La Casa Bianca nega divisioni. Ma le parole del vicepresidente Vance e del segretario di Stato Rubio mostrano due approcci diversi sull’accordo con Teheran, il ruolo di Israele e il dopoguerra in Medio Oriente
L’amministrazione di Trump continua a presentarsi compatta nella gestione della crisi con l’Iran. Ma dietro la linea ufficiale emergono differenze sempre più evidenti tra il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio.
Le divergenze riguardano soprattutto Israele, il Libano e il modo in cui dovrà essere costruita la pace dopo l’accordo preliminare raggiunto tra Washington e Teheran.
Il punto
Entrambi sono stati inviati all’estero per difendere l’intesa firmata il 17 giugno tra Stati Uniti e Iran. Ma nel corso della settimana Vance e Rubio hanno trasmesso messaggi diversi, lasciando emergere due approcci distinti alla politica estera americana.
Vance critica Israele
Parlando alla Casa Bianca, il vicepresidente JD Vance ha criticato gli esponenti israeliani che hanno contestato l’accordo con Teheran. Secondo Vance, che ha partecipato agli incontri in Svizzera, i bombardamenti israeliani contro infrastrutture civili a Beirut, condotti per indebolire Hezbollah, rischiano di compromettere gli sforzi diplomatici guidati dagli Stati Uniti.
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Negli ultimi giorni il vicepresidente ha inoltre ribadito il proprio ottimismo sull’evoluzione dei negoziati con l’Iran. Ipotizzando anche un futuro rapporto più cooperativo tra Washington e Teheran. Ha più volte sostenuto che i Paesi del Golfo potrebbero contribuire alla ricostruzione dell’Iran. Ha anche rivelato che gli Usa hanno proposto la nomina di un funzionario dell’intelligence iraniana come referente per evitare incidenti militari con il Pentagono.
Rubio difende la linea di Israele
Di tono opposto le dichiarazioni di Marco Rubio. Durante la missione negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait e in Bahrain, il segretario di Stato ha difeso la campagna militare israeliana in Libano, definendola una risposta legittima agli attacchi di Hezbollah.
Interpellato sulle parole di Vance, Rubio ha evitato lo scontro diretto, ricordando invece un recente attacco della milizia libanese contro una postazione israeliana.
Sul piano diplomatico ha inoltre escluso che gli alleati del Golfo possano essere chiamati, almeno nell’immediato, a finanziare la ricostruzione dell’Iran. «Vogliamo un accordo, ma non a qualsiasi prezzo», ha affermato, ribadendo che l’intesa dovrà garantire pienamente gli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati.
La Casa Bianca nega divisioni
La Casa Bianca respinge l’ipotesi di contrasti interni. La portavoce Anna Kelly ha assicurato che esiste «un solo campo, quello del presidente Trump» e che tutta l’amministrazione sostiene l’obiettivo di impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare.
Anche il Dipartimento di Stato ha liquidato come «una narrativa falsa e stanca» le ricostruzioni che parlano di divisioni tra Rubio e Vance, ribadendo che l’intera amministrazione procede «al cento per cento» dietro la linea del presidente.
Oriente Medio
Le differenze emerse non mettono in discussione l’obiettivo comune di impedire all’Iran di sviluppare un’arma nucleare. Mostrano però due diverse visioni del Medio Oriente: da una parte l’approccio più pragmatico e negoziale di Vance, dall’altra la linea più tradizionale e vicina agli alleati regionali rappresentata da Rubio. Una distinzione che potrebbe pesare non solo nella gestione della crisi iraniana, ma anche negli equilibri futuri del Partito repubblicano.
































