La sommossa al Don Bosco di Pisa, ripresa dai cellulari dei detenuti, e il caso delle intercettazioni dei colloqui tra avvocati e assistiti a Perugia. L’Ucpi denuncia un «sovraffollamento drammatico», Antigone condizioni «terrificanti e disumane»
La rivolta nel carcere di Pisa ripresa dai cellulari dei detenuti su Tik Tok, finita con 4 arresti. L’allarme garanzie con il caso delle intercettazioni dei colloqui tra avvocati e assistiti nel penitenziario di Capanne a Perugia.
E il caos che regna sovrano, tra sovraffollamento e sommosse, nelle celle da Nord a Sud. Una fotografia impietosa e costellata di ombre oscure quella che racconta come ormai la situazione dietro le sbarre sia divenuta invivibile.
Pisa è la punta dell’iceberg. I disordini si sono verificati nella serata del 30 settembre, quando, secondo le prime informazioni, alcuni reclusi avrebbero scoperto nelle celle alcune ‘cimici’ collocate a fini investigativi.
La protesta partita da una live su TikTok
La protesta sarebbe partita da una live su TikTok. Un recluso, di origini albanesi, si è collegato dall’interno e ha chiesto aiuto all’esterno. In diretta, avrebbe denunciato il modo in cui gli apparecchi spia sono stati piazzati. Un video che ha reso pubblica, in tempo reale, una scoperta che di solito resta chiusa tra mura e verbali.
Non è un dettaglio secondario inoltre che in carcere detenere un telefono sia un illecito. Per questo l’uso dei telefoni, collegati a internet, è ora uno degli aspetti sui quali dovranno essere svolti accertamenti.
La sezione interessata dalla protesta è stata pesantemente danneggiata. Gli arredi sono stati fatti a pezzi, alcuni vetri sono stati rotti e diverse mattonelle sono state divelte. Dopo una lunga fase di confronto, la polizia penitenziaria ha riportato la situazione alla calma e ha ripreso il controllo dei locali.
Un fatto che ha innescato una nuova polemica politica, incentrata soprattutto sul sovraffollamento alle stelle nelle carceri.
«Sono condotte che non vanno giustificate in alcun modo, sono penalmente rilevanti quindi devono essere accertate e vanno punite – afferma il segretario dell’Unione delle Camere penali italiane Rinaldo Romanelli – ma la considerazione di carattere generale è che il carcere è in una condizione di sovraffollamento drammatico e nel frattempo nessuno propone dei rimedi».
Il caso delle intercettazioni a Perugia
Proprio in queste ore i penalisti hanno chiesto al ministro della Giustizia Carlo Nordio di intervenire «con urgenza» su un’altra vicenda collegata al caos carceri. Quella delle intercettazioni dei colloqui tra avvocati e assistiti nel penitenziario di Perugia. Perché c’è il «rischio» che, prima dell’udienza del 19 ottobre prossimo, la «distruzione delle registrazioni possa compromettere gli accertamenti sull’estensione delle captazioni e sulle responsabilità».
È stato chiesto inoltre al pg della Cassazione di avviare «urgenti accertamenti», sollecitando l’acquisizione di «tutti gli atti relativi alle autorizzazioni, alle modalità di esecuzione e ai controlli sulle intercettazioni, al fine di verificare eventuali responsabilità disciplinari».
Romanelli ricorda che l’Ucpi ha deliberato un’astensione, dal 23 al 29 settembre scorsi, sia sul caso delle intercettazioni al Capanne a Perugia sia per le «condizioni inaccettabili e intollerabili delle carceri».
«Condizioni terrificanti e disumane»
Ma tornando ai fatti di Pisa, le reazioni sono state molteplici: da Fabrizio Benzoni, vicecapogruppo di Azione alla Camera che ha chiesto un’informativa al ministro Nordio, al vicepresidente del Consiglio regionale Diego Petrucci (FdI), che ha puntato l’attenzione sul fatto che il Don Bosco è uno degli istituti toscani che vede una delle «più alte percentuali di detenuti stranieri, quasi il 60%», e che la strada da seguire è anche «quella di accelerare le espulsioni degli immigrati che delinquono».
Ed infine Enrico Vincenzini, presidente dell’Osservatorio Antigone Toscana, che fa notare come «al di là della miccia che ha fatto scattare la rivolta le condizioni strutturali e igienico-sanitarie del carcere Don Bosco sono terrificanti e disumane.
Le rivolte – spiega – non nascono da un singolo episodio ma dalla somma di fattori di disagio e problemi».































