24 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

23 Ago, 2026

Legge elettorale, l’incubo di Palazzo Chigi: con Fi e Lega sotto il 15% il premio di maggioranza diventa un miraggio

La riforma della legge elettorale voluta dal governo Meloni, ribattezzata Stabilicum, rischia di scontrarsi con un problema che a Palazzo Chigi definiscono di aritmetica prima ancora che di strategia politica.

Il meccanismo, approvato alla Camera in prima lettura e ora atteso al Senato, prevede che una coalizione debba superare il 42 per cento dei voti validi su base nazionale per ottenere il premio di maggioranza: settanta seggi aggiuntivi alla Camera e trentacinque al Senato. Ma gli ultimi sondaggi mostrano un centrodestra sempre più appesantito dal crollo dei due alleati minori di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, la cui somma è ormai scesa sotto la soglia psicologica del 15 per cento.

Il dato che preoccupa la maggioranza

Le rilevazioni più recenti, diffuse da Swg e Ipsos nel corso dell’estate, fotografano un quadro impietoso per i due partner storici della coalizione di centrodestra. Forza Italia si attesta intorno al 7-8 per cento, in progressivo calo negli ultimi mesi, mentre la Lega di Matteo Salvini è scivolata sotto il 6 per cento, con alcune rilevazioni che la collocano addirittura al 5,1 per cento.

Sommando i due partiti si arriva a un totale compreso tra il 12 e il 14 per cento, ben lontano dal peso che i due alleati garantivano fino a un paio di anni fa. Fratelli d’Italia, dal canto suo, resta stabile poco sopra il 27 per cento, ma da solo non basta a colmare il divario necessario per raggiungere la soglia del 42 per cento fissata dalla nuova legge elettorale.

Il vero elemento di instabilità, secondo gli analisti, non è tanto la tenuta di Fratelli d’Italia quanto l’erosione contemporanea dei due alleati minori: la Lega ha perso oltre due punti percentuali rispetto all’inizio dell’anno, mentre Forza Italia ne ha ceduti circa uno e mezzo nello stesso periodo. Due flessioni con cause diverse, la concorrenza di Roberto Vannacci da una parte, le difficoltà di consenso di Matteo Salvini dall’altra, ma con un effetto identico sulla tenuta complessiva della coalizione di governo.

L’incognita Vannacci

A complicare ulteriormente lo scenario per la maggioranza c’è la crescita di Futuro Nazionale, il partito guidato dall’ex generale Roberto Vannacci, che nei sondaggi più recenti ha ormai raggiunto e in alcuni casi superato la Lega, attestandosi intorno al 7 per cento.

Un partito che, pur collocandosi nell’area di centrodestra, non è formalmente parte della coalizione di governo e la cui eventuale confluenza nello schieramento guidato da Giorgia Meloni non produrrebbe una semplice somma aritmetica dei consensi.

Diverse simulazioni condotte dagli istituti demoscopici indicano infatti che, includendo Futuro Nazionale nella coalizione, si registrerebbe comunque una dispersione di voti verso l’area centrista e verso l’astensione, capace di annullare buona parte del vantaggio teorico.

Senza l’apporto di Vannacci, il centrodestra si attesterebbe complessivamente attorno al 41-42 per cento, un dato che coincide quasi esattamente con la soglia fissata dallo Stabilicum per l’attribuzione del premio di maggioranza. Un margine talmente ridotto da rendere il raggiungimento della soglia tutt’altro che scontato, soprattutto in un contesto in cui la quota di elettori indecisi o orientati all’astensione supera ormai il 30 per cento del corpo elettorale.

Il nodo politico della soglia

Proprio la definizione della soglia per l’assegnazione del premio è diventata, nelle ultime settimane, un tema di scontro interno alla maggioranza. Alcuni esponenti di Fratelli d’Italia avrebbero valutato l’ipotesi di innalzare l’asticella fino al 45 per cento, come proposto da un emendamento di Azione, un livello che renderebbe ancora più difficile per qualsiasi coalizione ottenere il premio, lasciando così a Fratelli d’Italia, in caso di mancato raggiungimento della soglia da parte di tutti gli schieramenti, margini di manovra più ampi in un eventuale scenario di stallo proporzionale. Un’ipotesi che, secondo quanto trapela, Giorgia Meloni non ha però intenzione di sposare, ritenendola distante dalla propria linea politica.

Resta il fatto che la combinazione tra il calo di Forza Italia e Lega e la crescita di Futuro Nazionale sta ridisegnando gli equilibri interni al centrodestra proprio nella fase in cui si definiscono le regole del gioco per le prossime elezioni politiche. Un’incognita che pesa sulle strategie di Palazzo Chigi, chiamato a difendere un impianto normativo pensato per garantire stabilità di governo, ma che rischia di rivelarsi un’arma spuntata se la coalizione di maggioranza non riuscirà a invertire la tendenza nei consensi nei mesi che mancano al voto.

Anche sul fronte opposto, la matematica non offre certezze: le simulazioni sul campo largo indicano che la coalizione progressista si attesterebbe intorno al 42-43 per cento, un margine altrettanto risicato. Lo scenario più probabile, secondo diversi osservatori, resta dunque quello di un proporzionale senza premio, con il negoziato politico che tornerebbe decisivo dopo il voto per la formazione di una nuova maggioranza.

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