Secondo la Dda di Roma, gli agenti avrebbero favorito trafficanti, ritardato sequestri di droga e sottratto denaro durante le operazioni. Al centro dell’inchiesta anche un finto sequestro di 25 chili di cocaina e un carico da 50 chili lasciato passare
Associazione per delinquere, peculato, falso, concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di droga, concorso in cessione di sostanze stupefacenti, accesso abusivo ai sistemi informatici in uso alle forze dell’ordine. Sono le accuse, contestate a vario titolo, dalla Dda di Roma ai cinque poliziotti arrestati ieri dal Sisco dello Sco e dalla Squadra Mobile di Roma.
Gli indagati sono Mauro Matalone, Sergio Forcina, Antonio Pucci, Francesco Aversano e Alessandro Fortunato, tutti in servizio al commissariato di Anzio-Nettuno. Per loro, il giudice per le indagini preliminari ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere.
Gravissima la ricostruzione agli atti di un’inchiesta destinata ad allargarsi. Secondo quanto emerso, i cinque poliziotti sottraevano i soldi sequestrati durante le operazioni contro i pusher e, cosa ancor più grave, avrebbero ritardato il sequestro di grosse partite di droga e arrestato gli spacciatori rivali dei loro protetti, spesso dei confidenti, ai quali consentivano di spacciare anche mentre erano agli arresti domiciliari, pur di ricavare altre informazioni utili ai loro scopi.
Che, secondo quanto sostiene la Dda capitolina, non erano scopi investigativi di natura lecita, ma interessi economici e personali che ora sono alla base nel quadro investigativo che, da ieri, li tiene chiusi in carcere.
I contatti con il cartello italo-albanese
Le indagini sono durate circa due anni. Gli episodi contestati risalgono infatti al periodo che va dal 2024 al 2025. Le condotte ritenute illecite dei cinque poliziotti sono venute alla luce durante una complessa indagine della polizia su un cartello criminale italo albanese, dedito al traffico di sostanze stupefacenti.
Durante le intercettazioni a carico dei trafficanti in questione, sono emersi contatti quotidiani tra alcuni dei poliziotti finiti ieri agli arresti e i trafficanti indagati. Dalle conversazioni sarebbe emerso che gli agenti ne agevolavano i traffici.
Il finto sequestro di 25 chili di cocaina
Il cortocircuito è emerso analizzando alcune operazioni sospette di “consegna controllata” e di ritardato sequestro di droga. Gli agenti avrebbero concordato con i trafficanti il finto sequestro di 25 chili di cocaina, lasciando però “passare” un secondo carico da 50 chili.
L’incidente che fa saltare il sistema
E durante questa operazione, accadde l’imprevisto: un corriere albanese incaricato del trasporto morì in un incidente d’auto nel corso di un inseguimento. I riscontri investigativi successivi alla tragedia hanno smascherato gli agenti.
È venuto fuori che i cinque poliziotti usavano le fonti confidenziali come paravento per coprire i loro reati. Inoltre, i controlli informatici interni hanno confermato che gli indagati effettuavano continui accessi abusivi alle banche dati della pubblica amministrazione per raccogliere informazioni riservate da sfruttare o rivendere.
I verbali falsificati e i soldi spariti
La prova regina in mano alla Procura di Roma è la falsificazione dei verbali d’arresto e della documentazione di servizio. Gli inquirenti hanno accertato che gli agenti alteravano i documenti ufficiali per nascondere il denaro contante che, pare sistematicamente, rubavano agli spacciatori durante le perquisizioni e i controlli.
L’indagine, conclusasi l’8 settembre 2026, ha portato alla richiesta d’arresto accolta dal gip di Roma. Nei prossimi giorni, i cinque indagati potranno difendersi dalle pesanti accuse che la Dda sostiene contro di loro fornendo una loro versione dei fatti. Non è escluso che altri soggetti possano essere coinvolti nella vicenda.































