Il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus lancia un appello alla cooperazione dal Congo, epicentro del focolaio di Ebola
L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo può essere fermata soltanto con la collaborazione delle comunità locali. È l’appello lanciato dal direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante una visita nella provincia orientale dell’Ituri, epicentro dell’attuale focolaio. Il richiamo arriva mentre crescono le tensioni tra autorità sanitarie e popolazione locale, in un contesto aggravato dagli scontri armati nella regione. L’OMS insiste sulla necessità di una risposta condivisa per contenere il virus e limitare il numero delle vittime, mentre l’allerta si estende anche oltre i confini nazionali con casi sospetti segnalati in Uganda e sotto osservazione in Brasile.
Parlando all’inaugurazione di un centro di cura a Bunia, Ghebreyesus ha sottolineato che il contenimento del virus è «responsabilità di tutti» e ha invitato i cittadini a collaborare con il personale sanitario. L’appello arriva in un clima di tensione crescente: diversi residenti contestano infatti le rigide procedure adottate per la gestione delle vittime, ritenute incompatibili con le tradizioni funerarie locali. Le proteste sono sfociate anche in almeno tre attacchi contro strutture sanitarie.
Il ceppo Bundibugyo e le possibilità di cura
L’epidemia è causata dal ceppo Bundibugyo del virus Ebola, per il quale al momento non esiste un vaccino approvato. Tuttavia, secondo l’OMS, la malattia può essere curata con successo se diagnosticata precocemente. «Chi si presenta tempestivamente nelle strutture sanitarie può ricevere assistenza e guarire», ha spiegato Ghebreyesus. Finora cinque pazienti sono guariti e altri quattro erano pronti per essere dimessi.
Secondo i dati dell’OMS, nella Repubblica Democratica del Congo sono stati registrati 906 casi sospetti e 223 decessi sospetti. L’emergenza ha oltrepassato i confini nazionali: in Uganda le autorità hanno confermato nove contagi e una vittima.
Gli scontri armati ostacolano la risposta sanitaria
A complicare ulteriormente la risposta sanitaria sono gli scontri tra gruppi armati rivali nell’Ituri, una regione ricca di risorse minerarie. Il direttore dell’OMS ha chiesto un cessate il fuoco, affermando che nessuna causa politica o militare giustifica il rischio di condannare persone innocenti a morire per una malattia prevenibile.
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L’allerta si è estesa anche al Brasile. Le autorità sanitarie stanno monitorando due casi sospetti: un uomo di 37 anni proveniente dalla RDC, ricoverato nello Stato di San Paolo con febbre compatibile con i criteri di sospetto Ebola, e un cittadino proveniente dall’Uganda sotto osservazione nello Stato di Rio de Janeiro dopo aver manifestato sintomi virali come tosse, brividi e diarrea. Le autorità hanno attivato i protocolli di sicurezza previsti per evitare eventuali contagi.



























