Tra spesa record e acquisti ancora frammentati, il CEO di Fincantieri Pierroberto Folgiero rilancia la necessità di requisiti comuni per sistemi navali e difesa
«L’UE dovrebbe definire requisiti comuni per i principali sistemi navali prima che le aziende europee della difesa possano consolidarsi». Sul sito Politico, Pierroberto Folgiero, CEO di Fincantieri, una delle più grandi aziende di costruzione navale al mondo, lancia un appello: «La priorità per l’Europa dovrebbe essere quella di concordare requisiti militari comuni». Ecco il problema strutturale della difesa europea: non tanto la capacità industriale, quanto la frammentazione della domanda.
La mancanza di collaborazione europea
Del resto, la spesa militare complessiva UE nel 2025 è pari a 381 miliardi di euro, massimo storico. Tuttavia, solo il 18% degli investimenti nei programmi di difesa è svolto in collaborazione tra Stati membri, contro un obiettivo del 35% fissato dall’European Defence Agency già nel 2007. Basti pensare che in Europa esistono 17 tipi di carri armati principali, uno solo – l’M1 Abrams – negli Stati Uniti. Lo stesso vale per fregate, aerei da combattimento, artiglieria e veicoli blindati. Inoltre, fino al 2023 il 78% degli acquisti di equipaggiamenti da parte dei Paesi UE è stato effettuato presso fornitori extraeuropei (con gli Usa al 63%).
Insomma, l’Europa spende sempre di più per la difesa, ma continua a comprare quasi tutto separatamente. E se, per esempio, ogni marina nazionale continua a richiedere fregate, sottomarini o pattugliatori con specifiche differenti, anche le aziende che potrebbero fondersi o collaborare su larga scala continueranno a progettare prodotti quasi “su misura”, perdendo economie di scala. È vero che Bruxelles sta incentivando gli acquisti congiunti attraverso programmi come Safe e lo European Defence Industry Programme. Ma a fronte di questo impegno mancano ancora i requisiti tecnici comuni. Ad esempio, per una futura fregata europea non esiste ancora un capitolato condiviso che stabilisca autonomia operativa, radar, sistemi missilistici, livello di automazione, equipaggio, requisiti antisommergibile, interoperabilità dei sistemi elettronici.
Il nodo della domanda frammentata nella difesa europea
Ogni Paese continua a privilegiare le proprie esigenze operative e la propria industria: è questo il punto sollevato da Folgiero. Nel settore navale il problema è particolarmente evidente. Le principali marine europee hanno obiettivi differenti legati alle necessità del paese, ma questa varietà di esigenze produce un mix di specifiche diverse. Si sviluppano piattaforme diverse anche quando, teoricamente, svolgono missioni molto simili.
Per un costruttore come Fincantieri questo significa: meno produzione in serie, costi maggiori, tempi più lunghi, minore competitività rispetto ai grandi gruppi americani o asiatici. «È chiaro che più si condividono le piattaforme, meglio è», ha dichiarato Folgiero a Politico. Proprio per questo motivo il gruppo – che rappresenta il complesso di cantieristica navale più grande d’Europa – è già impegnato in un progetto volto a coordinare meglio le aziende europee del settore della difesa, l’European Patrol Corvette, un’iniziativa per la costruzione di una nave militare modulare e multiruolo.
A questo scopo Fincantieri – che lo scorso anno ha registrato un fatturato di 9,2 miliardi di euro, in crescita del 13% rispetto al 2024, e un utile netto record di 117 milioni di euro, oltre quattro volte superiore a quello del 2024 – sta collaborando con la spagnola Navantia e la francese Naval Group per la progettazione e la costruzione dei prototipi.
Fusioni e cooperazione: il caso KNDS e i progetti incompiuti
E pure la strada che passa dalla cooperazione alle fusioni è ancora lunga. Il caso più riuscito è quello della KNDS, il primo vero gruppo europeo dell’industria militare terrestre, nato nel 2015 dalla fusione tra la tedesca Krauss-Maffei Wegmann e la francese Nexter. Nel 2026 Francia e Germania hanno poi deciso di diventare azionisti paritari (40% ciascuna dopo l’IPO), rafforzando il controllo congiunto sull’azienda.
KNDS dimostra che il consolidamento è possibile quando due governi accettano di condividere governance e proprietà industriale. Viceversa, è saltato proprio pochi giorni fa l’accordo tra Airbus e Dassault Aviation sul programma FCAS (Future Combat Air System), un mega progetto condiviso per un caccia di nuova generazione.
LEGGI Meloni e Macron: «Francia e Italia partner indispensabili». Intesa su difesa e Libano
Come precisa Folgiero, resta il fatto che, prima ancora delle fusioni tra grandi gruppi industriali, la sfida di questi anni sarà la convergenza degli Stati membri su un numero limitato di requisiti operativi. Il progetto MARTE Project, finanziato dal Fondo europeo per la difesa (EDF) – progetto che coinvolge 11 paesi europei (Italia compresa) – è forse il più interessante dal punto di vista della standardizzazione. L’obiettivo non è costruire subito un carro armato, ma armonizzare i requisiti del futuro Main Battle Tank europeo: esattamente l’approccio auspicato da Folgiero.




























