio Cigarini dopo essere stato bidonato da Morgan (complimenti per essersi fidato) per “Mi sono innamorato di te”, Le bambole di pezza con Cristina D’Avena in “Occhi di gatto”. Nella categoria accoppiate surreali, Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma in “Quello che le donne non dicono” e Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci in “Baila Morena”. Due le cose che meriterebbero invece di essere tramandate. Fedez e Masini che per “Meravigliosa creatura” hanno chiamato Stjepan Hauser, croato che reinterpreta con uno strumento classico come il violoncello tutto il canzoniere pop-rock. E la scelta di J-Ax di cantare “E la vita la vita” con Cochi Ponzoni, Ale e Franz, Paolo Jannacci e Paolo Rossi, un richiamo al miglior cabaret italiano di sempre, quello del Derby di Milano. Invece le esibizioni di ieri resteranno momenti che andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. Per fortuna rivedibili su YouTube o RaiPlay.
Millennial e altra comicità possibile
Perdipiù, sull’onda del caso Pucci, sarebbe interessante chiedere a un po’ di millennial che effetto gli possa aver fatto un’immersione in quel tipo di umorismo. Chissà che per qualcuno non sia stata una rivelazione che un’altra comicità è possibile.
Il talento di Pantani
A proposito di comici, aggiungiamo una cosa sulla serata di giovedì. Dopo tre minuti che Ubaldo Pantani imitava Lapo Elkann (per non dire di tutte le altre cose che ha sfoderato in seguito) c’è stato un moto irrefrenabile: quello di andare a Sanremo, battergli una pacca sulla spalla e dirgli “Coraggio, purtroppo sei nato negli anni Settanta e non nei Trenta, altrimenti saresti diventato più popolare – più bravo lo sei già – di Alighiero Noschese”. E comunque in un Paese non folle come questo uno così allo show del sabato sera su Raiuno sarebbe già arrivato da tempo.
I consigli per la notte finale
I consigli di visione per stasera sono tre. “The wolf of Wall Street” di Scorsese con Leonardo Di Caprio, su Raitre. Su Retequattro, “I dieci comandamenti”, classicone di Cecil B.Mille con Charlton Heston. Infine rassegnarsi: calze, mutande, vestaglione di flanella, tavolinetto davanti al televisore, frittatona di cipolle, familiare di birra ghiacciata, Festival, e che scenda l’oblio. Ci si sveglierà quasi all’alba, forse ancora in tempo per conoscere il vincitore, o per pensare di aver fatto solo un brutto sogno.




















