La sfida per la leadership nel campo largo per ora resta tra Schlein e Conte, primarie a febbraio, un mese per il programma
Le primarie sono fissate per febbraio, ma la strada che porterà il centrosinistra a scegliere il candidato premier è ancora tutta da costruire. Dopo settimane di trattative, il vertice tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni ha prodotto una prima intesa sul calendario: un mese per definire il programma della coalizione, poi il confronto sulla leadership.
Un passo avanti per il campo largo, che però non cancella le divisioni. Anzi, proprio la decisione di accelerare ha riportato al centro le questioni rimaste irrisolte: dalle regole delle primarie al perimetro dell’alleanza, fino alle distanze politiche tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle. A cominciare dall’Ucraina, su cui le posizioni continuano a essere difficilmente conciliabili.
Le modalità del voto
Il primo nodo riguarda le modalità del voto. Nel Pd prende corpo l’ipotesi del doppio turno, mentre i Cinque Stelle preferirebbero una consultazione senza ballottaggio. Una scelta tutt’altro che secondaria, perché potrebbe condizionare il numero dei candidati e gli equilibri tra le diverse anime della coalizione. Al momento i protagonisti della sfida restano Schlein e Conte, ma anche Alleanza Verdi e Sinistra valuta la possibilità di presentare un proprio candidato. «Dobbiamo ancora decidere con Nicola», ha spiegato Bonelli. Restano poi da stabilire le regole per la partecipazione: Conte vorrebbe estendere il voto ai sedicenni, mentre si discute della possibilità di coinvolgere i fuorisede e di ricorrere al voto online. Su quest’ultimo punto i riformisti dem temono il rischio di interferenze e chiedono garanzie sui controlli.
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Nodo alleati
Ancora più delicata è la questione degli alleati. Conte continua a manifestare forti riserve sulla presenza di Matteo Renzi, considerato «un costo politico» per il Movimento. Il leader pentastellato chiede a Schlein garanzie e avverte che, senza un chiarimento, i Cinque Stelle non sono disposti ad accettare qualsiasi soluzione.
Da Italia viva, invece, si rivendica l’accordo politico con la segretaria democratica. Sullo sfondo resta il problema di tenere insieme una coalizione che punta ad allargarsi ai centristi senza perdere il sostegno della sinistra. Una contraddizione che rischia di emergere già durante la stesura del programma, quando i rappresentanti delle diverse forze politiche dovranno trovare una sintesi sui temi più divisivi.
La mobilitazione
La prima prova politica dell’intesa sarà la mobilitazione nazionale contro la legge di bilancio, che il centrosinistra intende organizzare a dicembre. Un appuntamento pensato per dare visibilità alla ritrovata unità delle opposizioni e contestare le scelte economiche del governo Meloni.
Proprio sulla manovra, intanto, si moltiplicano le critiche politiche e sindacali, soprattutto per gli interventi previsti sulla scuola e sulle pensioni. A suscitare le proteste è in particolare l’articolo 66 del disegno di legge di bilancio, che prevede per il 2027 una riduzione di 4.925 docenti e 2.049 unità di personale amministrativo, tecnico e ausiliario. La Flc Cgil calcola che, sommando gli interventi già previsti per il biennio precedente, la riduzione complessiva sfiorerà le 14mila unità.
Il Pd accusa il governo di sapere sempre dove colpire quando deve fare cassa, mentre il Movimento 5 Stelle parla di «vergogna assoluta».
Critica anche la Cisl. Per la segretaria generale Daniela Fumarola, davanti al disagio delle nuove generazioni e alle povertà educative servono investimenti e personale, non riduzioni degli organici.
La manovra
Il centrodestra respinge le accuse. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, contesta la ricostruzione dell’opposizione, mentre la senatrice Ella Bucalo precisa che l’intervento riguarderebbe l’organico del potenziamento e non le cattedre curricolari. Sul fronte sindacale, la Cisl chiede modifiche anche su pensioni, fisco e sanità. Un’apertura al confronto arriva da Antonio Tajani: il leader di Forza Italia ha annunciato di aver concordato con Fumarola un incontro in settimana, insieme ai capigruppo parlamentari azzurri, per esaminare le proposte di emendamento del sindacato.
La partita si sposta ora in Parlamento, dove la maggioranza dovrà affrontare anche le proprie tensioni interne, a cominciare dalle risorse per le pensioni e dal contributo richiesto alle banche.
Per il centrosinistra, invece, la manovra rappresenta il primo terreno su cui misurare la tenuta dell’intesa raggiunta sulle primarie. Prima ancora di scegliere chi sfiderà Meloni, Schlein, Conte e gli altri alleati dovranno dimostrare di riuscire a costruire una proposta politica comune.
































