In dialogo con l’Altravoce Giancarlo Frera, titolare di Deltapiscine, commenta la tragedia di Sestri Levante in cui ha perso la vita una bimba di 11 anni e offre una ricetta per la prevenzione
Alice è annegata in poco più di un metro d’acqua, in una vasca di tre metri per sei. La tragedia di Sestri non è successa in condizioni palesemente rischiose o estreme: ha il colore beffardo di una sciagura evitabile per una questione di secondi e di centimetri. Ma è anche, purtroppo, un tratto spesso comune agli incidenti di questo tipo. Queste vasche costano relativamente poco, non richiedono la manutenzione di un impianto sportivo, è facile sottovalutare i rischi, le necessità di sorveglianza e i protocolli di sicurezza che devono circostanziare un impianto del genere.
Parla l’esperto
Serve parlarne con chi di piscine se ne intende. «La piscina è pericolosa, ti tradisce. Quando mio figlio era piccolo e si faceva il bagno, in una piscina poco più piccola di quella dove è successo l’incidente, io stavo lì davanti tutto il tempo. Se dovevo andare in bagno chiamavo mia moglie, che il bambino lo guardasse lei». A parlare non è un genitore ansioso, ma uno che con queste cose ci lavora ogni giorno. Le fabbrica, le vende, le installa. Si chiama Giancarlo Frera, è il titolare di una ditta di Roma, Deltapiscine: «Ho cominciato con mio padre nel 1973, costruiamo piscine da allora», dice in dialogo con l’Altravoce.
Le piscine. Niente di più bello, a pensarci, in questi giorni soffocanti. Ma chi le costruisce e chi le monta sa che quando si riempie una vasca d’acqua e quando ci si tuffa dentro, grandi e bambini, ogni dettaglio può dividerci fra la vita e la morte: «Ci sono, le normative, dal 2024 noi dobbiamo lavorare in questo modo: non si può più installare una presa singola». Stai in una vasca, il tuo corpo ostruisce il foro che risucchia l’acqua per garantire pulizia, da un’altra parte c’è un altro foro che garantisce il passaggio d’acqua e non puoi restare incollato lì. «La presa dev’essere doppia, adesso. Se una si ostruisce lavora l’altra e non resti attaccato a quella tappata. Purtroppo esistono tanti impianti vecchi, costruiti quando questa normativa non era in uso».
Impianti vecchi e negligenze
Quegli impianti sono a rischio per più di un motivo: «La presa è troppo piccola e non ha una sufficiente area di distribuzione. Succede: mettono una presa piccola e dietro un impianto che richiama più acqua, un tubo più grande. La velocità del risucchio a quel punto aumenta, è troppo forte». E si rischia di restarci attaccati. Ma la minaccia non è solo di tipo tecnico: «C’è l’incuria umana – continua Frera – per esempio i proprietari che molto spesso non controllano l’impianto, all’inizio o alla fine della stagione. E le condizioni della griglia, e soprattutto se è rimasta avvitata».
Una griglia può fare la differenza fra la vita e la morte: è quella che tiene distante un piede, o una mano, o dei capelli, dal tubo che risucchia l’acqua: «Parliamo di oggetti che costano 10 euro. Perché quest’incuria? Esiste un corso, in molte regioni sarebbe obbligatorio, per la manutenzione delle piscine: in tanti alberghi o stabilimenti chi si occupa della piscina è la stessa persona che taglia l’erba o in spiaggia sposta i lettini. Invece quello è un lavoro che richiede competenza. Accedere ai locali tecnici di una piscina fra l’altro è anche pericoloso per chi ci va».
Tanti morti nelle piscine italiane, troppi. «Purtroppo va detto che quando le strutture erano meno, c’erano meno incidenti», continua con schiettezza Giancarlo Frera: «Un tempo c’era più attenzione. Spesso gli incidenti, anche quelli che poi vanno a buon fine, accadono in piscinette piccole, che sono fra le più pericolose».
Il caso di Sestri Levante
La piscina dello stabilimento dov’è annegata la piccola Alice era piccola. «È molto strano che sia accaduto in una piscina di quella marca – considera Frera, la cui ditta è concessionaria anche di quel tipo di vasche – nella quale le prese di aspirazione sono superficiali. Forse aveva un sistema di idromassaggio, forse una modifica». Tutte cose che dovranno essere accertate dagli inquirenti, i quali intanto hanno aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti. Certo è che per salvare Alice forse sarebbe bastato qualche accorgimento in più: «Un classico pulsante rosso di sgancio. Quel tipo di pulsante che vediamo in tanti luoghi pubblici, messo bene in evidenza, vicino alla vasca. Lo può azionare chiunque, anche un anziano o un bambino. Sgancia tutto il gruppo aspirante e la persona si libera in un istante. Costa poche centinaia di euro».
Il governo ha già presentato un Ddl: per quanto si faccia in fretta sarà approvato dopo l’estate. Ed è d’estate che la gente va in piscina, parliamoci chiaro. Che fare, intanto? «Se le piscine non sono a norma, se non c’è la doppia aspirazione, a qualsiasi tipo di piscina basta togliere la griglia piccola, ci si mette una griglia di acciaio inox, microforata e non dà l’intrappolamento». Gli imprenditori sono avvertiti: badate alla griglia perlomeno. Quanto ai genitori è bene ricordarsi che la profondità dell’acqua non è un criterio per valutare il pericolo. Più l’acqua è bassa, meno gente c’è intorno a salvare la vostra bambina. E datele un’occhiata, o mandatela con un’amica, essere tanti è sempre un modo per salvarsi, in piscina e fuori.




























