Gli inviati di Trump chiedono compromessi a Mosca e Kiev, ma sui territori le distanze restano. Zelensky chiede Patriot e un “pacchetto invernale”, mentre Washington lavora a un possibile vertice tra i leader
Si avvicina un altro inverno di guerra. La missione americana passa da Mosca a Kiev, ma la strada verso un accordo sulla guerra in Ucraina resta in salita. Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati nella capitale ucraina a bordo del “Peace Express”, dopo i colloqui di ieri a Mosca, per un nuovo round di incontri con Volodymyr Zelensky. Ma neppure questa volta ci sono passi avanti.
Per raggiungere la pace, sostiene Witkoff, sarà necessario che sia Mosca sia Kiev «facciano dei compromessi e riducano le questioni in sospeso».
Il mediatore americano continua tuttavia a mostrarsi ottimista e si dice convinto di «avere gli ingredienti per arrivare» a un accordo.
«È molto difficile, ma siamo impegnati, ci teniamo e speriamo che tutto ciò porti a una soluzione diplomatica pacifica e di successo», ha detto Witkoff.
Zelensky: la guerra continua
Nei tre round di colloqui il presidente ucraino ha discusso con gli inviati americani anche della necessità di nuovi sistemi Patriot, definendoli «una questione molto urgente e molto importante per noi», e degli aiuti necessari al Paese per affrontare i prossimi mesi.
«Se la guerra dovesse continuare in inverno – e finora sembra proprio di sì – contiamo molto sul “pacchetto invernale” di cui ho discusso in dettaglio oggi con Steve, Jared e i nostri partner europei», ha spiegato.
Le distanze che bloccano il negoziato restano infatti sostanzialmente le stesse, a cominciare dalla questione territoriale.
Mosca rivendica le quattro regioni ucraine che controlla solo parzialmente, mentre Kiev chiede di congelare l’attuale linea del fronte.
Il nodo dei territori: «Questione da presidenti»
Zelensky conferma che il tema è stato affrontato durante i colloqui, ma continua a ritenere che una decisione di questa portata non possa essere presa dai negoziatori.
«La questione resta rilevante. Ne abbiamo discusso. Ma rimango dell’opinione che questioni così complesse si risolvano solo a livello di presidenti».
È proprio un formato trilaterale Ucraina-Russia-Stati Uniti quello auspicato anche da Kushner al termine del terzo round di incontri a Kiev.
Il genero del presidente americano ha spiegato che Washington sta lavorando a un «pacchetto di pace» che possa facilitare un’intesa.
Ma le posizioni rimangono lontane. La Russia pretende un’Ucraina neutrale e sostanzialmente demilitarizzata; Kiev chiede garanzie per la propria sicurezza e vuole mantenere un esercito forte.
E sul terreno i raid delle due parti continuano.
Mosca alza la tensione con Berlino
Mentre gli americani cercano una via diplomatica, cresce anche la tensione fra Russia e Germania.
Mosca accusa Berlino di aver formulato accuse non verificate sulla vicenda dei droni all’aeroporto di Lipsia. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha definito la conseguente rappresaglia diplomatica tedesca «l’inizio di una vera guerra».
La Germania, intanto, prepara uno “scudo protettivo” contro le minacce russe.
Dall’Unione europea il commissario alla Difesa Andrius Kubilius ribadisce che è «Putin la vera causa profonda della guerra che andrebbe rimossa».
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A Kiev sono presenti anche i consiglieri per la sicurezza dei Paesi Volenterosi, in rappresentanza di Germania, Regno Unito e Francia. Una presenza con cui l’Europa vuole sottolineare il proprio sostegno a Zelensky durante una fase negoziale nella quale il presidente ucraino continua a chiedere una «pace dignitosa».
Sensi: «Il governo chiarisca sull’assenza italiana»
In Italia il senatore del Pd Filippo Sensi solleva invece il problema dell’assenza di Roma.
«Spero che siamo anche noi coinvolti. Altrimenti la nostra marginalità sarebbe, purtroppo, molto dolorosa. Il governo chiarisca», afferma.
Trump chiamerà Putin e poi Zelensky
Adesso la partita torna nelle mani di Donald Trump. Il presidente americano dovrà consultarsi con Witkoff e Kushner dopo le missioni a Mosca e Kiev e quindi, secondo quanto riferito, chiamerà prima Vladimir Putin e poi Zelensky.
La tregua su Kiev concessa da Mosca dovrebbe durare fino a lunedì, per consentire ai due mediatori americani di rientrare in sicurezza.
Per Zelensky il fattore tempo pesa sempre di più. Kiev considera Washington indispensabile per qualsiasi possibile accordo, ma teme che la finestra diplomatica possa restringersi quando gli Stati Uniti cominceranno a concentrarsi sulle elezioni di midterm.






























