Nel rapporto Invalsi del 2026 emergono gravi difficoltà delle competenze di base per la scuola primaria. Grandi progressi sul fronte della dispersione scolastica
Quattro bambini italiani su dieci hanno gravi difficoltà in matematica alle scuole elementari. E sempre alle scuole elementari, gli alunni stentano anche in italiano. La costante per il sistema scolastico è il mancato recupero delle competenze al periodo pre-Covid, anche se nell’ultimo anno delle superiori salgono quelle in inglese e digitale. Il Sud è in forte recupero, anche grazie alla riduzione della dispersione scolastica, contribuendo a ridurre le distanze tra le diverse aree territoriali.
L’indagine su 11.400 scuole
Sono alcuni degli elementi che emergono dal rapporto Invalsi 2026, le prove sull’apprendimento che hanno coinvolto nel 2025 11.400 scuole per un totale di oltre 800.000 alunne e alunni della scuola primaria (classe II e classe V), 520.000 della scuola secondaria di primo grado (classe III) e oltre 1 milione di studenti e studentesse della scuola secondaria di secondo grado (classe II e ultimo anno).
A preoccupare di più è la scuola primaria. Tra i più piccoli, chi raggiunge il livello base di competenze matematiche diminuisce, infatti, rispetto alla precedente rilevazione Invalsi, di circa 3 punti percentuali, sia in seconda che in quinta elementare, in tutto poco più del 60% degli alunni. Per un buon 40%, dunque, non si raggiunge il livello minimo di competenze mentre rispetto al 2019 – periodo pre-Covid – il calo nei risultati medi è di circa l’8-10% (erano oltre il 70%).
Italiano bene solo alle superiori
Quello riguardante la matematica non è però l’unico apprendimento che desta allarme. In Italiano migliorano solo gli studenti dell’ultimo anno delle superiori – a livello nazionale, la quota di chi raggiunge almeno il livello obiettivo passa, infatti, dal 52% del 2025 al 54% –, mentre in terza media la quota nazionale di chi conquista il livello base scende dal 59% al 57%, e anche alle elementari, soprattutto in seconda, c’è un calo importante. Già nel secondo anno delle superiori si osservano risultati stabili, se non in lieve discesa rispetto al 2025: si passa dal 62% al 61%, con risultati differenziati nelle diverse aree del Paese.
Mai recuperati i livelli pre-pandemia
Anche in terza media permane l’andamento emerso nel corso negli ultimi anni, con un peggioramento: la percentuale nazionale di chi raggiunge almeno il livello obiettivo passa dal 59% al 57%. Una quota rilevante poi di studenti che hanno frequentato una parte importante della scuola primaria durante la pandemia – notano i ricercatori Invalsi – fatica a raggiungere livelli adeguati nella comprensione della lettura. «Più grammatica e meno tablet», suggerisce il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, mentre Invalsi confida nei nuovi programmi scolastici ed evidenzia la necessità di concentrare maggiori sforzi sulla comprensione del testo scritto, percorrendo tutti gli spazi previsti nelle Indicazioni Nazionali.
Cala la dispersione scolastica
Le buone notizie arrivano dal fronte della dispersione scolastica, ovvero l’abbandono precoce degli studi. Nel 2025 è all’8,2% e, secondo le stime Invalsi, potrebbe scendere al 7,3% nel 2026. Un traguardo importante, che centra, e con largo anticipo, l’obiettivo del 9% fissato dall’Unione Europea per il 2030. Scende anche la c.d. “dispersione scolastica implicita”, che riguarda gli studenti che, pur portando a termine il proprio percorso di istruzione, non raggiungono livelli adeguati negli apprendimenti di base. Anche in questo caso la quota di ragazzi in questa condizione registra una diminuzione significativa (erano l’8,7% nel 2025 sono il 6,3% nel 2026) e contemporaneamente cresce il numero degli allievi e delle allieve che consegue risultati elevati, i cosiddetti eccellenti, che passano dal 12,3% del 2025 al 13,1% del 2026.
Valditara: 520mila ragazzi recuperati
«Sono oltre 520 mila i ragazzi recuperati dal 2022 ad oggi, l’Italia si colloca tra i paesi più virtuosi e supera Olanda, Estonia, e la Germania che è in costante peggioramento per abbandono scolastico – è stato il commento di Valditara – Sono 520mila ragazzi tolti dalla strada, dal divano, che hanno un futuro, sottratti al lavoro nero e alla criminalità». Di contro, il ministro stigmatizza la situazione a Prato: «Mi è stato detto che in alcuni istituti il 70% di studenti cinesi non va a scuola, bisogna intervenire».
«I risultati scolastici del post pandemia si sono stabilizzati su livelli che non erano quelli pre-pandemia: bisogna continuare ad investire, nell’auspicio che, con i nuovi programmi, si vada verso un miglioramento», ha sottolineato il presidente dell’Istituto Invalsi, Roberto Ricci. «Dalle rilevazioni del 2025 notiamo una ripresa, però non siamo ancora ai livelli del pre-Covid, cioè del 2019». In proposito, il presidente dell’Istituto cita le stime internazionali: “Nella migliore delle ipotesi, non richiederà meno di 7-8 anni”.
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