Gli imprenditori, non tutti ma molti di quelli che si allineano al governo nella critica all’Europa come causa del declino italiano, investono solo una minima parte dei loro guadagni. Il resto lo distribuiscono ai soci o lo accumulano in proprio o, nella migliore delle ipotesi, lo destinano al pagamento dei debiti pregressi.
Nell’articolo che pubblichiamo alle pagine II e III, il direttore del Centro studi Einaudi Giuseppe Russo spiega nei dettagli l’«esemplare» doppiezza di quest’economia della rendita. Che è una delle cause della mancata crescita e dell’arretramento produttivo dell’Italia.
TUTTI GLI EDITORIALI di Alessandro Barbano
La classe dirigente che non rischia
Il fenomeno non esclude eccezioni virtuose. Ma racconta la tendenza di una classe dirigente corporativa e inadeguata, pronta a rivendicare ma non ad assumere la responsabilità del cambiamento nel nostro Paese.
Tanto che non solo ha risposto alle crisi degli ultimi due decenni tirando i remi in barca e disinvestendo ma ha utilizzato i contributi pubblici che pure rivendicava a gran voce, in forma sostitutiva. Non aggiuntiva rispetto agli investimenti, così da annullare del tutto il rischio d’impresa, trasferendolo sullo Stato.
Il paradosso di Superbonus e Pnrr
Questa risposta è stata evidente non solo di fronte all’immane flusso di denaro pubblico giunto con il Superbonus del 110 per cento. E caricato a debito sulle spalle delle generazioni future. Ma anche con i fondi del Pnrr.
Che non hanno fin qui attivato una crescita propulsiva perché, con ogni probabilità, sono andati a sostituire quei pochi investimenti che in ogni caso si sarebbero fatti in questi anni. E che sono stati in prevalenza diretti alle costruzioni, il cui effetto sul Pil si chiude alla chiusura dei cantieri. E non invece alla ricerca e all’innovazione, i cui effetti sul Pil iniziano alla chiusura dei cantieri.
Il rischio di nuove scorciatoie
Il governo e le classi dirigenti che ora vorrebbero derogare al Patto di stabilità, rischiando di esporre il Paese a una nuova instabilità finanziaria. Farebbero bene a fare un esame di coscienza, piuttosto che coltivare alleanze elettorali a perdere sulla pelle del Paese.
L’Italia ha già pagato un prezzo altissimo alla propaganda. Anziché indebitarci per finanziare investimenti improduttivi, è l’ora di premiare selettivamente chi investe per portare il Paese nel futuro.































