17 Ott, 2026

Stati Uniti-Ucraina, Trump attacca ancora Zelensky

Con Trump che continua ad attaccare Zelensky e l’Ucraina, gli Stati Uniti prorogano parte delle deroghe alle sanzioni contro Lukoil mentre si intensificano le indiscrezioni sui rapporti tra Washington e Mosca e sul caso Starlink.


A pochi giorni dalla riuscita operazione chirurgica, Papa Leone XIV è già tornato a ricoprire in toto le sue funzioni di capo della Chiesa e della Città del Vaticano. Ieri il Santo Padre ha tenuto una conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin, come annunciato dalla sala stampa vaticana. «Nel corso della conversazione, il Santo Padre ha espresso viva preoccupazione per la grave situazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson», la cittadina sotto controllo russo che secondo gli ucraini e diversi media occidentali sarebbe auto-assediata dalle forze di Mosca «chiedendo una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari», nonché «l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile». Il Pontefice ha quindi «ribadito l’impegno della Santa Sede a favore del dialogo e della pace».

Nel resoconto offerto dal Cremlino, invece, durante la conversazione telefonica il presidente russo Vladimir Putin «ha sottolineato l’importanza della cooperazione russo-vaticana nella promozione di valori spirituali e morali unificanti e nella protezione dei cristiani e dei luoghi di culto cristiani in diverse regioni del mondo».

Trump attacca Zelensky: «Non vuole un accordo»

E mentre Volodymyr Zelensky si apprestava a iniziare la sua giornata al Consiglio Europeo, il Presidente americano Donald Trump è tornato ancora una volta a manifestare pubblicamente tutto il suo astio per il leader ucraino. Lo ha fatto in occasione di un’intervista concessa all’emittente via cavo Newsmax, in cui ha dichiarato che «Zelensky non è una persona con cui sia facile trattare». A detta del tycoon il Presidente ucraino proprio «non vuole raggiungere un accordo. Dice di volerlo, ma in realtà non è così». Per poi confermare ciò che già da tempo il mondo intero ha capito, ovvero che «no, non sono un grande fan di Zelensky».

L’annuncio del leader ucraino in merito alla ripresa degli attacchi alle raffinerie russe non è passato inosservato, con Trump che ha definito una «vergogna» la decisione, «ci sono molti altri possibili obiettivi», ha aggiunto. Quindi la consueta accusa di spingere in alto i prezzi del carburante (ignorando il ruolo avuto dalla sua sciagurata guerra in Medio Oriente): «Tutto ciò che fa» Zelensky «è far salire i prezzi mondiali del petrolio», ha puntualizzato; prima di concludere di ritenere «che sia più difficile lavorare con Zelensky che con Putin».

Mosca si allinea alle critiche di Trump a Zelensky

Tali parole hanno naturalmente trovato una sponda a Mosca, dove il portavoce del Presidente russo Dmitri Peskov ha fatto sapere nel suo briefing quotidiano con la stampa che la Russia condivide in toto la valutazione del presidente statunitense sul fatto «che Zelensky non voglia assumersi la responsabilità» e «procedere verso una soluzione pacifica è assolutamente evidente», «su questo punto concordiamo pienamente con il presidente Trump», ha concluso. Tuttavia, il portavoce del Cremlino è pienamente consapevole del fatto che non si possa discutere una soluzione del conflitto senza la partecipazione delle attuali autorità ucraine: «Per quanto lo si possa desiderare, è impossibile discutere qualsiasi cosa senza l’attuale leadership ucraina».

La nuova apertura americana a Mosca è stata per certi versi confermata anche dall’annuncio del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti in merito alla proroga fino ad aprile 2027 della sospensione parziale delle sanzioni per il colosso petrolifero russo Lukoil, riguardante le stazioni di servizio situate al di fuori della Russia. Con tale provvedimento, figlio soprattutto, se non esclusivamente, della crisi energetica dovuta alla guerra all’Iran, gli impianti a marchio Lukoil presenti nei vari Paesi del mondo potranno continuare a servire la clientela fino al 24 aprile del prossimo anno senza incorrere in sanzioni da parte del Tesoro americano.

Russia e Stati Uniti, allo studio nuove iniziative congiunte

Un’altra indicazione di questa rinnovata spinta alla cooperazione è arrivata da Kirill Dmitriev, capo del Fondo Sovrano russo, che ieri ha reso noto come «la Russia e gli Stati Uniti annunceranno presto nuove iniziative congiunte che vanno oltre l’accordo sul diesel recentemente siglato». In particolare, sarebbero allo studio progetti congiunti relativi a data center, comprese strutture che potrebbero utilizzare l’elettricità generata dalle centrali nucleari russe.

Emergono inoltre nuovi dettagli sul “caso Starlink”, dopo i rallentamenti al servizio di comunicazione satellitare di SpaceX. Secondo quanto appreso dal Wall Street Journal, i senatori statunitensi del Partito Repubblicano Roger Wicker e Kevin Kramer avevano proposto venerdì scorso al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di sospendere temporaneamente gli attacchi contro impianti energetici russi in cambio dell’ampliamento dell’area di copertura della rete satellitare Starlink di circa 300 chilometri in profondità nel territorio della Federazione Russa. Secondo il Wsj, Zelensky avrebbe accettato la proposta. Tuttavia, come ormai noto, l’amministrazione americana sembra aver optato un’altra strada, rallentando Starlink e rinnovando la sua apertura a Mosca.

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