Nei sorteggi europei rispuntano i derby, in particolare il “derby d’Europa” Roma-Bologna
Una città inglese che non ha l’overtourism di Londra né l’overfootball di Manchester o Liverpool, è però divenuta una parola più linguisticamente trasversale di tutte le altre: è la città di Derby che, quanto a globalizzazione geosportiva, se la batte, forse, con un’altra città britannica, Rugby. Quest’ultima ha dato il nome a uno sport e forse perfino a una filosofia sportiva. Derby, invece, ha “battezzato” ogni grande evento, pure al di fuori dello sport, partendo, forse, secondo una teoria, da uno scontro con palla al piede fra i cittadini “derbiani” che nel Settecento giocavano a trascinare la palla stessa da una sacrestia all’altra, tra la chiesa d’Ognissanti e quella di San Pietro in una festa folk sul tipo della guerra delle arance di Ivrea, o, più probabilmente, da una corsa di cavalli che un Conte di Derby organizzò alla fine di quel secolo.
Il Conte ne aveva inventata una l’anno prima per celebrare il suo matrimonio e l’aveva dedicata alle femmine equine chiamandola “The Oaks”, le querce, piante delle quali era un bosco nella piana di Epsom, dove organizzò la gara, senza bisogno di “wedding planners”. Però la sposina prese presto il volo (con lo stalliere?) e il Conte, per vendetta, sottolineò il tradimento e l’addio dedicando l’evento ai maschi (ai cavalli, s’intende: fluidità dell’ippica).
La corsa di cavalli
Cominciarono i londinesi a chiamare “Derby” (con la minuscola, la maiuscola è per sempre dedicata a quella corsa di cavalli che tutto il mondo imita ed ogni Paese ha il suo) ogni evento che accendesse l’interesse popolare, che all’inizio non si misurava in punti di audience e di share come si fa oggi. La “parolina” (così la definiva anche un Carosello di un succo di frutta) varcò la Manica e divenne l’indicatore sì di una classica per purosangue, che in Italia si chiamava Derby Reale e poi, quando fu la pulizia linguistica del fascismo, Gran Premio del Re con una aggiunta di breve durata quando il re diventò imperatore. Divenne anche il modo più facile per indicare le “stracittadine”, Juve-Toro, Milan-Inter, Roma-Lazio, Genoa-Samp nel calcio che poi divennero anche regionali e via localizzando. O allargandosi.
Ora, è uno dei risultati del sorteggio appena fatto per le Coppe, avremo di nuovo il “derby d’Europa” che è quello che agli ottavi di Europa League ha decretato l’urna non ammaestrata: sarà Bologna-Roma. Il che non è una buona notizia per il calcio d’Italia, o forse sì. Il no è legato alla considerazione che dal punto di vista del famigerato ranking e della famosa eventuale quinta squadra per la Champions che verrà non avremo due squadre con le quali poter sognare, il sì è che, sicuramente avremo una squadra nei quarti delle Coppe, perché una di loro due dovrà pur passare il turno.
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L’incognita Dea
Il che, secondo l’algoritmo e i tarocchi, potrebbe risultare assai più difficile per l’Atalanta, la quale dall’urna Champions è stata “accoppiata” al Bayern Monaco. Ma andiamoci piano con l’astrologia, giacché si ricorderà come si fregavano le mani in casa Inter quando il biglietto estratto fu quello dove era stampato Bodo Glimt, e sappiamo, invece, come è andata a finire. Tanto che, dicono, per scoprire il segreto norvegese a Como hanno programmato una riunione tecnica con i nutrizionisti della squadra rivelazione: che vengano abbandonati coregoni e agoni, alborelle e trote lacustri, il meglio della fauna ittica del lago manzoniano, per dirottare sui salmoni? Fabregas ne sa una più del diavolo… specie se il diavolo veste rossonero.
Salmone contro bacalao
Va detto che l’urna è stata benevola con il Bodo Glimt (lo sarebbe stata anche per l’Inter?) destinando ai “salmonari” i portoghesi dello Sporting Lisbona, salmone contro “bacalao” mentre è stata velenosa con i “migliori” programmando Manchester City-Real Madrid e Paris Saint Germain-Chelsea. Sempre procedendo a fantasia, alla Juve sarebbe toccato il Liverpool che affronterà il Galatasaray. Scendendo di Coppa, alla Fiorentina in Conference sono capitati altri polacchi dopo quelli dello Jagellonia freschi eliminati. Ora saranno i giocatori del Rakow di Czestochowa, la città della Madonna Nera tanto cara a Giovanni Paolo II.
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Erba ed erbaccia
Così Roma avrà un altro derby da mettere in scena, oltre a quello abitudinario tra giallorossi e biancocelesti. Un risarcimento sportivo d’alto rango dopo che ha perso il Derby con la maiuscola, quello dei purosangue che si correva a Capannelle, l’ippodromo della Capitale, fin dal 1884 con interruzioni determinate solo da “piccoli incidenti di percorso” quali le due guerre mondiali, quando la gara fu dirottata su Milano.
Lo sarà anche quest’anno. La gestione è scaduta (da anni, ormai), il Campidoglio che è proprietario dell’impianto non ha saputo organizzare un iter legale che portasse al “salvataggio” del sito. Là dove c’era l’erba adesso c’è l’erbaccia. Hanno preso tempo fino a settembre. E intanto l’orchestra suona come sul Titanic, e letteralmente: il programma del rock estivo è confermato, quello ippico no. Non si uccidono così anche i “cavallari”?


















