22 Agosto 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

22 Ago, 2026

Europa e migranti, i tre cerchi di una crisi che rischia di lacerare l’Ue

Geopolitica, istituzioni e storia: il dossier legato ai migranti mette a nudo le fragilità dell’integrazione in Europa e le difficoltà dell’Ue nel trovare una risposta comune


Europa e migranti: un quadro che oscilla tra il tragico e il grottesco. L’istantanea può essere quella di una storia che bussa alle porte del Vecchio continente senza ottenere risposta. Per cercare di fare un minimo di ordine, proviamo a proporre un modello di osservazione e analisi basato su tre cerchi concentrici. Il più largo è quello inerente alla cosiddetta geopolitica. L’Unione europea è direttamente sfidata in senso tradizionale e con minacce ibride di ogni genere lungo il suo confine orientale.

I sistemi informativi, quelli energetici, quelli informatici dei 27 Paesi membri sono oramai giornalmente sotto tiro e il mandante di queste operazioni si trova al Cremlino. Contestualmente la seconda presidenza Trump ha innescato la più profonda crisi euroatlantica mai avvenuta dal dopo Seconda guerra mondiale e ha reso evidente che Washington progressivamente non svolgerà più il ruolo di garante di ultima istanza di un continente europeo che ha finto, dopo il 1945, di credere che la pace possa essere garantita dalla smilitarizzazione.

La crisi geopolitica e il dossier migratorio

Di fronte a questa duplice sfida, l’Ue ha avviato un primo magari caotico ma rilevante dibattito attorno al concetto di autonomia strategica e di riarmo ma tutto ciò rischia di infrangersi rovinosamente sul dossier migratorio. Le schermaglie avviate a partire dal caso Ceuta tra Madrid e Roma e da quel momento il crescendo con la questione della gestione dei rimpatri, con ancora il nostro Paese protagonista e Germania, Finlandia e Svezia tra gli altri pronti a trasferire nel nostro Paesi i richiedenti asilo, costituiscono la vera e propria pietra tombale per qualsiasi sforzo nella direzione di una difesa e di una politica estera comuni. Il dossier migranti erode in maniera ideologica e polarizzante qualsiasi forma anche minima di coesione europea.

Il secondo cerchio, quello intermedio, potremmo definirlo istituzionale e chiama in causa il regolamento di Dublino II del 2003 e il recente Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, in vigore dal 12 giugno scorso. Su questo punto, a rischio di essere tranchant, occorre utilizzare il termine fallimento. Dublino II e Patto europeo sulla migrazione e l’asilo (quest’ultimo con buona pace della presidente del Consiglio italiano che lo ha più volte definito un avanzamento) rappresentano l’istituzionalizzazione dell’incapacità politica europea di affrontare un tema decisivo per l’evoluzione dei sistemi democratici in questo secondo quarto di XXI secolo.

Le debolezze burocratiche del sistema

E il fallimento è burocratico, poiché la recente intesa che riforma Dublino II in realtà non velocizza le procedure di identificazione, non rende rapida l’analisi delle domande di asilo e non propone meccanismi realmente coercitivi per la ricollocazione dei migranti così come solo formalmente prevede strumenti compensatori per i Paesi di primo ingresso. Ma il fallimento è anche politico e sottende a Dublino quanto al Patto: il tema dei flussi migratori non è mai completamente concepito come un dossier dei 27 e già la logica del “Paese d’ingresso” presuppone che l’arrivo di un migrante non avvenga su un territorio europeo ma su quello di uno dei Paesi membri. Ecco perché servirebbe contestualmente un cambio di rotta burocratico quanto politico.

Guardando al terzo cerchio, quello di lungo periodo, viene da pensare che tale cambio di rotta difficilmente possa avvenire. L’ultimo cerchio è quello della storia e ci porta al 1985, anno della firma dell’accordo di Schengen, poi divenuto convenzione europea di Schengen nel 1990. Inizialmente firmato solo da cinque dei sei Paesi fondatori (l’Italia non ne era parte) e poi progressivamente allargato ad Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Austria, ecc. È da lì che occorre ripartire e sottolineare due criticità troppo spesso ricorrenti nelle evoluzioni politico-istituzionali del processo di integrazione europeo.

I limiti dell’integrazione europea

Da un lato la Cee poi Ue tende a non applicare in maniera totale e compiuta i suoi Trattati. Di Schengen si è sempre sottolineato e ci si è sempre concentrati sulla dimensione interna, lasciando poco spazio o comunque trascurando quella dei confini esterni. Ma in questo senso un errore simile riguarda Maastricht, che si è sostanzialmente arrestato alla moneta unica, senza dare seguito al necessario coordinamento delle politiche economiche e sociali. Dall’altro lato è impossibile non sottolineare la difficoltà che l’Ue mostra nel riadattarsi ai mutamenti della storia.

Schengen poteva avere un senso sino alla conclusione della Guerra fredda, ma già le migrazioni interne successive al crollo dei sistemi comunisti lo hanno messo in crisi e soltanto il processo di allargamento ne ha mascherato i limiti. Il quadro si è definitivamente infranto sugli sconvolgimenti successivi all’11 settembre, alle guerre in Afghanistan e in Iraq e, come ovvio, alle primavere arabe. Da quel momento l’Ue ha proposto soltanto palliativi, compreso l’ambiguo accordo con la Turchia patrocinato dall’allora cancelliera Merkel.

I dublinanti e le ipocrisie europee

Questi pochi spunti di analisi sono oggi travolti dalla quotidianità dei cosiddetti dublinanti. Prima di tutto occorrerebbe ricordare che dietro a questa terribile espressione ci sono esseri umani con sofferenze, affetti, aspirazioni e desiderio di offrire un futuro alle loro giovani generazioni. Ebbene tale questione sta stracciando il velo delle molte ipocrisie che popolano i tre cerchi concentrici in precedenza delineati, ma che soprattutto oggi intossicano i dibattiti pubblici dei principali Paesi membri e che contribuiscono ad innalzare il livello di polarizzazione delle nostre democrazie in crisi.

LEGGI Migranti, Finlandia e Svezia verso i trasferimenti in Italia

Aver trascurato per decenni il complicato quanto ineludibile tema delle migrazioni pone oggi il processo di integrazione europeo in una situazione paradossale: alla ricerca dell’indispensabile coesione per poter sopravvivere nel mondo dei predatori, finisce per lacerarsi e offrire un’immagine litigiosa, come si ricordava in apertura, tra il grottesco e il tragico.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA