27 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

27 Apr, 2026

Iran, proposta di Teheran: prima Hormuz, poi il nucleare. Trump riunisce i suoi

Hormuz

Teheran punta a sbloccare la crisi partendo da Hormuz. Araghchi a San Pietroburgo per l’incontro con Putin. Trump convoca i suoi consiglieri mentre il negoziato resta fermo


L’Iran prova a sbloccare lo stallo con gli Stati Uniti partendo dal mare, non dal nucleare. Teheran ha presentato una nuova proposta: riaprire lo Stretto di Hormuz e revocare il blocco navale, rinviando a una fase successiva i negoziati sul programma atomico. Una mossa che punta a raffreddare subito la crisi più urgente, mentre sul dossier nucleare resta una distanza profonda. Intanto il ministro degli Esteri Abbas Araghchi vola a San Pietroburgo da Vladimir Putin. Trump convoca un vertice con i suoi consiglieri per decidere i prossimi passi.

LA GUERRA GIORNO PER GIORNO

La proposta iraniana: prima lo Stretto, poi il nucleare

La nuova offerta iraniana, riportata da Axios, cambia l’ordine delle priorità. Teheran chiede prima la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco statunitense, condizioni ritenute essenziali per abbassare la tensione nella regione. Solo dopo, in una seconda fase, partirebbero i negoziati sul programma nucleare.

L’obiettivo è aggirare lo stallo attuale: trovare un’intesa rapida sulla crisi più immediata e rinviare il nodo più divisivo, quello dell’arricchimento dell’uranio.

Cosa sappiamo sui negoziati Usa-Iran

Il negoziato tra Stati Uniti e Iran resta bloccato. Donald Trump ha cancellato all’ultimo minuto il viaggio dei suoi due principali emissari, Steve Witkoff e Jared Kushner, diretti a Islamabad per un nuovo round di colloqui. Una decisione che segna un ulteriore stop al tentativo di mediazione del Pakistan, già indebolito da rinvii e cancellazioni nei giorni precedenti.

Nonostante questo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è tornato a Islamabad dopo una breve partenza verso l’Oman, segno che il canale diplomatico resta aperto ma fragile. Al momento, però, non esiste un tavolo diretto tra le parti: Teheran continua a muoversi attraverso intermediari, mentre Washington alza la pressione.

Leadership divisa

Dietro la proposta c’è anche una difficoltà interna. Lo stesso Araghchi ha spiegato ai mediatori – Pakistan, Egitto, Turchia e Qatar – che nella leadership iraniana manca un consenso su come rispondere alle richieste americane.

Washington chiede lo stop all’arricchimento dell’uranio per almeno dieci anni e la rimozione delle scorte dal Paese. Condizioni che Teheran considera eccessive e che hanno già fatto fallire il precedente ciclo di negoziati.

Il nodo Hormuz e il cessate il fuoco

Il cuore della crisi resta lo Stretto di Hormuz. Nella proposta iraniana, un accordo sullo Stretto porterebbe anche a un’estensione significativa del cessate il fuoco, o addirittura a una chiusura definitiva del conflitto. Ma sul campo continuano sequestri di navi, restrizioni al traffico e un blocco navale che pesa sull’economia iraniana e sugli equilibri globali.

Araghchi da Putin: asse Mosca-Teheran

In parallelo alla trattativa indiretta, Teheran rafforza il canale con Mosca. Araghchi è arrivato a San Pietroburgo per incontrare Vladimir Putin e coordinare le mosse sulla guerra e sul negoziato. Il ministro iraniano parla di “consultazioni strette” e di un coordinamento che può pesare sugli sviluppi regionali. Un segnale chiaro: l’Iran non tratta solo con gli Stati Uniti, ma si muove dentro un equilibrio più ampio.

Trump convoca i suoi: decisione imminente

Sul fronte americano, Trump prepara la risposta. Il presidente riunirà i principali consiglieri per la sicurezza nazionale e la politica estera per valutare lo stallo e decidere la strategia. Sul tavolo restano tutte le opzioni: accettare una trattativa in due tempi come propone Teheran oppure mantenere la linea dura sul nucleare, rischiando di prolungare il confronto.

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