17 Ott, 2026

Zelensky a Bruxelles, l’Europa conferma il sostegno a Kiev

Al Consiglio europeo i Ventisette ribadiscono a Zelensky il sostegno a Kiev e confermano la linea dura dell’Europa sulle sanzioni contro Mosca. Zelensky chiede intercettori Patriot, alternative a Starlink e nuovi finanziamenti per affrontare i costi del conflitto. Restano le divergenze sull’entità degli aiuti e sulle modalità per finanziarli.


Dopo giorni di pesanti attacchi nei suoi confronti, quasi fosse sua la colpa della guerra in Ucraina, il presidente Volodymyr Zelensky si è trovato ieri circondato, finalmente, da quelli che ha definito «veri leader». Così ha ringraziato i membri del Consiglio europeo riuniti a Bruxelles, che lo hanno accolto con un lungo applauso. Una stoccata, forse, all’indirizzo di qualche altro leader che, in questi giorni, non si è meritato lo stesso appellativo.

L’Europa ribadisce il sostegno all’Ucraina

L’accoglienza riservata a Zelensky mostra plasticamente quanto sia distante la posizione europea da quella americana sulla questione del conflitto in Ucraina. Tramite le parole del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, i Ventisette hanno infatti voluto precisare fin da subito che «il sostegno dell’Unione europea all’Ucraina rimane più forte che mai». Un sostegno che si traduce, per esempio, nella volontà di non allentare le sanzioni contro la Russia, che, stando alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen non verranno revocate finché Mosca «non smetterà di combattere».

Anzi, la presidente sfrutta il momento proprio per confermare il 22esimo pacchetto annunciato giorni fa. Anche la questione dei beni russi congelati rimane centrale. Il loro eventuale utilizzo e la loro restituzione, a detta dell’Alta Rappresentate Kaja Kallas, restano infatti legate alla conclusione effettiva delle ostilità e al pagamento da parte russa delle dovute riparazioni di guerra.

La posizione espressa dall’Europa, dunque, è di fermezza. L’Ue rimane determinata a sostenere Kiev nel conflitto, anche di fronte alla crescente insofferenza manifestata da Washington nei confronti della leadership ucraina. Ma il sostegno politico, da solo, non basta. Per avere un impatto concreto sul fronte serve uno sforzo materiale considerevole, tanto sul piano militare quanto su quello economico. E su entrambi i fronti le richieste avanzate da Zelensky sono state numerose.

Ucraina, la richiesta di missili Patriot per la difesa aerea

In primo luogo, sul piano militare, ciò di cui l’Ucraina ha bisogno in questo momento sarebbero secondo il presidente intercettori e capacità satellitari. Nel primo caso, Zelensky ha richiamato ieri l’attenzione sulla necessità di disporre di missili per i sistemi Patriot, fondamentali per rafforzare la difesa aerea del Paese in vista dell’inverno. Stando a quanto riportato dalla CNN, infatti, le scorte ucraine di munizioni per la difesa aerea sarebbero praticamente esaurite, rendendo le difese del Paese più vulnerabili agli attacchi russi contro città e infrastrutture.

Se gli alleati vogliono davvero sostenere Kiev nel periodo più difficile dell’anno, sostiene Zelensky, servono dunque rifornimenti adeguati e tempestivi. E se il sostegno americano dovesse ridursi ulteriormente, gli europei sarebbero chiamati a colmare almeno in parte il vuoto, pur dovendo fare i conti con disponibilità limitate.

Anche sull’altra necessità impellente, quella delle comunicazioni satellitari, Kiev chiede aiuto alle capitali del Vecchio Continente e, in particolare, a Parigi. Al momento, ricorda Zelensky, «non esiste un sostituto completo per Starlink», il sistema di Elon Musk che ha avuto un ruolo fondamentale nello sforzo militare ucraino negli ultimi anni e la cui disponibilità per Kiev è diventata una questione strategica.

