Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste, è al centro di una violenta polemica politica. Dopo gli scontri di venerdì tra manifestanti e polizia, il primo cittadino di Forza Italia ha detto al quotidiano Il Piccolo che a chi lancia bombe carta «gli spara in testa». Le opposizioni gli chiedono di ritirare le parole o di dimettersi.
Cosa è successo venerdì sera a Trieste
Circa 200 persone si sono radunate in piazza Libertà, nella serata di venerdì. Volevano chiedere risposte dopo la morte di due giovani nell’incendio dell’Hangar 18, nel Porto Vecchio.
Una parte dei manifestanti ha tentato di occupare l’ex mercato comunale di via Flavio Gioia. Da anni le associazioni che assistono i migranti chiedono di trasformarlo in un dormitorio, per togliere le persone dalla strada. La polizia è intervenuta per impedire l’occupazione. Ne sono seguiti scontri, con manganellate e lancio di oggetti.
Il bilancio è di tre agenti feriti e di una donna denunciata. Gli incidenti hanno suscitato una condanna trasversale.
Le parole di Dipiazza sul Piccolo
Nell’intervista a Il Piccolo, il sindaco ha richiamato il diritto costituzionale a manifestare, precisando però che i cortei devono essere pacifici. Poi ha usato toni molto duri contro chi ricorre alla violenza. «Se lanciano bombe carta gli sparo in testa» è la frase che ha acceso lo scontro politico.
Le opposizioni: «Ritiri o si dimetta»
La reazione è stata immediata e compatta. La deputata del Pd Debora Serracchiani ha detto che un sindaco che istiga a «sparare in testa» deve fare un passo indietro. Per lei, nei momenti di tensione le autorità devono essere ferme ma non incoscienti, e non devono parlare con disprezzo della vita. Ha aggiunto che forse il primo cittadino pensa di essere «un piccolo Trump».
Sandro Ruotolo, europarlamentare e membro della segreteria dem, ha definito «gravissime» le parole, se confermate, perché alimenterebbero odio e violenza. Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli le ha giudicate «di una gravità inaudita». Ha espresso solidarietà agli agenti feriti, ma ha ricordato che un rappresentante delle istituzioni non può rispondere alla violenza evocandone un’altra, per giunta potenzialmente letale.
Carlo Calenda, leader di Azione, ha scritto di sperare che il sindaco ritiri «queste parole ridicole e insieme gravissime» o si dimetta.
Il nodo dell’accoglienza e il caso dell’ex mercato
Gli scontri riaprono un tema irrisolto a Trieste: dove far dormire i migranti che arrivano lungo la rotta balcanica. I sindacati di polizia Siulp e Coisp, insieme ai volontari, chiedono un’accoglienza a bassa soglia. Denunciano inoltre l’inerzia dell’amministrazione comunale.
Dipiazza ha più volte evocato il rischio di un «effetto calamita». Ha detto di non volere una Trieste trasformata in un hub dove tutti vengono a chiedere asilo. L’ipotesi di riutilizzare l’edificio di via Flavio Gioia, valutata anche nel 2022 dall’amministrazione, non ha mai preso piede.
Chi è Roberto Dipiazza
Dipiazza, 73 anni, è imprenditore e uomo politico di Forza Italia. È stato sindaco di Muggia dal 1996 al 2001 e di Trieste dal 2001 al 2011. È tornato alla guida della città nel 2016 e l’ha mantenuta nel 2021. Non è la prima volta che finisce al centro di aspre polemiche per dichiarazioni sopra le righe.
Cosa succede ora
Il caso potrebbe approdare in consiglio comunale, dove le opposizioni sono pronte a chiedere chiarimenti. Resta da vedere se Dipiazza ritirerà la frase o la precisherà come una forma di iperbole. Sullo sfondo restano le domande sulla sicurezza in città e su un dormitorio per i migranti ancora lontano dall’essere realizzato. Il confronto tra maggioranza e opposizione sul sindaco di Trieste Dipiazza continuerà nei prossimi giorni.


























