Un volo con 147 migranti è atterrato a Barcellona, segnando la ripresa delle deportazioni in Venezuela dagli Stati Uniti. Ma restano aperti gli interrogativi sulla sorte dei deportati coinvolti nel crollo del centro di detenzione durante il terremoto di giugno
Gli Stati Uniti hanno ripreso le deportazioni verso il Venezuela. Si tratta della prima volta dopo i devastanti terremoti che a fine giugno hanno colpito il Paese.
Un volo charter partito da Miami è atterrato lunedì nella città costiera di Barcellona. A bordo 147 cittadini venezuelani espulsi dagli Stati Uniti.
Secondo quanto riporta il New York Times, le autorità dello Stato venezuelano di Anzoátegui e il programma governativo «Return to the Homeland» hanno annunciato l’arrivo dei passeggeri sostenendo che sono stati «accolti con dignità».
Come già avvenuto in passato, il governo di Caracas ha presentato il rientro forzato come un ritorno organizzato dallo Stato, diffondendo immagini e video dell’accoglienza.
Il Dipartimento per la Sicurezza interna degli Stati Uniti non ha però confermato se il volo rappresenti la ripresa regolare delle espulsioni. Un portavoce si è limitato a dichiarare che l’Ice «ha effettuato con successo un volo di rimpatrio di 147 cittadini venezuelani». Ha aggiunto che, per ragioni di sicurezza operativa, Washington non commenterà eventuali missioni future.
Le deportazioni dopo l’accordo con Caracas
Dopo la cattura del presidente Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi lo scorso gennaio, la leadership ad interim venezuelana aveva accettato, sotto pressione di Washington, un aumento dei voli di rimpatrio. Fino a tre collegamenti settimanali.
L’intesa era arrivata dopo la revoca da parte degli Stati Uniti di diverse forme di protezione per i migranti venezuelani. Tra queste il Temporary Protected Status (Tps) e il programma di parole umanitario. Decisioni che hanno lasciato centinaia di migliaia di persone esposte al rischio di arresto e di espulsione.
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Il terremoto e la tragedia dei deportati
Pochi mesi dopo è arrivata la tragedia.
I due violenti terremoti che hanno colpito il Venezuela a fine giugno hanno provocato oltre 5.500 morti e almeno 24 mila sfollati nella sola regione di La Guaira. Wdifici, infrastrutture e località costiere sono ancora devastati. Tra le vicende senza risposta c’è quella dei migranti rimpatriati dagli Usa poche ore prima del sisma.
Secondo la ricostruzione del New York Times, un volo con 146 deportati era atterrato nei pressi di Caracas otto ore prima delle due scosse del 24 giugno. La maggior parte dei passeggeri era stata trasferita in un centro di detenzione. Questo era gestito dai servizi di intelligence venezuelani a La Guaira, proprio l’area più colpita dal terremoto.
Durante il crollo dell’edificio decine di deportati sarebbero rimasti intrappolati sotto le macerie e avrebbero perso la vita.
Famiglie ancora senza risposte
A distanza di settimane né Washington né Caracas hanno pubblicato l’elenco completo dei passeggeri di quel volo. Né il numero ufficiale delle vittime o la lista dei sopravvissuti.
Molte famiglie continuano a cercare i propri parenti tra ospedali e obitori, diverse organizzazioni per i diritti umani denunciano intimidazioni da parte delle forze di sicurezza venezuelane nei confronti di chi cerca informazioni.
«La ripresa dei voli di deportazione verso il Venezuela è prematura e difficile da conciliare con quanto accaduto ai passeggeri del volo precedente», ha dichiarato al Nyt Carolina Jiménez Sandoval, direttrice per l’area andina del Washington Office on Latin America (Wola).
Secondo Sandoval, nessuno dei due governi ha chiarito quali misure di sicurezza o di assistenza siano previste per i migranti una volta rientrati nel Paese. Riprendere le deportazioni, ha avvertito, rischia di «ripetere gli stessi errori» che hanno preceduto la tragedia.





