«Stiamo lavorando con vari Paesi, come la Francia, per garantire una capacità aggiuntiva», ha aggiunto il presidente. L’obiettivo è individuare alternative che permettano all’Ucraina di ridurre la propria dipendenza da un’infrastruttura privata sulla quale non ha il pieno controllo. Una sfida tutt’altro che semplice, considerato il ruolo che Starlink ha assunto nelle comunicazioni militari e le difficoltà legate alla sostituzione di un sistema già ampiamente integrato nelle operazioni sul campo.

Zelensky chiede 70 miliardi di euro per sostenere la guerra

Ma è soprattutto sul piano economico che l’aiuto europeo diventa centrale. «Il prossimo anno la guerra costerà 155 miliardi di euro (174,3 miliardi di dollari) e abbiamo bisogno di almeno altri 70 miliardi di euro da parte vostra per la difesa, per le armi e per la nostra resilienza», ha fatto sapere il presidente ucraino, chiedendo agli alleati ulteriori finanziamenti per sostenere il proprio Paese.

Si tratta di risorse necessarie a mantenere in funzione uno Stato sottoposto da anni a uno sforzo bellico enorme, tra spese militari, infrastrutture danneggiate e necessità di garantire la continuità dei servizi essenziali. Una guerra devastante che continua a consumare risorse umane ed economiche e che, almeno per il momento, non sembra avvicinarsi a una conclusione.

Proprio sul tema del denaro, tuttavia, qualcuno in Europa continua a storcere il naso. Del resto, è più facile discutere dell’entità dei finanziamenti a Kiev che mettere in discussione la necessità delle forniture militari, la cui importanza appare più difficilmente contestabile. Eppure, come si sa da millenni, le guerre si combattono tanto con le armi quanto con il denaro. E all’Ucraina, oggi, servono entrambe le cose.

Andrej Babiš e la questione dei prestiti all’Ucraina

Nonostante questo, il premier ceco Andrej Babiš ha voluto comunque sottolineare le proprie perplessità sulla questione dei finanziamenti, ribadendo che, sebbene «tutti noi vogliamo la pace», la prospettiva di destinare circa 100 miliardi di euro all’Ucraina rimane preoccupante. A suo giudizio, quelle risorse dovrebbero essere erogate sotto forma di prestiti e non rientrare nel quadro finanziario pluriennale dell’Unione.

Una posizione che mette in evidenza una delle questioni più delicate per il futuro del sostegno europeo a Kiev: non soltanto quanto denaro mettere a disposizione, ma anche attraverso quali strumenti finanziarlo e come distribuirne il peso tra gli Stati membri. Che in Europa esistano governi meno entusiasti di altri nel sostenere economicamente l’Ucraina, del resto, non è una novità.

Zelensky torna da Bruxelles con il sostegno europeo

Nel complesso, comunque, la giornata europea di Zelensky è andata secondo le aspettative. E questo rappresenta già un risultato politico importante per il presidente ucraino, che può tornare a casa con una rinnovata manifestazione di sostegno da parte degli alleati europei, in un momento in cui da Washington arrivano soprattutto critiche e tensioni, accompagnate da occasionali attacchi personali più o meno espliciti. Il successo di Bruxelles è anche un successo d’immagine: dimostra che le posizioni europee non coincidono necessariamente con quelle che sembrano prevalere al 1600 di Pennsylvania Avenue, Washington D.C.

Resta però da capire quanto questa compattezza politica riuscirà a tradursi in aiuti concreti e tempestivi. Perché, se le parole pronunciate a Bruxelles rappresentano un segnale importante per Kiev, la vera misura della solidarietà europea si vedrà nelle armi consegnate, nelle risorse stanziate e nella capacità di mantenere queste promesse nel tempo. Ed è proprio su questo terreno che si giocherà una parte decisiva del futuro del sostegno occidentale all’Ucraina.

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