15 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

4 Mag, 2026

Iran, attacchi a Hormuz: la guerra rischia di riaccendersi. Duemila navi bloccate nello Stretto

Fallisce l’appena nato Project Freedom Hormuz di Trump: la tregua di quattro settimane in Medio Oriente vacilla, rischia di saltare


La tregua di quattro settimane in Medio Oriente vacilla, rischia di saltare. Nelle ultime ore ci sono stati nuovi attacchi nello Stretto di Hormuz. Gli Emirati Arabi Uniti accusano l’Iran di aver lanciato un attacco con droni contro la Fujairah Oil Industry Zone, la principale area di stoccaggio petrolifero del Paese. Si tratta del primo attacco di questo tipo dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, lo scorso 7 aprile.

In Oman, nella zona di Bukha vicino al confine emiratino, due persone sono rimaste ferite in un altro attacco, anche se non è stato indicato ufficialmente un responsabile.

Gli Usa: «Abbattuti missili e sei motoscafi iraniani»

Il Comando centrale americano (Centcom) ha dichiarato di aver intercettato missili e droni iraniani diretti contro navi nell’area dello Stretto di Hormuz. Gli elicotteri statunitensi avrebbero inoltre distrutto sei motoscafi militari iraniani che minacciavano il traffico marittimo. Trump ha confermato le operazioni, parlando di attacchi iraniani contro «nazioni non coinvolte», tra cui una nave cargo sudcoreana. Secondo Trump, al momento non si registrano danni significativi alle navi in transito nello stretto.

Le tensioni si inseriscono nel contesto dell’operazione americana “Project Freedom”, lanciata per aiutare le navi bloccate a uscire dallo Stretto di Hormuz. L’iniziativa rappresenta una sfida diretta a Teheran e potrebbe riaprire il conflitto se l’Iran decidesse di reagire militarmente. Resta incerto se gli attacchi segnino la fine della tregua.

L’Iran non ha confermato né smentito ufficialmente una ripresa delle ostilità, mentre un alto ufficiale ha negato che le imbarcazioni iraniane siano state distrutte dagli Stati Uniti.

Pressioni su Pechino e mediazione pakistana

Sul piano diplomatico, gli Stati Uniti stanno cercando di coinvolgere la Cina per fare pressione su Teheran e riaprire lo stretto.

Intanto il Pakistan continua a svolgere un ruolo di mediazione: Islamabad ha facilitato il trasferimento di 22 membri dell’equipaggio della nave iraniana MV Touska, sequestrata dagli Stati Uniti, che saranno riconsegnati alle autorità iraniane.

Secondo fonti americane citate da Axios, Washington ha modificato le regole d’ingaggio per le proprie forze nel Golfo. I militari Usa sarebbero ora autorizzati a colpire minacce immediate contro le navi, inclusi motoscafi delle Guardie rivoluzionarie e postazioni missilistiche iraniane.

L’ultima proposta per porre fine alla guerra di Teheran non è stata giudicata sufficiente. «Stiamo lavorando a un’intesa concreta oppure li faremo saltare in aria completamente», riferisce un alto funzionario americano citato da Axios.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

La mappa dei Pasdaran

Le autorità iraniane ribadiscono che la sicurezza dello Stretto di Hormuz è sotto il controllo di Teheran. Una nuova mappa diffusa dai pasdaran mostra l’intera area come zona sotto supervisione iraniana. La zona si estenderebbe tra Kuh-e Mobarak in Iran e a Fujairah negli Emirati Arabi Uniti e tra l’estremità dell’isola iraniana di Qeshm e Umm Al Quwain, sempre in territorio emiratino, di fatto l’intero stretto. Dove ogni transito deve avvenire con autorizzazione. «Qualsiasi forza straniera sarà attaccata», è l’avvertimento arrivato nelle ultime ore.

