Anche i legali smentiscono l’aggressione a Lavitola: «Lo abbiamo sentito, sta bene e non presenta segni di percosse»
Nessuna aggressione a Valter Lavitola sarebbe stata registrata nel carcere di Rebibbia. È quanto emerge da fonti del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che non avrebbero trovato documentazione interna relativa a episodi di violenza contro il detenuto.
La presunta aggressione, era stata riferita durante l’interrogatorio di Pellegrino D’Avino, indicato tra i presunti esecutori dell’attentato a Sigfrido Ranucci. D’Avino avrebbe raccontato, sulla base di un “de relato”, di essere venuto a conoscenza dell’episodio attraverso altri reclusi. E che Lavitola sarebbe stato successivamente portato in infermeria.
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Lavitola – secondo le notizie diffuse nella mattinata del 2 settembre – sarebbe stato aggredito ieri a Rebibbia.
«Abbiamo sentito il dottor Lavitola il quale riferisce di stare bene e di non presentare segni di percosse. Stiamo rivolgendo alla Procura della Repubblica una richiesta per ottenere contezza dell’esistenza e del contenuto della nota della polizia penitenziaria presso il carcere di Rebibbia relativa alla presunta aggressione subita».
«L’attuale detenzione di Lavitola in un reparto di alta sicurezza ove sono ristretti soggetti accusati o condannati per reati di mafia rende evidente che lo stesso è esposto ai medesimi pericoli per la propria incolumità che avrebbero causato la presunta aggressione. Pertanto, l’unico modo di accertare la verità è quello di affidarsi a quanto verificato dai pubblici ufficiali in servizio presso il carcere di Rebibbia», avevano spiegato in una nota gli avvocati Sergio ed Arturo Cola, difensori di Lavitola.































