Dall’11 al 13 novembre la rassegna di Reggio Calabria sotto la guida del presidente Bova
Dalla burocrazia alla poesia, dal premio Pulitzer alla logistica, dagli scrittori più bravi ai loro capricci, la giornata al Rhegium Julii è assai varia.
All’ombra del castello aragonese di Reggio Calabria, al piano terra di una scuola media, di fronte al Liceo e a duecento metri dall’elementare, il posto sa di futuro. Dalle finestre ancora aperte arrivano le voci delle insegnanti, i ragazzi rispondono e sembrano più incerti. La domanda di questi anni è: in quanti partiranno, che cosa possiamo fare per trattenerli?
Si cerca una risposta anche al Circolo: non c’è aria di rassegnazione, anche se la fatica è tanta. Davanti a un pc, i volontari della Cultura mettono a punto la “tre giorni” del Premio Internazionale, in programma dall’11 al 13 novembre, li guida il presidente Pino Bova.
Su tutti veglia una foto-ritratto di Alda Merini, dono della stessa poetessa, manifesti e memorabilia di 58 anni e forse più.
Una biblioteca corre lungo tutte le stanze: viene in mente che quella Comunale di Reggio, Biblioteca con la maiuscola, è chiusa da più di un anno, e non si vedono manifestazioni di protesta.
Ancora un giro dentro il Rhegium. La sala degli incontri con un grande schermo, quadri e cavalletti, i poster dei premiati (cinque di loro hanno poi vinto il Nobel), il retro di volantini elettorali scaduti per prendere appunti: si deve risparmiare anche sulla carta. C’è un’aria analogica e beatamente novecentesca, capita che certe foto del palcoscenico del “Cilea” risultino ingiallite, ma è il valore della memoria.
Prima di lasciare la parola a Bova, va precisato che io sono un membro della Giuria e pago la quota annuale, tardivamente colpito da questa missione impossibile.
LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI DI MIMÌ
La cultura contende spazio alle sagre e ai buffet
La città dello Stretto, come ormai molte altre, è diventata il tempio del colesterolo, aprono e chiudono ristoranti di tutti i tipi, impazzano i buffet anche negli appuntamenti più austeri, con una settimana di aperitivi nel bar più alla moda si fa il bilancio del “Rhegium”.
In estate, dalla statua di Atena che dà le spalle al mare fino a Montalto, il fenomeno è moltiplicato dalle sagre e dalle feste patronali, e non andiamo avanti per rispetto della fede. Il neo-sindaco Francesco Cannizzaro è rimasto folgorato dall’OktoberFest di Rende e vuole portarla a Reggio l’anno prossimo.
Di fronte a questo ingorgo di piatti e bicchieri, di tempo libero passato ad arrostire involtini di pesce spada, la cultura si fa piccola: contende (spesso invano) finanziamenti pubblici a manifestazioni intorno al cibo, che evidentemente portano consenso. Con la cultura non si mangia, diceva un ministro, o forse no: visto che poi ha fieramente smentito, ma il senso era quello.
Di sicuro, la stragrande maggioranza dell’establishment la considera una spesa improduttiva.
LEGGI Tutti gli articoli di Giuseppe Smorto
Pino Bova: «Sessanta presentazioni l’anno»
Eppure, quest’anno, qualcosa si muove nella città dei Bronzi, e lo scopriremo a poco a poco. Riecco Bova, con un’agenda mentale al livello di Google Calendar:
«Facciamo circa 60 presentazioni l’anno, e poi abbiamo gli eventi fissi. La giornata della Poesia, quella internazionale del Libro. Il ciclo di incontri “A las siete de la tarde”, i caffè Letterari estivi, il Premio per l’inedito e, questa settimana, il Premio Internazionale. Tutto sulle spalle di una quindicina di persone. Questi appuntamenti sono preparati dai gruppi di lettura, che aiutano le varie giurie a scegliere».
E lei è forse abituato a comandare:
«Ho fatto il manager, sono stato dirigente della Regione e sovrintendente del teatro: ma qui capita di spostare anche i mobili. La fatica è tanta, il tentativo è quello di mettere insieme le Università “Mediterranea” e “Dante Alighieri”, con i comuni dello Stretto, della Piana e soprattutto tutti gli istituti superiori. Uno degli appuntamenti a cui tengo di più è l’incontro dell’autore con i ragazzi: hanno letto il suo libro e arrivano preparati. Cellulari spenti, attenzione garantita».