«Project Freedom», la mossa americana

Con un lunghissimo post su Truth, Trump domenica aveva annunciato il lancio di «Project Freedom», un’iniziativa per aiutare le navi commerciali rimaste bloccate nello Stretto di Hormuz. Non ha fornito dettagli operativi, ma ha chiarito il messaggio: «Qualsiasi interferenza sarà affrontata con forza». La scommessa della Casa Bianca è che Teheran non voglia assumersi il rischio di essere la prima a sparare o a piazzare mine contro una missione americana. Secondo il U.S. Central Command, il ruolo americano non sarà quello di scortare direttamente le navi, ma di coordinare il traffico in sicurezza tra le imbarcazioni ferme. Il dispositivo militare previsto è massiccio: cacciatorpediniere con missili guidati, oltre 100 tra aerei e droni, circa 15 mila militari. Un funzionario Usa ha spiegato che le navi della Marina statunitense saranno “nelle vicinanze” nel caso in cui fosse necessario impedire all’esercito iraniano di attaccare i mercantili che attraversano lo stretto.

“La missione fornirà supporto alle navi mercantili che intendono transitare liberamente attraverso questo essenziale corridoio del commercio internazionale”. “Il nostro sostegno a questa missione difensiva è essenziale per la sicurezza regionale e per l’economia globale, mentre manteniamo anche il blocco navale», ha dichiarato il comandante del Centcom Brad Cooper.

I media iranianiani hanno liquidato l’annuncio come «delirio di Trump».

Bessent: «Abbiamo il controllo, lo stiamo aprendo»

Il segretario al Tesoro Scott Bessent intanto in un’intervista a Fox ha rivendica il controllo americano della situazione: «Abbiamo il pieno controllo dello Stretto di Hormuz, lo stiamo aprendo». Secondo Washington, l’economia iraniana sarebbe «in caduta libera», elemento che rafforza la strategia di pressione.

Europa e Nato si muovono

La Germania ha disposto il trasferimento del cacciamine Fulda nel Mediterraneo in vista di un possibile impiego nell’area. L’obiettivo è un preposizionamento rapido in caso di missione per la sicurezza dello stretto, anche se resta necessario un mandato parlamentare.

Migliaia di marinai bloccati

Secondo l’Organizzazione marittima internazionale, fino a 20mila marittimi sono bloccati su circa 2.000 navi nel Golfo Persico dall’inizio della guerra. Dall’avvio del conflitto si contano almeno 19 attacchi contro imbarcazioni, con vittime e feriti. Le navi iniziano a esaurire scorte di cibo, carburante e acqua, mentre la comunità internazionale teme un’escalation senza precedenti.

Prima della guerra, le navi attraversavano Hormuz senza pagare pedaggi. Con il conflitto, l’Iran ha imposto tariffe che in alcuni casi hanno raggiunto i 2 milioni di dollari per nave, colpendo traffici fondamentali: petrolio, fertilizzanti, materie prime per l’industria tecnologica.

Mine, droni e “flotta zanzara”

Il pericolo principale resta sul campo. Non è chiaro quante mine siano ancora presenti nello Stretto. E, anche senza un ordine diretto, unità dei Pasdaran o singoli operatori potrebbero attaccare. Nonostante le perdite subite, l’Iran dispone ancora di una «flotta zanzara» di piccole imbarcazioni veloci, capaci di minare o colpire navi più grandi, oltre a missili e droni lanciabili dalla costa.

Il post di Trump

L’Iran ha preso di mira alcune nazioni non coinvolte per quanto riguarda il movimento delle navi, PROJECT FREEDOM, incluso un cargo sudcoreano. Forse è il momento che la Corea del Sud venga e si unisca alla missione! Abbiamo abbattuto sette piccole imbarcazioni o, come le chiamano loro, “imbarcazioni veloci”. È tutto ciò che gli è rimasto. A parte la nave sudcoreana, al momento non si registrano danni nel transito attraverso lo Stretto. Il Segretario alla Guerra Pete Hegseth e il Presidente dei Capi di Stato Maggiore Riuniti Dan Caine terranno una conferenza stampa domani mattina. Grazie per l’attenzione su questa questione! Presidente DONALD J. TRUMP.

Petrolio in rialzo, borse in calo

L’incertezza nello Stretto di Hormuz continua a pesare sui mercati globali. I prezzi del petrolio sono in aumento, mentre le borse registrano flessioni, riflettendo i timori per un possibile allargamento del conflitto.

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