Attacchi nello Stretto di Hormuz mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran restano fermi. Teheran avverte: «Siamo pronti a reagire. Negoziati solo tolto il blocco Usa»
Donald Trump ieri ha deciso di estendere il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran poche ore prima della scadenza, accogliendo una richiesta del Pakistan che sta tentando di mediare. Oggi ha detto che i colloqui con l’Iran potrebbero essere “possibili” già venerdì. Lo riporta il New York Post, citando un messaggio ricevuto dal presidente Usa.
Da Teheran non è arrivata alcuna risposta ufficiale e il processo negoziale resta di fatto congelato. Il viaggio del vicepresidente JD Vance a Islamabad, previsto per un nuovo round di colloqui, è stato rinviato proprio per l’assenza di segnali iraniani.
Gli Stati Uniti mantengono il blocco navale, l’Iran lo considera una violazione del cessate il fuoco e condiziona a questo la ripresa dei negoziati. “Non appena verrà revocato, negozieremo”, ha detto l’ambasciatore iraniano all’Onu, avvertendo che il Paese è pronto “a qualsiasi scenario”.
Intanto nello Stretto di Hormuz si registrano nuovi attacchi e la tensione torna a salire.
Libano chiede la proroga della tregua con Israele
Durante i colloqui previsti a Washington con Israele, il Libano chiederà l’estensione di un mese del cessate il fuoco. Lo riporta Agence France-Presse citando una fonte ufficiale. “Beirut chiederà la proroga della tregua e la cessazione delle operazioni di demolizione nelle zone interessate”, ha spiegato la fonte. Il presidente libanese Joseph Aoun ha parlato di contatti in corso per un’estensione più breve, di circa dieci giorni.
Appello della resistenza iraniana all’Ue
“La guerra decisiva è quella tra il popolo iraniano e la dittatura religiosa”. Lo ha detto Maryam Rajavi davanti al Parlamento europeo, chiedendo all’Ue una linea più dura contro Teheran. La leader dell’opposizione ha denunciato un aumento delle esecuzioni: “16 prigionieri politici giustiziati in un mese e almeno 11 a rischio imminente”. Rajavi ha chiesto che la fine delle esecuzioni diventi una condizione nei negoziati internazionali e ha invitato l’Europa a sostenere la creazione di una repubblica democratica in Iran.
Trump estende la tregua ma tiene la linea dura
L’estensione della tregua segna una svolta rispetto ai toni duri di poche ore prima, quando Trump aveva minacciato nuovi bombardamenti. Il presidente ha chiarito però che il blocco navale contro l’Iran resta in vigore e che le forze armate americane sono pronte a intervenire. Nelle ultime ore ha anche aperto alla possibilità di nuovi colloqui “già venerdì”, senza però indicare sviluppi concreti.
Il presidente americano insiste sulla pressione economica: secondo Trump Teheran perderebbe centinaia di milioni al giorno e sarebbe in difficoltà finanziaria senza la riapertura dello Stretto.
Teheran respinge e accusa: “Blocco è atto di guerra”
Dal lato iraniano, la tregua viene letta con scetticismo. Un consigliere del Parlamento ha definito “senza significato” l’annuncio americano, sostenendo che “la parte che perde non può dettare le condizioni”. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha invece definito il blocco navale statunitense “un atto di guerra”, aumentando la tensione sul fronte marittimo.
Dal governo iraniano arriva anche una linea opposta a quella americana: il Paese rivendica stabilità interna e sicurezza alimentare, grazie alla produzione domestica e a rotte alternative di importazione.
Attacchi e sequestri nello Stretto di Hormuz
Proprio nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici per il traffico energetico globale, la situazione si è aggravata. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno sequestrato due portacontainer, la Msc Francesca e la Epaminondas, dopo averle colpite con armi da fuoco, e le hanno scortate verso le coste iraniane. Una terza nave, la Euphoria, è stata colpita ed è rimasta incagliata al largo.
Secondo Teheran, le imbarcazioni sarebbero state “non conformi” e avrebbero violato le norme di navigazione, mettendo a rischio la sicurezza marittima.
Pasdaran: “Dito sul grilletto”
Le Guardie rivoluzionarie iraniane parlano di massima allerta e minacciano una risposta immediata in caso di attacco. “Abbiamo il dito sul grilletto”, è il messaggio rivolto a Stati Uniti e Israele, mentre cresce il rischio di un’escalation.
Europa e alleati preparano la risposta
Di fronte al rischio di blocco delle rotte energetiche, Regno Unito e Francia riuniscono a Londra rappresentanti di oltre 30 Paesi per definire piani militari per la riapertura dello Stretto. L’ipotesi è una missione multinazionale per scortare le navi commerciali.
Anche l’Italia si muove: la Marina militare ha pianificato l’eventuale invio di quattro navi nell’area, all’interno di una coalizione internazionale.
Effetti su energia e voli
La crisi si riflette sui mercati: il prezzo del petrolio si avvicina ai 100 dollari al barile mentre le compagnie aeree iniziano a tagliare voli. Il gruppo Lufthansa ha annunciato la riduzione di 20mila tratte a corto raggio entro ottobre, citando il raddoppio del costo del jet fuel dall’inizio del conflitto.
Tensioni anche sul fronte Israele-Libano
Intanto, anche su altri fronti la situazione resta fragile. Nonostante il cessate il fuoco tra Israele e Libano, entrato in vigore la scorsa settimana, si registrano nuovi scambi di accuse e attacchi: Israele denuncia il lancio di razzi da parte di Hezbollah, che ha confermato parlando di risposta a violazioni della tregua.
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L’Onu invita alla de-escalation
Le Nazioni Unite accolgono con favore l’estensione della tregua ma invitano tutte le parti a non compromettere il fragile equilibrio. Il segretario generale António Guterres ha parlato di “passo importante” verso la de-escalation, chiedendo negoziati costruttivi per una soluzione duratura.

































