Attacchi nello Stretto di Hormuz mentre i colloqui tra Stati Uniti e Iran restano fermi. Teheran avverte: «Siamo pronti a reagire. Negoziati solo tolto il blocco Usa»
Donald Trump ha deciso di estendere il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran poche ore prima della scadenza, accogliendo una richiesta del Pakistan che sta tentando di mediare. Lo ha fatto in maniera unilaterale. Da solo. Da Teheran non è arrivata alcuna risposta ufficiale e il processo negoziale resta di fatto congelato. Il viaggio del vicepresidente JD Vance a Islamabad, previsto per un nuovo round di colloqui, è stato rinviato proprio per l’assenza di segnali iraniani.
Gli Stati Uniti mantengono il blocco navale, l’Iran lo considera una violazione del cessate il fuoco e condiziona a questo la ripresa dei negoziati. “Non appena verrà revocato, negozieremo”””, ha detto l’ambasciatore iraniano all’Onu, avvertendo che il Paese è pronto “a qualsiasi scenario”.
Intanto nello Stretto di Hormuz si registrano nuovi attacchi e la tensione torna a salire.
Trump si ferma ma cambia linea
L’estensione della tregua segna una svolta rispetto ai toni duri di poche ore prima, quando Trump aveva minacciato nuovi bombardamenti. Il presidente ha chiarito però che il blocco navale contro l’Iran resta in vigore e che le forze armate americane sono pronte a intervenire. Il presidente americano insiste sulla pressione economica: secondo Trump Teheran perderebbe centinaia di milioni al giorno e sarebbe in difficoltà finanziaria senza la riapertura dello Stretto.
Dal governo iraniano arriva una risposta opposta: il Paese rivendica stabilità interna e sicurezza alimentare, grazie alla produzione domestica e a rotte alternative di importazione.
Araghchi : blocco navale Usa “atto di guerra“
Dal lato iraniano, la tregua viene letta con scetticismo. Un consigliere del Parlamento ha definito “senza significato” l’annuncio americano, sostenendo che “la parte che perde non può dettare le condizioni”. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha invece definito il blocco navale statunitense “un atto di guerra”, aumentando la tensione sul fronte marittimo.
Attacchi nello Stretto di Hormuz
Proprio nello Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici per il traffico energetico globale, si registrano nuovi incidenti. Secondo il monitoraggio della Marina britannica, un’imbarcazione dei Guardiani della rivoluzione iraniani ha attaccato una nave cargo vicino all’Oman, causando danni ma senza vittime. Nelle ore successive un secondo cargo è stato colpito e fermato in mare: l’equipaggio è rimasto illeso, ma l’episodio conferma l’instabilità dell’area.
Pasdaran: “Dito sul grilletto“
Le Guardie rivoluzionarie iraniane parlano di massima allerta e minacciano una risposta immediata in caso di attacco. “Abbiamo il dito sul grilletto”, è il messaggio rivolto a Stati Uniti e Israele.
Europa e alleati lavorano a una missione militare
Di fronte al rischio di blocco delle rotte energetiche, Regno Unito e Francia riuniscono a Londra rappresentanti di oltre 30 Paesi per definire piani militari di riapertura dello Stretto. L’ipotesi è una missione multinazionale di difesa per scortare le navi commerciali, già discussa nei vertici precedenti.
Effetti sull’energia e sui voli
La crisi si riflette sui mercati: il prezzo del petrolio si avvicina ai 100 dollari al barile mentre le compagnie aeree iniziano a tagliare voli. Il gruppo Lufthansa ha annunciato la riduzione di 20 mila tratte a corto raggio entro ottobre, citando il raddoppio del costo del jet fuel dall’inizio del conflitto.
Tensioni anche sul fronte Israele-Libano
Intanto, anche su altri fronti la situazione resta fragile. Nonostante il cessate il fuoco tra Israele e Libano, entrato in vigore la scorsa settimana, si registrano nuovi scambi di accuse e attacchi: Israele denuncia il lancio di razzi da parte di Hezbollah, che ha confermato parlando di risposta a violazioni della tregua.
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L’Onu invita alla de-escalation
Le Nazioni Unite accolgono con favore l’estensione della tregua ma invitano tutte le parti a non compromettere il fragile equilibrio. Il segretario generale António Guterres ha parlato di “passo importante” verso la de-escalation, chiedendo negoziati costruttivi per una soluzione duratura.




















