23 Set, 2026

Trump, bando a Cnn, Politico e Ms Now: «L’accesso alla Casa Bianca è un privilegio»

Bando alla stampa di Trump

Le tre testate hanno fatto causa dopo il ritiro degli accrediti. La Casa Bianca sostiene che abbiano violato gli standard di «professionalità e decoro». L’udienza d’urgenza davanti al giudice


«L’accesso alla Casa Bianca è un privilegio, non un diritto». L’amministrazione di Donald Trump difende così davanti a un tribunale federale la decisione di escludere CNN, MS NOW e Politico dalla Casa Bianca e sostiene che il provvedimento non violi il Primo Emendamento.

In una memoria depositata martedì sera, la Casa Bianca afferma che il presidente ha ritenuto le tre testate responsabili di aver violato gli standard di «professionalità e decoro» richiesti per l’accesso. Tra le contestazioni ci sono la diffusione, secondo l’amministrazione, di «falsità verificabili» su questioni di sicurezza nazionale e la pubblicazione di informazioni sensibili o classificate.

CNN, MS NOW e Politico hanno invece portato il caso davanti alla giustizia federale sostenendo che il bando costituisca una discriminazione basata sulla linea editoriale e una violazione dei diritti garantiti dal Primo Emendamento.

Il bando e il ricorso delle tre testate

Lo scontro è cominciato venerdì, quando Trump ha annunciato su Truth Social l’intenzione di vietare l’accesso alle tre organizzazioni giornalistiche, accusandole di pubblicare continuamente «finzioni e bugie».

Il giorno successivo i giornalisti di CNN, MS NOW e Politico sono stati fermati all’ingresso della Casa Bianca e i loro pass sono stati ritirati.

Lunedì le tre testate hanno presentato ricorso. Nella causa sostengono che la decisione del presidente discrimini apertamente sulla base delle posizioni editoriali e denunciano di non aver ricevuto alcun preavviso né la possibilità di contestare il provvedimento prima della sua applicazione.

La Casa Bianca replica che l’esclusione non rappresenta ancora una decisione definitiva e che le organizzazioni hanno tempo fino a venerdì per presentare le proprie contestazioni. Secondo l’amministrazione, quindi, alle testate sarebbe stata garantita una procedura sufficiente per difendersi anche dopo il ritiro degli accrediti.

La Casa Bianca rivendica il potere di escludere le testate

La linea dell’amministrazione va però oltre la formula secondo cui entrare alla Casa Bianca sarebbe «un privilegio, non un diritto».

Il Dipartimento di Giustizia sostiene che il presidente possa controllare l’accesso dei giornalisti alle aree presidenziali riservate per proteggere informazioni legate alla sicurezza nazionale e arriva ad affermare che il governo può limitarlo, almeno in luoghi come lo Studio Ovale, «anche per ragioni discriminatorie legate al punto di vista».

Secondo l’amministrazione, alcuni servizi pubblicati dalle tre testate avrebbero inoltre creato rischi per la sicurezza nazionale. A CNN vengono contestati non soltanto l’articolo sui progetti per un bunker «top secret» sotto la nuova ballroom dell’East Wing, ma anche diversi servizi sulla guerra con l’Iran.

A MS NOW la Casa Bianca contesta la copertura del conflitto iraniano e un servizio relativo a un’indagine su una fuga di notizie. Politico viene invece chiamato in causa per articoli sull’Iran, sulla ballroom e sulle discussioni relative alle sanzioni contro la Russia.

Le lettere inviate martedì alle tre organizzazioni concedono loro fino a venerdì per presentare per iscritto le proprie obiezioni. Il Dipartimento di Giustizia utilizza proprio queste comunicazioni per sostenere che sia stato garantito alle testate un procedimento sufficiente per contestare il provvedimento.

Il giudice è lo stesso del caso Acosta

A decidere sulla prima richiesta delle testate sarà il giudice federale Timothy J. Kelly, nominato dallo stesso Trump nel 2017. Per oggi è prevista un’udienza d’urgenza sulla richiesta di sospendere temporaneamente il bando e ripristinare l’accesso dei giornalisti.

Kelly si è già trovato di fronte a uno scontro molto simile tra Trump e CNN. Nel 2018 il presidente aveva revocato l’accredito al giornalista Jim Acosta. Il giudice ordinò alla Casa Bianca di restituirglielo, ritenendo che al reporter non fosse stato dato un preavviso sufficiente per contestare il provvedimento.

Trump ha già fatto sapere che, proprio per quel precedente, il governo sarà «quasi certamente» costretto a presentare appello contro un’eventuale decisione sfavorevole.

La protesta delle altre televisioni

Il caso ha provocato anche una reazione delle altre organizzazioni giornalistiche. Il gruppo delle cinque reti televisive che segue il presidente attraverso il cosiddetto TV pool — ABC News, CBS News, NBC News, Fox News e CNN — ha sospeso la copertura più ravvicinata degli eventi di Trump.

Alcune testate hanno inoltre deciso temporaneamente di non pubblicare fotografie degli appuntamenti del presidente, in segno di solidarietà con le organizzazioni escluse. La battaglia si sposta ora davanti al giudice.

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