In vista delle elezioni il nodo del generale Vannacci preoccupa il centrodestra: secondo i sondaggi, senza Futuro Nazionale il campo largo è avanti
Le urne sono chiuse e non si riapriranno fino alle prossime politiche, giugno o settembre 2027. «Dipende da tanti fattori, valuteremo nell’interesse non del centrodestra ma dell’Italia» assicurava ieri con fare ecumenico il responsabile di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli. Da qui ad allora due cose sono certe: non ci saranno ulteriori test nelle urne; ci sarà una nuova legge elettorale. Sempre Donzelli e sempre ecumenico: «Lavoriamo per dare all’Italia una legge elettorale che garantisca governabilità e rispetto del voto popolare per cui chi prende un voto in più governa e una settimana dopo il voto è possibile formare il governo». Sistema proporzionale, listini bloccati, no collegi, premio (70 deputati e 35 senatori) alla coalizione che prende il 42%. Se nessuno arriva a quella soglia, la ripartizione dei seggi sarà solo su base proporzionale.
La legge elettorale
Alla Camera il cantiere della legge elettorale lavora silenzioso e indefesso: domani scade il tempo per presentare gli emendamenti al Bignami bis (anche dal nome si capisce che il testo così com’è lo vuole Fratelli d’Italia) che ha sostituto lo Stabilicum che portava la prima firma di due deputati azzurri, Benigni e Battilocchio. Fuori loro, avanti il capogruppo di Fratelli d’Italia. La legge è roba loro, soprattutto. Le opposizioni hanno subìto il timing – il testo è calendarizzato in aula il 26 giugno– e stamani (ore 8.30) il Pd si riunisce per decidere sugli emendamenti. Idem le altre opposizioni.
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I sondaggi Swg
Insomma, i giochi non sono ancora fatti ma la roulette è pronta a girare. In un anno cambieranno molte cose ma i sondaggi cominciano a fotografare lo stato dell’arte. Per prendere le misure e cominciare a muovere. Swg per La7 ne ha sfornato uno ieri che punta il dito su quello che è oggi il nodo gordiano per eccellenza: Futuro nazionale deve stare dentro o fuori il recinto della coalizione di destra-centro? I numeri parlano chiaro. Nell’ipotesi che Vannacci stia con la maggioranza e sotto la leadership Meloni, la coalizione arriva al 47,1%, il centrosinistra, ovvero Pd, M5s, Avs, Iv, +Europa, Psi, si fermerebbe a 45,1%. Azione di Calenda, che giura e spergiura “mai né di qui né di là” avrebbe un tesoretto del 4,3% che gli consentirebbe un agevole ingresso in Parlamento (la soglia è al 3%). Utile per allearsi dopo con una parte o l’altra.
Nell’ipotesi invece che il Generale resti fuori da tutto, un po’ come Calenda insomma, la maggioranza attuale si fermerebbe al 42,6% mentre il centrosinistra arriverebbe al 45%. Vannacci avrebbe il 5,2% – quindi più voti da solo anziché in coalizione – e Azione scenderebbe un po’ (3,9%).
I territori
È certamente troppo presto per capire cosa fare e dove andare. Ma per le forze politiche è utile fin da ora mettere via i dati e farci i conti. La Lega comincia stamani con la riunione del Federale (ore 11), l’organo rappresentativo competente per le modifiche dello Statuto. Lo stesso sondaggio, nella parte delle intenzioni di voto ai singoli partiti, vede la Lega a 6,5 e Futuro nazionale al 5,8. Non c’è più tempo da perdere, il Generale avanza, prende uomini e territorio. «Faremo ciò che deve essere fatto» ripete Salvini ai pochi con cui parla. Tra questi l’ex governatore e attuale presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia. È stato un fine settimana di contatti e telefonate. È nell’aria un’accelerazione nel processo di riforma del partito. Uno scenario concreto è da tempo quello del modello bavarese, con un partito nazionale e una costola nordista.
Salvini avrebbe proposto a Luca Zaia e Massimiliano Fedriga di affiancarlo come vicesegretari, assieme a Claudio Durigon che manterrebbe il ruolo nell’organigramma, come referente per il Centro-Sud. Oggi se ne comincerà sicuramente a parlare (come della legge elettorale) in vista del ritiro a porte chiuse del 4 e 5 luglio voluto da Salvini a Treviso. Sarà quella la data clou in cui sarà decisa l’eventuale modifica dello statuto. Una cosa è certa: Salvini non può più stare fermo e deve lasciare agli altri big lo spazio che richiedono. Zaia parla di «coraggio» e di «forte radicamento sul territorio». Basterà per sgonfiare Vannacci? Chi è l’elettorato che il Generale dice di raccogliere in tutta Italia da nord a sud? Avventurieri della politica in cerca di un posto in Parlamento, ovvero l’ennesimo fenomeno populista? O una vera destra xenofoba, razzista, sessista, omofoba, antieuropa e filo Russia che non trova spazio nell’attuale destra?
I leghisti si smarcano
I leghisti non hanno dubbi: «Vannacci deve stare fuori dal recinto della maggioranza, non ne abbiamo bisogno». Ai cronisti in Transatlantico alla Camera gli stessi leghisti ripetono: «Continuate a parlare di Vannacci, stare facendo un grosso errore come quando davate tanto spazio a Meloni perché era l’unica all’opposizione mentre noi tenevamo su il Paese durante il Covid e la guerra…». Si potrebbe rispondere, bastava non candidarlo alle Europee, non dargli l’agibilità politica che ha avuto e chissà dove sarebbe ora. Ma per questo citofonare, come direbbe qualcuno, Salvini. Anche Giorgia Meloni dovrebbe evitare di tirare in barca il Generale: per lei sarebbe un ritorno a quelle origini della destra estrema da cui ha fatto tanta fatica a ripulirsi. Il nodo è, appunto, gordiano. E non si intravede, al momento, un Alessandro Magno in grado di prendere la spada e tagliarlo di netto.





