Il Premio Internazionale a Yiyun Li
A Yiyun Li va così il Premio Internazionale del Rhegium: recente vincitrice del Pulitzer, nata a Pechino e residente negli States, è stata scelta “per il suo continuo interrogarsi sul rapporto tra vita e letteratura e la presa di coscienza dell’irreversibilità delle cose che accadono”.
Terrà una “Lectio Magistralis” a Palazzo Campanella, davanti al rettore della “Mediterranea”, l’11 alle 11. Nella serata di gala al “Cilea” (ore 19 del 13, ingresso libero, con il concerto del Coro del Teatro) Li sarà intervistata da Filippo Santelli, ex corrispondente da Pechino di Repubblica.

Gli altri premiati dalla giuria sono: Piergiorgio Pulixi (narrativa), Michele Camerota (saggistica), Azzurra D’Agostino (poesia), Giulio Ferroni (studi meridionalistici) Pino Nano (giornalismo).
«E tutti andranno nelle scuole, accompagnati dai nostri soci volontari» continua Bova. «Occasioni di incontro che non si dimenticano, c’è chi chiede di tornare l’anno successivo. Con commenti che rimbombano: non mi aspettavo posti così belli e ragazzi così bravi. Qui, sempre sperando che vada tutto bene, siamo al lieto fine. Ma prima, quanti dubbi e quanta incertezza, anche se finalmente qualcosa si muove. Potrei dire, con qualche presunzione, che ce lo meritiamo. Siamo all’altezza del “Campiello”, per esempio, che gode di finanziamenti milionari».
Il Rhegium diventa Fondazione
Addirittura? «In termini di manifestazioni produciamo e organizziamo molte più iniziative, il Premio non è una cattedrale nel deserto, ci battiamo perché queste nuove generazioni acquisiscano un senso critico ed estetico. Ma, esattamente come il “Campiello”, abbiamo bisogno del privato.
Quest’anno si affacciano al premio grandi imprese e istituti come Enel, Carical, ed è la prima volta. Il Circolo si è trasformato in Fondazione, cerca e vuol dare spazio a imprenditori illuminati, in una terra che ha bisogno di buone aziende che investano sul territorio, come fanno Mangiatorella e Tramontana. Sono flebo, integratori, e ci danno motivazione per continuare. Altrimenti risulterebbe monco il racconto della città e del suo territorio».
È comunque la città che ospita l’Hitachi, l’azienda che produce i vagoni per la metropolitana di Roma, ma molti ragazzi nemmeno lo sanno.
«Sono conoscenze che dobbiamo alimentare: serve anche la cultura industriale per portare più lavoro qui. Abbiamo altri esempi illustri di radicamento da imitare. Penso a “Pordenone Legge”, una città che potremmo definire periferica e di confine come la nostra, difficile da raggiungere, ancora a misura d’uomo. Eppure celebre per la sua rassegna, che quest’anno ha chiamato Salman Rushdie, chiusa dall’elogio del presidente Mattarella. Anche noi abbiamo la volontà e l’impegno per fare una “Stretto che legge”, fino a oggi le risorse sono state asfittiche: ma finalmente qualcosa si muove. Non ho niente da dire sulle manifestazioni mangerecce e nemmeno sulle maxi-fritture in montagna, rispetto le gare sportive, i tornei di braccio di ferro: ma vorremmo almeno essere trattati allo stesso modo. Serve uno spazio per quello che non è effimero, che non banalizza, che alimenta il pensiero. E ci sono ricordi che restano: l’anno scorso abbiamo portato dai ragazzi personalità come Vito Mancuso e Stefania Auci, davanti a studenti che avevano letto i loro libri. Il Premio non è una passerella, né la ripetizione del solito schema “anziani garantiti che comandano, giovani senza futuro”».
«Non lasciare i ragazzi soli»: la sfida della Calabria
«In tempi di grande vuoto della condizione giovanile, di aggressività e di rivolta, il nostro compito è anche quello di non lasciare i ragazzi soli con se stessi. Un compito duro, spesso si fallisce. La Calabria non è una regione qualunque: compagni di banco possono avere destini opposti, c’è chi va ad Harvard e chi al 41 bis. E quando mi dicono: “fai troppo” rispondo che mi diverto ancora. Servono infrastrutture sociali, una ridistribuzione delle risorse: ma certe scelte può farle solo la politica. Ora però la saluto! Devo andare a fare i biglietti per i premiati».





























