3 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Set, 2026

Ranucci, Report e il potere mascherato da contropotere

Il caso Ranucci e le vicende di Report dimostrano come, al giorno d’oggi, il vero potere non sia quello della politica ma di chi si presenta come fustigatore dei costumi dei governanti e quindi come contropotere


Nel 2020 fu pubblicato da Feltrinelli un fortunato pamphlet anonimo: “Io sono il Potere. Confessioni di un capo di gabinetto”. Era un libro-inchiesta sugli uomini forti del Palazzo. Un pugno di persone, provenienti soprattutto dalle alte magistrature pubbliche, capaci di attraversare indenni governi e ministeri di ogni colore. Già sei anni fa, quindi, era chiaro a tutti che il potere non era più nella politica o nell’esecutivo, e neppure nel legislativo propriamente detto, ma nella cerchia dei super-funzionari che gli danno spessore tecnico e solidità.

Il contropotere

Sei anni dopo, possiamo dire la stessa cosa? Dopo il caso Ranucci probabilmente no. La vicenda regina dell’estate ’26 racconta una nuova storia, che aggiorna la classifica del 2020: il vero potere, oggi, è quello che si presenta come Contropotere. È il metodo del dossier dei servizi o della fonte anche inquinata che si fa inchiesta.

Il metodo Report

È annunciare che un ministro in carica è in Uruguay per losche trame, in combutta con il presidente della Repubblica, e poi negare in diretta che la notizia fosse verificata. È la saga dell’amico che ti vuole premier, ti mette una bomba sotto casa e poi viene da te definito prima “un fratello” e poi paragonato a Totò Riina. È attaccare con violenza i tuoi inviati Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, solo perché sono stati nominati alla conduzione al posto tuo. Ed è soprattutto l’autoproclamarsi prima Falcone e Moro, poi il re assoluto della libertà di stampa: l’articolo 21 della Costituzione fatta persona. Sigfrido non è più solo il bravo e spregiudicato giornalista che sembrava a noi ingenui. È colui al quale è concesso tutto perché è lui stesso il Giornalismo. Io sono il Potere, appunto. Anzi: io sono lo Strapotere.

I pericoli per la democrazia

Oggi la questione di Report, e persino quella della bomba, diventano di secondo piano. Le domande sono altre. Cosa resta della democrazia se chi denuncia gli abusi del potere diventa a sua volta un potere non sorvegliato? Se diventa esso stesso un potere che abusa? E se è collegato a doppia mandata ad ambienti dei servizi, della magistratura, della stampa e della politica che ne proteggono lo strapotere?

La Rai nell’angolo

Il giornalismo d’inchiesta è sacro proprio perché controlla i santuari intoccabili. Ma quando un programma pubblico finisce per coincidere con un conduttore, il suo telefono, le sue fonti, le sue amicizie, i suoi rancori, i suoi fedelissimi e i suoi nemici, il tema non è più solo la censura. È l’aver concentrato in sé stesso ogni ruolo. Io sono l’Italia, sono lo Stato, sono la gente. E sono anche la Rai, un’azienda pubblica diretta dalla politica che non può neppure cambiare dopo 9 anni un conduttore su cui si sono addensate alcune ombre. Neanche se gli offre altre prestigiose cariche, fra cui la conduzione di RaiNews. La potentissima Rai può solo timidamente ricordare che Presutti collabora con Report dal 2017 e che Piervincenzi ha lunga esperienza di reportage e inchieste, compresa l’aggressione subita a Ostia nel 2017 durante un servizio sui rapporti tra CasaPound e clan Spada.

Un santo laico per la sinistra

In questo clima surreale, per la sinistra italiana Sigfrido ha perso ogni dimensione corporea. È ormai il santo laico dell’inchiesta, il simbolo etereo della verità che resiste al bieco governo liberticida. Una sinistra di derivazione comunista o gruppettara, che un tempo si riconosceva in Enrico Berlinguer o in Che Guevara, oggi pare felice di rafforzare il narcisismo del dipendente pubblico che si sente il profeta del Bene e insieme l’Ulisse tormentato di Nolan. Una sinistra che fu istituzionale e rivoluzionaria coltiva senza remore un nuovo culto della personalità e dell’impunità. Dopo di me il diluvio, la frase simbolo dell’ancien regime, oggi ci viene spacciata per progressismo.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA