Sabotaggi, cyberattacchi e operazioni ibride: Berlino è diventata uno dei principali bersagli di Mosca. Ma la partita del Cremlino è politica: far crescere il costo del sostegno all’Ucraina, alimentare le divisioni interne e sfruttare l’ascesa dell’AfD per incrinare il fronte europeo
Sabotaggi, cyberattacchi, tentativi di attacchi mirati e continue dichiarazioni di fuoco. Da Mosca, negli ultimi mesi, sono arrivate dozzine di offensive, dirette nel caso di quelle diplomatiche. Indirette nel caso delle operazioni più sensibili, all’indirizzo di Berlino.
Decine di azioni ostili con vari livelli di pericolosità, volte a destabilizzare, danneggiare e gettare nel caos il Paese. Tutte svolte con la disinvoltura ormai tipica di un Cremlino che con sempre meno remore si pone in posizione di scontro con molte Nazioni europee.
Ma tra le tante capitali del Vecchio Continente nessuna ha visto il numero e l’ampiezza di gesti ostili da parte dei russi che ha visto Berlino. Del resto, nessun altro Paese del continente ha offerto a Mosca un bersaglio tanto pagante quanto il vecchio rivale mitteleuropeo.
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La Germania è il bersaglio perfetto
La Germania, infatti, non è solo il perno d’Europa e dell’Unione – oltre che una delle Nazioni che più ha abbracciato il progetto di riarmo continentale – ma è anche una delle potenze europee più suscettibili alle offensive indirette di Mosca. Il Paese vede crescere al proprio interno una delle forze più filorusse del continente, Alternative für Deutschland.
Un partito che rischia, nel brevissimo termine, di vedere consolidata la sua crescita nei consensi in tutti gli Stati dell’Est del Paese, non a caso quelli appartenenti all’ex Repubblica Democratica e per questo storicamente più legati alla Russia.
La scommessa sull’AfD
A stretto giro si voterà in tal senso in Sassonia-Anhalt, dove l’AfD viaggia in testa nei sondaggi. E dove, visto lo sbarramento in queste elezioni, il partito rischia di riuscire a governare per la prima volta un Land in solitaria. Una svolta storica, politicamente rilevantissima, che avrebbe però significati geopolitici che vanno ben oltre i confini dello Stato in questione. Un governo monocolore dell’AfD in Sassonia-Anhalt sarebbe, in fin dei conti, il primo vero colpo alla tenuta del fronte europeista nel Paese.
Il primo tassello, forse, di un cambiamento profondo che rischia di scuotere l’Unione partendo proprio dallo Stato membro che più di tutti si è battuto per il progetto europeo. E tutto questo, va a diretto vantaggio di Mosca e del Cremlino.
In fin dei conti, in pochi s’illudono che con un AfD in crescita la posizione stoicamente anti-russa del Paese possa restare tale molto a lungo. Specialmente se, come si comincia a paventare, l’ascesa locale del partito dovesse tradursi nel prossimo futuro in un approdo in più rilevanti lidi, come potrebbe essere il governo federale.
Vecchi sentimenti filorussi
Del resto, i sondaggi mostrano che il partito di estrema destra che forse più di tutti incarna in Europa vecchi sentimenti filorussi non fa che crescere sull’onda lunga del malcontento tedesco verso le tradizionali forze politiche rappresentate da CDU ed SPD. E su questa scommessa, probabilmente, punta il Cremlino.
Per Mosca, ben avvezza a giocare il complesso gioco della destabilizzazione politica, si tratta infatti di un modo economico e indolore per scardinare quel fronte europeo, e in parte atlantico, che da anni le mette i bastoni fra le ruote nell’Est.
Quel gruppo di Nazioni, capitanate dalla Germania con al fianco Francia e Gran Bretagna, che continuano a sostenere Kiev nella sua lotta nei cieli d’Ucraina. E nelle trincee del Donbass.
Far pagare a Berlino il sostegno all’Ucraina
Per danneggiare uno dei perni di questo fronte, Mosca sceglie di tentare di aumentare i costi politici, per l’establishment tedesco, relativi al sostegno all’Ucraina. Così da indurre Berlino a ripensare il proprio posizionamento. Sabotaggi, attacchi cyber e piccoli ordigni possono tutti servire, in questo quadro, a far percepire i costi reali del sostegno all’Ucraina alla popolazione tedesca.
A rendere evidente che quanto fatto dai loro leader sul piano internazionale si riflette sulla vita di tutti i giorni di milioni di abitanti del Paese e che non è relegato a qualche distante fronte di guerra.
Tutto questo per applicare maggiori pressioni sulla Cancelleria e la leadership di Berlino e, magari, creare condizioni politiche più favorevoli all’ascesa di forze meno ostili al Cremlino. C
ome l’AfD che più volte ha criticato le sanzioni alla Russia, il supporto all’Ucraina e l’attivismo contro Mosca sfruttando proprio i presunti costi che queste azioni comportano per la popolazione.
A Mosca non serve che l’AfD vinca
Si tratta di una strategia aggressiva e potenzialmente molto vantaggiosa per la Russia. E questo perché, in fin dei conti, a Mosca non serve nemmeno una vittoria dell’AfD alle elezioni nazionali per poter ottenere il proprio scopo. Al Cremlino basta che forze politiche come Alternative crescano e si dimostrino pericolose. Incendiando il dibattito pubblico e creando divisioni in seno a Paesi chiave del continente.
Divisioni che, nell’Unione, si riverberano anche a livello comunitario amplificando la propria portata e massimizzando i guadagni per i russi. Il cui scopo è e resta quello di frammentare il fronte filoucraino in Europa e limitare il supporto delle cancellerie alleate a Kiev. Colpire la Germania, dunque, sperando d’innescare un effetto domino dalla portata continentale, magari sfruttando altre forze euroscettiche in giro per l’Unione.
Il vero obiettivo è spezzare il fronte europeo
E proprio qui si trova il vero pericolo della strategia russa. Non nella capacità di Mosca di piegare dall’oggi al domani la politica tedesca, né nella possibilità che un singolo partito conquisti il governo federale, ma nella capacità di erodere lentamente la compattezza del fronte europeo.
Perché se Berlino cominciasse a percepire il sostegno a Kiev come un costo politico e sociale eccessivo, il contraccolpo non rimarrebbe confinato entro i suoi confini. Si propagherebbe inevitabilmente nell’Unione, indebolendo uno dei principali sostenitori dell’Ucraina e offrendo alle altre forze euroscettiche e filorusse del continente un precedente da sfruttare.
È questa, in fin dei conti, la scommessa del Cremlino, Non conquistare l’Europa, ma renderla progressivamente incapace di agire come un blocco. E se la pressione su Berlino dovesse riuscire a trasformare una questione di politica estera in una frattura della politica interna tedesca, Mosca avrebbe già ottenuto qualcosa di molto più importante di un sabotaggio riuscito. Avrebbe dimostrato che il fronte europeo può essere colpito dall’interno.






























