Decine di delegati lasciano l’Assemblea generale durante il discorso del premier israeliano, che li attacca: «Codardi morali». Nelle strade di New York la protesta contro Netanyahu: tra le persone fermate dalla polizia anche Susan Sarandon
Benjamin Netanyahu prende la parola. L’aula dell’Assemblea generale dell’Onu che si svuota. Fuori dal Palazzo di Vetro le proteste contro il premier israeliano e i primi fermi, tra cui quello dell’attrice Susan Sarandon. È una giornata ad altissima tensione a New York, dentro e fuori le Nazioni Unite.

Molti delegati hanno lasciato la sala mentre Netanyahu saliva sul podio. Il premier israeliano ha cominciato proprio da loro:
«Se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato questa sala, fatelo subito».
Netanyahu è arrivato a New York nelle prime ore di giovedì per una visita insolitamente breve, mentre Israele affronta una crescente condanna internazionale per le operazioni militari nella Striscia di Gaza e per la situazione nella Cisgiordania occupata. Il premier dovrebbe lasciare la città poche ore dopo il discorso per rientrare in Israele in vista della festività ebraica di Sukkot.
Il discorso arriva a poche settimane da elezioni israeliane molto combattute. Secondo gli analisti, Netanyahu punta a sfruttare anche la tribuna dell’Onu per mostrarsi capace di difendere Israele sulla scena internazionale.
«Abbiamo combattuto come leoni»
Nel suo intervento Netanyahu è tornato all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Israele, ha detto, invece di crollare «si è rialzato e ha combattuto come un leone».
Poi l’Iran e il ringraziamento a Donald Trump. «Con i nostri grandi amici americani abbiamo distrutto l’esercito, la marina, l’aviazione e le strutture nucleari dell’Iran», ha affermato Netanyahu, ringraziando il presidente americano per la sua «leadership coraggiosa».
«Continueremo a difendere il nostro Stato. Continueremo a vincere perché non abbiamo altra scelta», ha aggiunto.
Il premier israeliano ha reagito attaccando direttamente chi se ne stava andando:
«Chi ha lasciato l’aula è un codardo morale, se ce ne sono altri se ne vadano subito». (al minuto 1:02:00)
ll viaggio newyorkese del premier israeliano, a poche settimane dalle elezioni in Israele, è molto più breve delle tradizionali trasferte per l’Assemblea generale, spesso utilizzate da Netanyahu per incontri con leader internazionali e con l’amministrazione americana. Questa volta non è previsto un incontro con Trump.
In agenda, secondo il suo ufficio, ci sono invece colloqui con i presidenti di Argentina, Bolivia, Paraguay, Panama ed Etiopia, con il vicepresidente della Colombia e con i primi ministri di Grecia, Slovenia e Papua Nuova Guinea.
Lo scontro con Mamdani
Quasi mezz’ora dopo l’inizio del discorso Netanyahu ha rivolto un duro attacco al sindaco di New York Zohran Mamdani, che nei giorni scorsi lo aveva definito un «criminale di guerra».
Netanyahu ha accusato Mamdani di diffondere «menzogne» sugli ebrei e lo ha definito «antisemita».
«Vergogna. Vergogna per aver distorto i fatti, vergogna per aver invertito vittima e aggressore, vergogna per aver sputato in faccia alla verità», ha detto.
Poi l’accusa di genocidio a Gaza:
«Accusi falsamente e ripetutamente Israele di genocidio. Hai cercato di impedirmi di venire qui. Hai cercato di mettermi a tacere. Ma non puoi mettere a tacere me. Non puoi mettere a tacere la verità». E quindi la tesi sostenuta dal premier israeliano: «Israele non ha commesso un genocidio. Israele ha impedito un genocidio».
Durante la campagna elettorale Mamdani aveva minacciato di far intervenire le autorità di New York sulla base del mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale nei confronti di Netanyahu qualora il premier fosse arrivato in città. Successivamente il sindaco aveva riconosciuto di non avere il potere di farlo arrestare, chiedendo però alle autorità federali americane di intervenire.
Israele sotto accusa all’Onu
Il discorso di Netanyahu arriva dopo una serie di interventi molto duri contro il governo israeliano.
Leader europei e mediorientali, tra cui quelli di Francia, Regno Unito, Giordania, Siria, Qatar e Turchia, hanno dedicato parte dei loro interventi all’Assemblea generale alla guerra a Gaza e alle politiche israeliane.
Il premier britannico Andy Burnham, pur definendo «assolutamente orribile» l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, ha sostenuto che la portata della risposta israeliana non sia stata giustificata. «Sono morte troppe persone, compresi tantissimi bambini. Sono entrati troppo pochi aiuti ed è andata avanti per troppo tempo», ha detto parlando di Gaza.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha invece attaccato Israele per quanto accade nella Cisgiordania occupata, denunciando «violazioni ogni giorno».
Netanyahu ha definito le parole di Macron su Hamas una «grottesca assurdità», ricordando l’uccisione domenica del cittadino francese e padre di sei figli Netanel Shukrun in un attentato che il premier israeliano ha attribuito a un terrorista di Hamas. Hamas ha elogiato l’attacco, senza tuttavia rivendicarne la responsabilità.
Anche il re di Giordania Abdullah II ha chiesto all’Onu misure contro Israele, indicando sanzioni, congelamento dei beni, embarghi e isolamento diplomatico.
La protesta fuori dall’Onu
La contestazione intanto si è spostata anche nelle strade intorno al Palazzo di Vetro. A circa due isolati a sud dal quartier generale delle Nazioni Unite si sono radunate circa 250 persone per una manifestazione organizzata da Jewish Voice for Peace contro la presenza di Netanyahu all’Onu.
Quasi due dozzine di persone sono state prese in custodia dalla polizia durante le proteste.
Tra loro anche Susan Sarandon. L’attrice manifestava insieme a Darializa Avila Chevalier, candidata democratica al Congresso vicina a Mamdani, e al consigliere comunale Chi Osséo. Anche loro sono stati fermati.
Dentro il Palazzo di Vetro, dunque, Netanyahu ha difeso la politica israeliana davanti a un’aula parzialmente svuotata dalla protesta dei delegati e ha attaccato direttamente i suoi critici. Fuori, la contestazione è arrivata fino ai fermi.
Due immagini della stessa giornata di tensione intorno alla presenza del premier israeliano alle Nazioni Unite.



































