26 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

26 Feb, 2026

Minacce a Iran, promesse su Ucraina: la forza senza strategia di Trump

Teheran

Il discorso sullo Stato dell’Unione di Donald Trump mostra un presidente a cui manca una strategia per affrontare le questioni dell’Iran e dell’Ucraina, le due crisi affrontate più per ragioni interne che per seguire un piano geopolitico concreto


«Il regime iraniano e i suoi assassini non hanno diffuso altro che terrorismo, morte e odio». Donald Trump non ci è andato tanto leggero durante il suo atteso discorso sullo Stato dell’Unione sul Medio Oriente.

Molti si aspettavano spiegazioni sulla mobilitazione delle forze americane a ridosso dell’Iran, una strategia chiara e razionale e il possibile rischio di conflitto. Il presidente ha però ripetuto i soliti punti fermi: stop al nucleare iraniano, trattative obbligatorie o attacco, mentre oggi sono in programma incontri a Ginevra tra delegazioni statunitensi e iraniane.

Ma, come già successo nei giorni scorsi, Trump al Congresso ha insistito sugli stessi cardini: l’Iran non avrà il nucleare e chi non collaborerà sarà colpito duramente. «Vogliono fare un accordo, ma non abbiamo sentito quelle parole segrete: ‘Non avremo mai un’arma nucleare’», ha sottolineato. In mancanza di concessioni incondizionate, l’unica azione possibile, secondo il presidente, è l’attacco, riducendo così lo spazio per un compromesso negoziale.

Ucraina, promesse vaghe e continuità della guerra

Sull’altro fronte di crisi, Trump ha ricordato gli sforzi contro la Russia: «Stiamo lavorando duramente per porre fine alla nona guerra, alle uccisioni e ai massacri tra Russia e Ucraina». Ribadendo affermazioni contestate sulla fine di altre guerre, ha promesso pace e impegno a chiudere il conflitto. Ma, secondo l’analisi, la sua posizione rimane vaga e non offre basi solide in vista degli incontri previsti oggi a Ginevra con delegazioni ucraine.

Il discorso rivela l’assenza, almeno per ora, di una linea strategica coerente e gerarchizzata. L’amministrazione americana sembra più concentrata sulla percezione interna che su obiettivi geopolitici concreti. In Iran e Ucraina, la Casa Bianca agisce più per dimostrare attività e forza sullo scenario globale che per consolidare la posizione strategica degli Stati Uniti.

Prove di forza e logica militare discutibile

In Iran, la mobilitazione militare, costosa sia in fondi che in capacità operative, appare più come una prova di forza simbolica che come un’azione calcolata. Colpire un Iran indebolito, incapace di nuocere a Israele nel breve termine, è poco logico considerando sfide più rilevanti nel Pacifico.

Anche in Ucraina la mancanza di lucidità è evidente. Gli Stati Uniti, pur avendo investito per contrastare Mosca, sembrano disposti a lasciare spazio di manovra a Vladimir Putin, vanificando sforzi passati per contenere le forze russe. L’approccio appare dettato più da logiche interne che da una pianificazione strategica di medio termine.

La “Dottrina Trump” e i suoi rischi

La mancanza di struttura strategica può essere vista come un tentativo di replicare la vecchia “dottrina Trump”: assertività imprevedibile per tenere sulle spine gli attori globali. Ma oggi questa strategia rischia effetti opposti. L’imprevedibilità logora la credibilità americana e rafforza il principale avversario, la Cina, che trova maggiori spazi di manovra nel contesto internazionale.

LEGGI Trump show, Stato dell’Unione da 1 ora e 47 minuti: dazi, Iran e attacco ai dem

Il discorso di Trump dimostra plasticamente l’assenza di chiarezza nella linea strategica dell’America. Un’America guidata da un’amministrazione sempre più disposta a sacrificare possibili vantaggi di medio termine per brevi ed effimere vittorie sul breve periodo.

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