3 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Set, 2026

Clima, rapporto Onu: «Persa la soglia di 1,5 gradi, ora evitare il peggio»

Il rapporto delle Nazioni Unite riconosce che il limite fissato dall’Accordo di Parigi non è più raggiungibile. Il nuovo obiettivo è contenere lo sforamento delle temperature e tentare di invertire il surriscaldamento globale. Ma le opzioni sono poche e al momento non esistenti


Cominciava con la notizia di oggi la serie tv Extrapolations – Oltre il limite (2023). Nella prima puntata, attivisti del clima manifestano a Parigi perché il mondo ha fallito l’obiettivo, l’unico che potrebbe evitare la catastrofe: non superare il limite di 1,5 gradi Celsius rispetto all’era preindustriale. La serie si svolge dal 2037 al 2070, nell’arco di 33 anni. Pochi, tanta l’ansia di immaginare il mondo diventare invivibile, l’hanno vista tutta nonostante il cast stellare.

Ma la serie voleva creare l’attenzione che non c’è stata. Perché il mondo non riuscirà a rispettare l’obiettivo. A dirlo, senza più considerarlo un traguardo realistico, è un nuovo rapporto di 141 pagine rilasciato oggi dalle Nazioni Unite, che ora indica una strada diversa e molto più difficile.

Contenere il più possibile lo sforamento della soglia e, poi, tentare di abbassare la temperatura del pianeta.

Come non è chiaro, tutto è fallito fino ad adesso. Ma è un cambio di prospettiva radicale rispetto all’obiettivo fissato dieci anni fa con l’Accordo di Parigi.

Allora gran parte dei Paesi del mondo si era impegnata a mantenere l’aumento della temperatura globale «ben al di sotto» dei 2 gradi, cercando di non superare 1,5 gradi. Secondo il nuovo rapporto dell’Onu, la soglia verrà invece oltrepassata nei prossimi anni.

IL RAPPORTO – DOWNLOAD

Il pianeta è già a circa 1,4 gradi

Nonostante la crescita dell’energia solare ed eolica, il consumo di petrolio, gas e carbone continua a immettere enormi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera. La temperatura media globale è già aumentata di circa 1,4 gradi rispetto all’epoca preindustriale.

Gli effetti sono visibili in tutto il pianeta: ondate di calore più intense, siccità, alluvioni, incendi, scioglimento dei ghiacciai e innalzamento del livello dei mari. Una minaccia per le persone, gli ecosistemi e le specie animali, le piante.

In base alle politiche climatiche attualmente adottate dai governi e alle tendenze in corso, secondo il rapporto il pianeta è diretto verso un aumento della temperatura di circa 2,6 gradi entro la fine del secolo.

Il nuovo obiettivo: limitare lo «sforamento»

Di fronte all’impossibilità di restare sotto 1,5 gradi, le Nazioni Unite introducono quindi il concetto di «overshoot», lo sforamento temporaneo della soglia.

L’obiettivo sarebbe impedire che la temperatura salga troppo oltre quel limite e, successivamente, riportarla verso 1,5 gradi attraverso drastiche riduzioni delle emissioni e la rimozione dall’atmosfera di enormi quantità di anidride carbonica.

Ma è una strada incerta. A dir pochissimo. Lo stesso rapporto dell’Onu avverte che «non si tratta in alcun modo di un percorso accettabile o preferibile», ma semplicemente della sola decente opzione rimasta.

Per riuscire a riportare entro questo secolo il riscaldamento globale a 1,5 gradi, inoltre, il picco non dovrebbe superare 1,8 gradi. Ipotesi che molti scienziati considerano difficile da realizzare.

Togliere CO2 dall’atmosfera

La parte più problematica della strategia riguarda cosa dovrebbe accadere dopo lo sforamento: sottrarre dall’atmosfera quantità gigantesche di anidride carbonica. Risucchiarle.

Una possibilità sarebbe riforestare territori enormi. L’altra affidarsi a tecnologie capaci di catturare direttamente la CO2 presente nell’aria. Soluzioni non ancora operative, non su una scala planetaria. Le tecnologie industriali per rimuovere la CO2 dall’aria hanno ancora una capacità limitata.

Glen Peters, ricercatore del CICERO Center for International Climate Research in Norvegia, osserva che potrebbe sembrare sufficiente piantare miliardi di alberi. In realtà servirebbero aree di riforestazione immense, a discapito dell’agricoltura. L’aumento delle temperature potrebbe inoltre ostacolare la crescita delle foreste e gli incendi distruggere parte dei risultati ottenuti.

50 anni per cancellarne 10 di riscaldamento

Anche nello scenario più favorevole, il ritorno indietro sarebbe lentissimo. Secondo le valutazioni citate nel rapporto, per invertire gli effetti di un solo decennio di aumento delle temperature potrebbero essere necessari circa cinquant’anni.

Nel frattempo il pianeta continuerebbe a subire gli effetti del riscaldamento globale. E alcune trasformazioni non potrebbero comunque essere cancellate: lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento dei mari, per esempio, sono destinati a essere sostanzialmente irreversibili su scale temporali umane.

Il rapporto avverte anche del rischio di alterazioni profonde dei grandi sistemi climatici, compreso l’indebolimento o il possibile collasso delle correnti oceaniche che trasportano calore dai tropici verso nord. Cambiamenti capaci, secondo l’Onu, di modificare il pianeta in maniera permanente.

«Il cambiamento catastrofico è già qui»

Intervistato dal New York Times, Michael Mann, professore di Scienze della Terra e dell’ambiente all’Università della Pennsylvania, sottolinea il problema politico: finché i governi non troveranno la volontà necessaria per intervenire, il mondo continuerà a superare gli obiettivi climatici che si pone.

E il problema non riguarda soltanto il futuro. Secondo Mann, già con gli attuali livelli di riscaldamento «il cambiamento climatico catastrofico è qui».

Anche Inger Andersen, direttrice esecutiva del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, avverte 1,5 gradi «non è comunque abbastanza»: aumenteranno l’intensità delle ondate di calore e delle alluvioni, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento dei mari e lo sbiancamento delle barriere coralline.

La nuova strategia indicata dall’Onu non sostituisce la necessità di ridurre rapidamente le emissioni. La rende ancora più urgente. È l’ulteriore allarme. Non c’è più tempo ma più alto sarà lo sforamento della soglia di 1,5 gradi, più difficile, se non impossibile, sarà tornare indietro. E anche questo rapporto rischia di fare molto rumore. E poi nulla.

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