Il centrosinistra italiano torna a fare i conti con le proprie divisioni interne. Il cosiddetto campo largo, la coalizione che dovrebbe riunire Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e le forze centriste in vista delle prossime elezioni politiche, si trova ancora una volta bloccato sul nodo del metodo: prima le primarie per scegliere il candidato premier, come chiede Giuseppe Conte, o prima un programma condiviso da tutti gli alleati, come sostiene Elly Schlein?
Lo scontro, riesploso nel corso dell’estate, ha rallentato i lavori sulla costruzione della coalizione proprio nel momento in cui il centrosinistra, secondo diversi sondaggi, risulterebbe in crescita nei consensi rispetto al governo Meloni. Il Movimento 5 Stelle, per voce del suo leader, continua a spingere per un percorso che parta dalle primarie, ritenute lo strumento più diretto per legittimare popolarmente la guida della coalizione. Il Partito democratico, al contrario, chiede che si arrivi al voto degli elettori soltanto dopo aver messo nero su bianco una piattaforma politica comune.
Il nodo del metodo
La posizione della segretaria dem è stata ribadita a più riprese nel corso dell’estate: prima il programma condiviso da tutta l’alleanza, poi le primarie, perché chi le vince deve guidare l’intera coalizione e non soltanto il proprio partito. Una linea che il Nazareno considera imprescindibile per evitare che la scelta del leader si trasformi in un semplice test di popolarità tra i partiti, scavalcando il confronto sui contenuti.
Di parere diverso è Giuseppe Conte, che ha più volte sostenuto come le primarie debbano servire non soltanto a indicare il nome del candidato alla presidenza del Consiglio, ma anche a sciogliere i nodi politici più divisivi all’interno della coalizione, a partire dalla posizione sul sostegno militare all’Ucraina. Il leader M5S ha proposto di affidare direttamente agli elettori delle primarie anche l’indirizzo da dare alla linea di politica estera, una proposta che ha provocato l’immediata reazione della segretaria dem, secondo cui il metodo scelto da Conte non può funzionare.
Il fronte allargato: dai civici ad Avs
Il dibattito coinvolge anche gli altri attori della coalizione. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha escluso ogni veto sulle primarie, ma ha comunque insistito sulla necessità di partire prima dalla proposta politica, indicando salari, sanità, casa e diseguaglianze come i temi da cui costruire una piattaforma comune. Posizioni più caute arrivano da Alleanza Verdi e Sinistra, che pur non escludendo la partecipazione alle primarie, non ne fa una priorità assoluta e valuta anche la possibilità di presentare una propria proposta autonoma di governo.
A complicare ulteriormente lo scenario è arrivato il rifiuto della sindaca di Genova Silvia Salis di candidarsi alle eventuali primarie, un’ipotesi che aveva raccolto consensi trasversali come possibile figura di sintesi tra le diverse anime della coalizione. Con l’uscita di scena di Salis, il campo si restringe di fatto attorno ai due leader di partito, Conte e Schlein, che restano dunque i principali contendenti per la guida della coalizione, complicando ulteriormente la ricerca di un profilo unitario capace di mettere d’accordo tutte le forze in campo.
I sondaggi e la partita delle leadership
Sul piano dei consensi, diverse rilevazioni pubblicate nel corso dell’estate danno Giuseppe Conte in vantaggio su Elly Schlein tra l’elettorato di centrosinistra, sia sui social sia nei sondaggi più tradizionali. Un dato che rafforza la posizione del leader M5S nella trattativa interna alla coalizione, ma che allo stesso tempo alimenta le tensioni con il Partito democratico, preoccupato di perdere il ruolo di partito guida della coalizione proprio nella fase decisiva della sua costruzione.
Resta poi aperta la questione delle regole con cui eventualmente si terranno le primarie: numero di partecipanti ammessi, eventuale doppio turno, modalità di voto e perimetro delle forze politiche coinvolte. Alcuni osservatori politici ipotizzano una consultazione a più candidati, con Conte e Schlein favoriti mentre Avs, i centristi di Italia Viva e le liste civiche legate a figure come l’assessore romano Alessandro Onorato potrebbero schierare propri esponenti. Un quadro che, secondo diversi commentatori, rischia di trasformare la sfida in un test di forza tra i partiti più che in un momento di reale unità della coalizione.
Le prossime settimane saranno cruciali per capire se il campo largo riuscirà a superare lo stallo tra programma e primarie. Un tavolo programmatico tra le forze della coalizione è atteso per l’inizio dell’autunno, quando i partiti dovranno provare a sciogliere i nodi più delicati, a partire dalla linea sulla guerra in Ucraina, prima di poter fissare tempi e regole di un’eventuale consultazione tra gli elettori per la scelta del candidato premier da opporre a Giorgia Meloni alle prossime elezioni politiche, mentre il centrodestra osserva con attenzione le manovre degli avversari in vista della campagna elettorale.






























