Teheran respinge l’apertura di Trump: «Nessun colloquio finché non saranno soddisfatte le nostre condizioni». Un rapporto del Pentagono rivela intanto carenze nelle scorte strategiche Usa dopo 22,3 miliardi di dollari spesi in munizioni
Il Pentagono ammette che la guerra contro l’Iran ha provocato carenze nelle scorte strategiche di munizioni americane, dopo mesi in cui Trump aveva sostenuto che gli Stati Uniti disponevano di quantità enormi, se non praticamente illimitate, di armamenti.
La conferma arriva da un rapporto dell’Ispettore generale del Pentagono, mentre da Teheran arriva un nuovo stop a qualsiasi ipotesi di negoziato con Washington. Il capo del massimo organismo di sicurezza iraniano ha escluso colloqui fino a quando non saranno soddisfatte le condizioni poste dall’Iran.
La guerra è costata 33,4 miliardi
Secondo il rapporto del Pentagono, tra il 28 febbraio e il 30 giugno l’operazione Epic Fury contro l’Iran è costata agli Stati Uniti circa 33,4 miliardi di dollari. Di questi, ben 22,3 miliardi sono stati spesi soltanto per le munizioni.
«Le spese per munizioni durante l’Operazione Epic Fury hanno causato carenze nelle scorte strategiche e rivelato colli di bottiglia all’interno delle industrie di rifornimento di munizioni», si legge nel documento.
Il Dipartimento della Difesa sostiene di avere già adottato misure per accelerare la produzione, ma il rapporto mette nero su bianco un problema che l’amministrazione americana aveva finora cercato di ridimensionare.
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Trump: «Quantità praticamente illimitate»
A giugno erano emerse le prime notizie sul razionamento di alcuni missili americani, in particolare degli intercettori. La Casa Bianca aveva negato che gli Stati Uniti fossero a corto di munizioni. Trump aveva assicurato che il Paese possedeva «enormi quantità di munizioni».
Ancora all’inizio di settembre il presidente aveva parlato di «quantità praticamente illimitate». Il rapporto del Pentagono racconta invece una situazione diversa. Secondo quanto riportato dalla stampa americana, proprio la pressione sulle scorte avrebbe contribuito alla decisione di Trump di non ordinare nuovi attacchi su larga scala contro Teheran durante l’estate.
I danni alle basi americane
Il documento offre anche un quadro dell’impatto della risposta iraniana. Gli attacchi di Teheran e dei suoi alleati hanno danneggiato o distrutto centinaia di edifici e strutture nelle basi statunitensi in Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman e Giordania.
Pesante anche il bilancio per la flotta americana. Secondo il rapporto, sono stati distrutti quattro F-15. Danneggiato un F-35. Colpiti o distrutti sette aerei cisterna KC-135. Persi fino a 30 droni d’attacco MQ-9 Reaper.
Il Pentagono stima inoltre che oltre 50 mila militari statunitensi siano coinvolti nella guerra del Golfo iniziata il 28 febbraio con gli attacchi israelo-americani contro l’Iran.
Teheran chiude la porta a Trump
Intanto resta lontana qualsiasi apertura diplomatica. Trump aveva ribadito di essere disponibile a trattare, sostenendo che l’Iran volesse raggiungere rapidamente un accordo.
La risposta di Teheran è arrivata dal segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale Mohsen Rezaei.
«Non lasciatevi distrarre dai segnali contrastanti del presidente americano, che alterna “nessun negoziato” e “siamo pronti a parlare” con l’Iran. Nessun colloquio finché non saranno soddisfatte le condizioni dell’Iran. Punto!».
Tra le richieste iraniane ci sono. La fine definitiva della guerra e delle aggressioni contro l’Iran e i suoi alleati nella regione, la revoca del blocco dei porti, un risarcimento per i danni di guerra, la cancellazione delle sanzioni economiche. E lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero.
Gli Houthi colpiscono l’Arabia Saudita
La guerra continua intanto ad allargare i suoi effetti nella regione. La coalizione militare guidata da Riad ha riferito che gli attacchi condotti dagli Houthi dello Yemen con missili balistici e droni hanno provocato 13 feriti civili nel sud dell’Arabia Saudita.
Secondo la coalizione, sono state colpite le città di Khamis Mushait, Abha e Taif, con danni anche a sette abitazioni e due veicoli.






























