15 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Lug, 2026

Omicidio Saman Abbas, definitive le condanne: ergastolo ai genitori e ai cugini

Saman Abbas

La Cassazione ha rigettato i ricorsi dei familiari di Saman Abbas, la 18enne uccisa nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021 a Novellara. Riconosciute la premeditazione e i futili motivi


Diventano definitive le condanne all’ergastolo per i genitori di Saman Abbas, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen. E per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq. La Cassazione ha confermato anche la pena di 22 anni di reclusione inflitta allo zio Danish Hasnain.

I giudici hanno rigettato i ricorsi presentati dagli imputati per l’omicidio della 18enne pachistana. Uccisa nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021 a Novellara, nel Reggiano.

Le condanne definitive

La decisione della Suprema Corte chiude definitivamente il procedimento nei confronti dei cinque familiari di Saman. Per i genitori e i due cugini resta la condanna all’ergastolo, mentre lo zio dovrà scontare 22 anni di carcere.

Nei confronti degli imputati erano state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.

Uccisa perché si opponeva al matrimonio combinato

Secondo l’accusa, Saman Abbas fu assassinata perché si era opposta a un matrimonio combinato. Aveva scelto uno stile di vita considerato incompatibile con le tradizioni imposte dalla famiglia.

La giovane aveva rivendicato il diritto di decidere chi amare, come vestirsi e come costruire il proprio futuro. Una scelta di libertà che, secondo la ricostruzione giudiziaria, i familiari decisero di punire con la morte.

Differenza Donna: «Una svolta sociale»

«La sentenza rappresenta una svolta sul piano sociale, prima ancora che giuridico», ha dichiarato l’avvocata Maria Teresa Manente, responsabile dell’Ufficio legale di Differenza Donna. Difensora di parte civile dell’associazione.

«La Cassazione cristallizza in via definitiva ciò che abbiamo sostenuto in ogni sede: Saman è stata uccisa perché donna ribelle alle regole patriarcali, punita perché si è sottratta al ruolo di subordinazione che l’ordine familiare le imponeva».

«La sua libertà è stata il suo reato»

Manente ha sottolineato che la morte della ragazza «non è stata un eccesso, un impulso, un incidente di un contesto culturale lontano», ma una punizione pianificata.

«Il progetto di ucciderla è nato nel momento esatto in cui Saman ha osato rivendicare il diritto di scegliere chi amare, se studiare, come vestirsi, come vivere. La sua libertà è stata il suo “reato” agli occhi della famiglia; la sua vita ne è stata la pena».

La tutela delle donne invisibili

Per l’avvocata Rossella Benedetti, anche lei dell’ufficio legale di Differenza Donna, la decisione «rende finalmente giustizia a Saman» e riguarda tutte le donne «invisibili» che ogni giorno chiedono protezione ai centri antiviolenza.

La sentenza, ha aggiunto, richiama anche la responsabilità delle istituzioni nel riconoscere per tempo gli indicatori di rischio e nel garantire interventi tempestivi per prevenire i femminicidi.

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