Il corpo di Gjovalin Lazri è stato trovato a 30-40 metri dal cascinale. Autopsia e accertamenti balistici dovranno stabilire da dove Roberto Mollo abbia sparato e ricostruire la traiettoria dei colpi
La distanza dalla quale Roberto Mollo ha sparato, è il nodo decisivo per stabilire se si sia trattato di legittima difesa oppure no.
Il camionista di Baldissero d’Alba indagato è a piede libero per omicidio volontario. Ha sparato per 13 volte con la sua Beretta calibro 9 contro i ladri che fuggivano dal cortile del suo cascinale, uccidendo Gjovalin Lazri. Colpito al collo e alla spalla.
Il nodo dei 30-40 metri
Anche se saranno l’autopsia, prevista per oggi, e gli accertamenti balistici a stabilire con precisione la traiettoria dei colpi e la distanza da cui sono stati esplosi, si sa che il corpo senza vita di Lazri è stato trovato a circa 30/40 metri.
È possibile che, dopo essere stato colpito, non si sia accasciato subito a terra. Ma si sia trascinato di qualche passo: ed è la risposta a questo interrogativo che potrebbe sciogliere un nodo importante dell’inchiesta.
Secondo una prima pista investigativa Mollo avrebbe aperto il fuoco nella direzione in cui si trovava il gruppetto dei ladri, in un punto buio da cui però spuntavano le luci delle torce che gli intrusi avevano portato con loro. Ma la dinamica è ancora tutta da definire: per ora si ipotizza che Mollo abbia sparato dal balcone.
LEGGI Roberto Mollo, chi è l’uomo che ha ucciso un ladro e teme la fine di Roggero
L’autopsia e la traiettoria del proiettile
Il primo esame ha evidenziato due fori ai lati opposti del collo della vittima, come se l’uomo fosse stato trapassato, ma non si esclude che l’uomo sia stato raggiunto da un solo proiettile non alle spalle, ma mentre si stava voltando durante la fuga. Tutte ipotesi che dovranno essere supportate dai risultati delle analisi medico legali che su indicazione della procura di Asti, inizieranno oggi. Un ruolo cruciale nella risoluzione del caso – se si sia trattato di legittima difesa o no – la giocheranno anche i legali dell’indagato e della vittima.
La tesi della difesa di Mollo
Per la difesa di Roberto Mollo non si sarebbe trattato di un furto di materiali edili, ma di un tentativo dei ladri di intrufolarsi nella vicina abitazione: è questo che sabato scorso avrebbe spinto i ladri a entrare nel cortile della cascina a Baldissero d’Alba (Cuneo), dove il 35enne autotrasportatore stava dormendo da solo. «Lo dimostrano le torce e i guanti ritrovati sulla scena dai carabinieri», sostiene l’avvocato Piermario Morra.
Il caseggiato è composto da due abitazioni collegate, entrambe di proprietà della famiglia: una di queste è in ristrutturazione. Nei confronti di Mollo pende anche un’accusa per il tentato omicidio degli altri componenti della banda, dileguatisi dopo gli spari. In base alle prime ricostruzioni, il padrone di casa avrebbe gridato dal balcone al primo piano ed esploso 13 colpi con la sua pistola, una Beretta calibro 9 ereditata dal papà. Nessun commento invece sulla dinamica ancora da chiarire con l’autopsia e gli esami balistici.
Gli accertamenti e il possibile nuovo interrogatorio
All’esito di questi accertamenti Mollo, già sentito in caserma a Sommariva Perno all’indomani dei fatti, potrebbe rispondere alle domande degli inquirenti. Riserbo anche dall’avvocata Roberta Sisimbro, legale della famiglia della vittima, che prima di pronunciarsi attende l’evoluzione delle indagini.
«Ho la massima fiducia nell’operato della procura e anche nei consulenti tecnici nominati dai magistrati», si limita a dire.






























