Washington e Teheran saranno entrambe in Qatar, ma non concordano nemmeno sul formato dei negoziati. Sullo sfondo resta lo scontro sulle rotte nello Stretto di Hormuz
Dovevano essere i colloqui della ripartenza dopo quattro giorni di guerra. Sono diventati invece il primo terreno di scontro tra Washington e Teheran. Trump ha annunciato che oggi delegazioni americane e iraniane avrebbero tenuto colloqui diretti a Doha, in Qatar. Poche ore dopo è arrivata la smentita di Teheran: nessun incontro faccia a faccia con gli Stati Uniti, ma soltanto contatti indiretti attraverso la mediazione del Qatar.
La divergenza racconta quanto resti fragile il cessate il fuoco raggiunto dopo gli scontri dei giorni scorsi e quanto le due parti siano ancora lontane da un’intesa definitiva.
La convinzione di Trump
Trump ha scritto sui social che i colloqui si svolgeranno su richiesta dell’Iran. La Casa Bianca ha confermato la partenza per Doha degli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner.

L’Iran, invece, sostiene che la propria delegazione tecnica sarà in Qatar esclusivamente per verificare, attraverso i mediatori qatarioti, che Washington rispetti gli impegni previsti dal memorandum che ha portato al cessate il fuoco. Nessun negoziato diretto è previsto, ha ribadito il vice ministro degli Esteri Kazem Gharibabadi.
Diplomazia
Secondo Teheran, prima di qualsiasi negoziato definitivo gli Stati Uniti dovranno dimostrare di rispettare gli impegni già assunti, in particolare quelli relativi allo sblocco degli asset iraniani e alle autorizzazioni per le esportazioni di petrolio.
Per Washington, invece, Doha rappresenta il primo passo verso un negoziato più ampio sul futuro del programma nucleare iraniano e sulla stabilizzazione della regione.
Hormuz resta il nodo
Il vero punto di scontro continua però a essere lo Stretto di Hormuz. Gharibabadi ha ribadito che l’Iran non accetterà rotte alternative a quelle controllate da Teheran e ha avvertito che qualsiasi nave che utilizzi corridoi diversi «se ne assumerà la responsabilità».
Nei giorni scorsi Oman e Organizzazione marittima internazionale avevano predisposto un passaggio alternativo per evitare le acque controllate dall’Iran dopo gli attacchi alle petroliere.
Gli ultimi sviluppi militari
La nuova crisi è esplosa giovedì scorso con l’attacco a una nave mercantile che utilizzava il nuovo corridoio marittimo. Gli Stati Uniti attribuiscono la responsabilità all’Iran e hanno risposto con raid militari. Teheran ha reagito lanciando missili e droni contro obiettivi americani nelle basi statunitensi in Bahrein e Kuwait. Il cessate il fuoco raggiunto domenica ha fermato i combattimenti, ma non ha risolto le questioni che li hanno provocati.
Le prossime mosse
Le delegazioni saranno entrambe a Doha, ma resta da capire se si parleranno davvero oppure se continueranno a comunicare soltanto attraverso i mediatori qatarioti.
La distanza resta ampia non solo sul programma nucleare iraniano, ma anche sul controllo dello Stretto di Hormuz, dove il traffico delle petroliere continua a diminuire per i timori di nuovi attacchi.





























