Oggi il consiglio dei ministri. Non è chiaro dove sia l’urgenza che è il presupposto per ricorrere al decreto. La destra cerca di “tirare” Mattarella nella campagna elettorale. L’imbarazzo del ministro: «Non andremo a scassare le classi»
Sarà un decreto oggi ad introdurre “immediatamente” il tetto massimo del 30% di studenti stranieri nelle scuole e a vietare burqa e niqab in classe.
Ne è sicuro il ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Valditara (Lega) che ieri si è collegato da New York con la sala della Camera dei deputati dove Matteo Salvini, circondato da tre eurodeputate leghiste, ha ripresentato il pacchetto di norme anti islam targate Lega che giacevano nei cassetti da mesi e che domenica, senza alcun preavviso, la premier Giorgia Meloni ha fatto in parte sue rilanciando il dossier alla festa di Gioventù nazionale.
Decreto o disegno di legge, il primo nodo con il Colle
Vedremo se oggi, in Consiglio dei ministri, arriverà veramente un decreto o un disegno di legge. La differenza non sfugge a nessuno: il decreto è una forzatura (dove sono i requisiti dell’urgenza?) che rischia di esasperare i rapporti con la Presidenza della Repubblica.
Il disegno di legge – che richiede tempi lunghi difficilmente compatibili con l’andamento della legislatura – metterebbe il re nudo, ovvero la natura puramente propagandistica del provvedimento.
Non solo. Agire con decreto vorrebbe dire mettere in subbuglio famiglie, provveditorati e corpo insegnanti visto che le scuole sono iniziate, le classi assegnate e vorrebbe dire costringere famiglie straniere a spostare i propri figli in altri istituti. Certamente più lontani, talvolta anche fuori comune.
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Giorgia Meloni, che ha lanciato il sasso, per un giorno si è tenuta fuori dalla mischia e ha seguito le baruffe da Milano dove ha preso parte alla cena ufficiale della settimana della moda. Intanto a Roma se ne davano di santa ragione. Dentro la sua stessa maggioranza.
Salvini si è ripreso quello che considera suo perché non sopporta gli scippi che nell’ultima settimana sono stati frequenti e di peso: prima il bollo auto poi il tetto di stranieri nelle classi con il divieto di burqa e niqab, iniziative che la premier ha annunciato senza interpellare gli alleati. Anche questo è un segnale evidente di campagna elettorale senza regole e con un’unica ossessione: l’ex generale Vannacci.
Salvini si riprende la battaglia anti Islam
Salvini ha motivato il provvedimento sotto il mantello della politica: “L’Islam politico è il nemico pubblico numero uno. Invece dell’islamofobia, bisogna preoccuparsi della cristiano-fobia perché in Europa tra un po’ ci sarà la caccia al cristiano e all’ebreo”.
Poi è intervenuto il ministro Valditara: “Sarà un decreto perché bisogna intervenire subito sui nuovi arrivi”. Salvini ha precisato che non gli interessano “primogeniture” (eccome se gli interessano) e ha invitato i partiti di maggioranza ad “unire gli sforzi” perché “in un anno di legislatura possiamo recuperare il tempo perduto”.
Peccato però che dentro Forza Italia si registrino molti mal di pancia. Gli azzurri condividono il merito ma non il metodo con cui si sta affrontando il mondo della scuola: “Noi da anni chiediamo lo ius scholae per la cittadinanza. Che fine ha fatto?”
Tutto vero. I taxisti proclamano sciopero per il caro carburante ma Salvini, che in genere li coccola, non li cura.
La scuola che avrebbe bisogno di altro
Ora qui occorre mettere un po’ le cose in fila per rispetto dell’intelligenza e del buon senso. In quattro anni di governo la maggioranza non ha inteso mettere mano al mondo della scuola che pure presenta molte criticità: edifici inadatti, dalle classi alle palestre; orari vecchi e inutili visto che servirebbe come l’aria il tempo pieno per aiutare con l’italiano chi ne ha bisogno e avviare ad altre discipline chi ha interessi, in generale ad evitare pomeriggi in compagnia per lo più dei social; inverno demografico per cui sono state cancellate centinaia di classi e oltre tremila posti tra insegnanti e collaboratori scolastici.
Servirebbe insomma una grande visione per pensare una nuova scuola. Invece Meloni si sta occupando del comignolo di una casa che non ha neppure le fondamenta: gli studenti stranieri e il burqa in classe (che si contano sulle dita di una mano). Che lo faccia per inseguire Vannacci, Futuro nazionale e mantenere a casa il proprio elettorato identitario, è abbastanza evidente. Diversamente si sarebbe mossa prima e sarebbe stata una scelta responsabile. Quando ci si occupa di scuola l’ideologia è una pessima suggeritrice.
I numeri: 23mila classi su 300mila
Torniamo a oggi, quando sarà approvato il decreto nel Consiglio dei ministri. Prima di tutto occorre sapere che il 65,4% degli studenti stranieri iscritti nelle scuole italiane sono nati in Italia (il 34% all’estero). La maggior parte (9,2%) sono alle elementari, il 7,5% alle medie e il 4,2 alle superiori.
E questi sono numeri che di per sé dovrebbero interrogare un governo. Alla fine, il problema del sovraffollamento “straniero” (ma nato in Italia e magari con buona padronanza della lingua) riguarda 23mila classi su 300 mila. Quelle dove c’è un reale problema legato alla lingua sono circa un migliaio.
Non si dice che il problema non esiste, va però determinato con numeri reali e annunciare a freddo un decreto per limitare il numero di stranieri in classe racconta un altro problema che ha poco a fare con la scuola: il consenso e la campagna elettorale.
Lo scontro con Mattarella e Zuppi
E qui si arriva allo scontro con il Capo dello Stato e il Cardinale Zuppi. “Sono stati entrambi strumentalizzati” ha precisato Valditara che ha assicurato come il criterio sarà “puramente linguistico” (non conterà quindi semplicemente la cittadinanza ma la conoscenza dell’italiano) e che “la norma non è in contrasto con il Colle perché l’obiettivo è evitare classi ghetto in stile Alabama anni ‘50”.
Il Quirinale aspetta il testo
La strumentalizzazione, per l’appunto, è stata fatta da Giorgia Meloni martedì sera a Porta a Porta quando ha tirato fuori le circolari di Mattarella nel 1990 quando era ministro dell’Istruzione in cui, come la ministra Gelmini vent’anni dopo, indicava un massimo di cinque studenti stranieri per ogni classe.
Nella modalità “campagna elettorale” in cui sembra essere entrata la premier, la conflittualità con il Quirinale sarà pietanza frequente, dalla giustizia alla legge elettorale, gli indizi sono numerosi. Le interlocuzioni tra palazzo Chigi e legislativo del Quirinale sono state attivate.
E vediamo se alla fine verrà fuori un decreto o un disegno di legge. “Riguarderà da quest’anno i nuovi arrivi ma sia chiaro, non disarticoleremo le classi perché il nostro obiettivo resta l’integrazione” ha assicurato il ministro.
Dal Quirinale nessun commento sul tema. Il diritto allo studio è sancito dall’articolo 34 della Carta e sarà quello l’unico faro con cui Mattarella esaminerà il testo del governo.































