Il presidente Usa rivendica la nuova politica di potenza degli Stati Uniti: celebra l’operazione in Venezuela, promette la caduta del governo cubano e mette Teheran davanti all’alternativa. Poi annuncia due basi in Groenlandia, parla di Super Intelligenza e a Putin dice: «Mettere fine alla guerra»
Ha detto di tutto. Su tutto. Davanti a tutti. Donald Trump davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha raccontato la sua idea di America. Tornata a esercitare apertamente la propria forza.
In piedi nella sua solita posizione, con le solite pose, il presidente Usa ha rivendicato le operazioni militari condotte dagli Stati Uniti, celebrato quella in Venezuela, promesso la caduta del governo cubano e messo l’Iran davanti all’alternativa: un accordo con Washington oppure l’«annientamento» della Repubblica islamica.
«L’America è tornata ed è più forte che mai», proclama dal Palazzo di Vetro. Poi il discorso diventa una lunga rivendicazione del potere americano e della sua presidenza.

All’Iran: «Accordo o anniento la Repubblica islamica»
È sull’Iran che Trump pronuncia le parole più dure. Il presidente rivendica la guerra lanciata dagli Stati Uniti e da Israele lo scorso febbraio e dichiara conclusa l’epoca in cui Teheran poteva comportarsi da «bullo del Medio Oriente».
Poi pone pubblicamente l’alternativa. «Ho una grande decisione da prendere», dice.
Da una parte un accordo che permetta all’Iran di ricostruire e diventare «un Paese molto più grande di quanto sia mai stato prima». Dall’altra, afferma Trump, la possibilità di «annientare la Repubblica islamica» rapidamente, senza darle più la possibilità di «uccidere e distruggere persone e Paesi».
Il presidente insiste ancora, chiedendosi se debba spingere l’Iran «all’inferno», senza possibilità di sopravvivere né speranze per il futuro.
Trump si dice tuttavia convinto che Teheran finirà per accettare un accordo dopo le elezioni americane di metà mandato. Dall’Iran arriva una risposta di segno opposto: i Pasdaran sostengono di aver respinto tentativi americani di stabilire un contatto.
Venezuela: «Al vincitore appartiene il bottino»
Trump rivendica anche l’operazione militare americana in Venezuela e usa una formula destinata a pesare: «Al vincitore appartiene il bottino».
Gli Stati Uniti hanno ampliato il loro accesso e il controllo sulle enormi riserve petrolifere venezuelane e il presidente presenta l’operazione come un’altra dimostrazione della nuova potenza americana.
La stessa logica attraversa il passaggio dedicato a Cuba. Trump definisce l’isola uno «Stato fallito» e promette che il suo governo cadrà, sostenendo che Washington non possa tollerare «un rifugio per avversari stranieri» a poca distanza dai propri confini. La delegazione cubana lascia l’aula.
L’attacco alla Corte penale internazionale
Nel mirino del presidente americano finisce anche la Corte penale internazionale, definita una «istituzione canaglia». L’amministrazione Trump ha imposto sanzioni al presidente della Corte.
Il presidente rivendica inoltre il merito di avere posto fine alla guerra a Gaza, mentre resta bloccato da mesi il piano che prevede il disarmo di Hamas e il ritiro delle forze israeliane e le condizioni umanitarie nella Striscia rimangono gravissime.
Dal clima all’IA, l’attacco al «globalismo»
Il discorso si allarga poi alle grandi questioni globali. Trump torna a definire il cambiamento climatico una «bufala» e annuncia che gli Stati Uniti respingeranno qualsiasi tentativo di costruire quello che definisce uno «schema globalista» per controllare l’intelligenza artificiale.
Sul palco dell’Onu, il presidente sostiene che gli Stati Uniti chiameranno la nuova tecnologia «superintelligenza» e promette che Washington non ne soffocherà lo sviluppo.

La Groenlandia e il messaggio a Putin
Trump annuncia anche una forte espansione della presenza militare americana in Groenlandia. Dopo l’accordo con Danimarca e Groenlandia, gli Stati Uniti intendono costruire due nuove basi sull’isola.
A Vladimir Putin riserva invece pochissime parole. Alla domanda su quale sia il suo messaggio al presidente russo risponde: «Mettere fine alla guerra».
Trump incontrerà a margine dell’Assemblea il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, insieme a una serie di leader internazionali.
Guterres: «Le fratture del mondo si stanno allargando»
Poco prima di Trump, Antonio Guterres aveva aperto la sua ultima Assemblea generale da segretario generale con un messaggio quasi speculare a quello del presidente americano: cooperazione internazionale invece della logica della forza.
«Le fratture nel nostro mondo si stanno allargando», ha avvertito Guterres, chiedendo ai leader di collaborare davanti alle crisi globali.
Sul Medio Oriente ha chiesto di utilizzare la settimana diplomatica di New York per favorire la de-escalation e il dialogo. Sulla Cisgiordania occupata ha evocato «lo spettro della pulizia etnica». E sull’Ucraina ha definito l’invasione russa una guerra contro un Paese sovrano «in palese violazione della Carta delle Nazioni Unite».





























