22 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Lug, 2026

La guerra in Iran è già costata 37,5 miliardi. Il Pentagono ne chiede altri 67

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth

Il segretario alla Guerra Pete Hegseth difende davanti al Senato la nuova richiesta di fondi, mentre democratici e repubblicani chiedono risposte sulla strategia di Trump. Escluse dal conto le spese per ricostruire le basi americane danneggiate.


La guerra con l’Iran è già costata agli Stati Uniti circa 37,5 miliardi di dollari. Il Pentagono chiede al Congresso altri 67 miliardi per sostenere il conflitto e ricostituire le scorte di armamenti. È il bilancio illustrato dal segretario alla Difesa Pete Hegseth durante una lunga audizione davanti alla Commissione Stanziamenti del Senato. La prima dopo il fallimento della tregua tra Washington e Teheran e la ripresa delle ostilità.

Hegseth, affiancato dal presidente dei Capi di Stato Maggiore Riuniti, il generale Dan Caine, ha dovuto rispondere alle domande di senatori democratici e repubblicani sempre più critici sulla strategia dell’amministrazione Trump. Sia sui costi della guerra e sugli obiettivi militari degli Stati Uniti.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

I costi della guerra

Secondo Hegseth, il conflitto è costato finora circa 37,5 miliardi di dollari, cifra che comprende anche le spese che il Pentagono prevede di sostenere fino alla fine dell’anno fiscale, il 30 settembre.

Il segretario alla Difesa, capo del dipartimento alla Guerra così rinominato, ha definito «urgente e necessaria» la richiesta di ulteriori 67 miliardi di dollari, spiegando che serviranno soprattutto a ricostituire le scorte di munizioni di precisione consumate durante le operazioni militari e a evitare un deficit nei conti del Dipartimento della Difesa.

La stima, ha precisato, non comprende però il costo della ricostruzione delle basi militari americane in Medio Oriente danneggiate durante il conflitto. Incalzato dalla senatrice democratica Jeanne Shaheen, Hegseth ha evitato di dire se il Pentagono presenterà una richiesta di fondi aggiuntiva anche per quelle spese.

Il Senato chiede chiarezza sulla strategia

Nel corso dell’audizione, diversi senatori hanno contestato l’assenza di una strategia chiara sull’Iran.

Le domande hanno riguardato gli obiettivi dichiarati da Donald Trump, dalla distruzione del programma nucleare iraniano fino alla riapertura dello Stretto di Hormuz, la cui chiusura continua ad avere pesanti conseguenze sul commercio mondiale di petrolio e fertilizzanti.

Alla domanda se il conflitto sia destinato a intensificarsi, compresa l’ipotesi di un’invasione terrestre, il generale Dan Caine ha evitato una risposta diretta.

«Abbiamo bisogno di risposte chiare», ha protestato il senatore repubblicano John Kennedy, criticando le spiegazioni fornite dai vertici del Pentagono e definendole troppo vaghe.

Lo scontro sul bilancio del Pentagono

I democratici hanno invece concentrato gli attacchi sulla gestione delle risorse del Dipartimento della Difesa. Secondo diversi senatori è difficile giustificare una nuova richiesta di fondi dopo che il Congresso aveva già approvato quest’anno un bilancio record da 1.000 miliardi di dollari per la Difesa.

Hegseth ha riconosciuto che il Pentagono non ha ancora speso circa 75 miliardi di dollari di finanziamenti straordinari approvati lo scorso anno, sostenendo però che quelle risorse sono già destinate ad altri programmi, tra cui l’acquisto di armamenti avanzati. Senza nuovi finanziamenti, ha avvertito, alcune attività di addestramento militare dovranno essere ridotte.

«Il problema non è la mancanza di denaro, ma una cattiva pianificazione», ha replicato la senatrice democratica Patty Murray.

Hegseth ha attribuito le difficoltà all’eredità lasciata dall’amministrazione Biden.

Il conflitto continua ad allargarsi

Intanto la guerra continua a espandersi. Dopo il fallimento della tregua tra Washington e Teheran, gli Houthi sostenuti dall’Iran hanno annunciato il blocco delle spedizioni petrolifere saudite nel Mar Rosso, mentre gli Stati Uniti hanno proseguito per l’undicesima notte consecutiva i bombardamenti contro obiettivi iraniani, promettendo di rispondere alla morte di militari americani.

Martedì Donald Trump ha sostenuto che i dirigenti iraniani «vogliono disperatamente incontrarci», ma ha aggiunto che Washington non ha alcun interesse a negoziare finché Teheran non presenterà proposte concrete. Il presidente ha inoltre annunciato nuovi attacchi contro Pickaxe Mountain, dove si ritiene siano sepolti in profondità impianti del programma nucleare iraniano.

Hormuz resta chiuso

Gli attacchi americani non sono però riusciti a riaprire lo Stretto di Hormuz, ancora controllato militarmente dall’Iran.

Sotto le domande della senatrice Murray, Hegseth ha ammesso che Teheran conserva «senza dubbio» capacità militari significative, pur sostenendo che l’esercito iraniano attraversa il momento di maggiore debolezza degli ultimi decenni.

Più prudente il generale Caine, secondo il quale «la potenza aerea ha dei limiti» e l’Iran «continuerà a rappresentare una sfida anche in futuro».

Nelle stesse ore una petroliera è stata attaccata nello Stretto di Hormuz, al largo dell’Oman, costringendo l’equipaggio ad abbandonare la nave. L’Iran ha riferito di incendi a bordo di due petroliere che, secondo Teheran, stavano attraversando una rotta non autorizzata. I Pasdaran hanno ribadito che «finché continueranno le ostilità americane nella regione, lo Stretto di Hormuz resterà chiuso».

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Il petrolio torna a salire

La chiusura di Hormuz e la minaccia degli Houthi di colpire anche lo stretto di Bab el-Mandeb stanno aumentando la pressione sui mercati energetici.

Secondo le stime, circa il 10% delle spedizioni mondiali di petrolio resta bloccato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, mentre un eventuale blocco del Bab el-Mandeb potrebbe ridurre l’offerta globale di greggio di un ulteriore 7%.

Martedì il Brent è tornato intorno ai 90 dollari al barile, in netto rialzo rispetto ai circa 70 dollari di inizio luglio. Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina ha superato i 4 dollari al gallone, contro i 3,85 dollari registrati appena una settimana fa.

Secondo alcuni analisti, inoltre, il ripristino del blocco navale americano contro i porti iraniani non avrebbe finora inciso sulle entrate petrolifere di Teheran nella misura sperata da Washington.

Nel frattempo l’Iran ha rivendicato nuovi attacchi contro installazioni militari statunitensi in Giordania e Bahrain, mentre il Comando centrale americano (Centcom) ha reso noto che gli ultimi bombardamenti hanno colpito centri di comando, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea iraniani.

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