Il presidente americano Donald Trump blocca le sazioni alle esportazioni russe previste dal ‘Lindsey Graham Act‘
Donald Trump sospende le nuove sanzioni contro Mosca prima della loro entrata in vigore, mentre la Russia intensifica gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine. La Casa Bianca invoca l’interesse nazionale, ma la decisione divide il Congresso, allarma Kiev e preoccupa l’Europa. Sullo sfondo, il caro energia e le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre. Il paradosso è netto: Washington dichiara di voler favorire la pace, ma allenta la pressione sull’aggressore. Volodymyr Zelensky è pronto a negoziare, purché la pressione aumenti su Vladimir Putin, non sull’Ucraina.
Il decreto firmato venerdì sospende gran parte delle misure del Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, promulgato da Trump un mese prima e atteso in vigore il 18 ottobre. Il pacchetto prevedeva sanzioni contro funzionari, banche e flotta ombra russa, oltre a dazi fino al 100% contro Paesi che acquistano energia da Mosca.
Cosa prevedeva la legge
La legge consentiva al presidente di rinunciare alle misure per ragioni d’interesse nazionale. Trump lo ha fatto, indebolendo la nuova stretta senza cancellare le sanzioni esistenti. La scelta risponde anche al calcolo elettorale: i rincari energetici preoccupano gli americani mentre i repubblicani difendono maggioranze risicate. Trump punta a contenere i prezzi, ma allentare la pressione su Mosca rischia di favorire lo sforzo bellico russo. Dopo l’intesa sulle forniture di diesel russo ai mercati internazionali, criticata per le possibili ricadute sulla guerra, anche Cina e India avevano contestato le nuove misure: Pechino per il loro carattere extraterritoriale, Nuova Delhi per i rischi nei rapporti bilaterali.
La sospensione riaccende lo scontro al Congresso. La legge era passata con 86 voti contro 11 al Senato e 262 contro 159 alla Camera. Il democratico Richard Blumenthal accusa Trump di voltare le spalle agli americani e agli alleati europei; Don Beyer denuncia una resa a Putin. Anche i repubblicani Thom Tillis, che definisce la scelta «irresponsabile oltre ogni immaginazione», e John Cornyn, cofirmatario della legge, la contestano. Congelare una misura approvata a larga maggioranza mette in discussione la credibilità americana.
Mosca esulta
A Mosca, Kirill Dmitriev, inviato del Cremlino per la cooperazione economica internazionale, celebra la sospensione come un momento «storico». Zelensky la considera un incoraggiamento alla guerra: «Un blackout delle sanzioni statunitensi, l’allentamento della pressione sull’aggressore e le ricompense finanziarie per Putin: tutto questo lo incoraggia soltanto a continuare gli attacchi», scrive su X. Dopo un massiccio attacco russo al sistema energetico ucraino, Zelensky riferisce oltre 15 impianti colpiti e più di 320 droni Shahed lanciati. Le autorità ucraine segnalano almeno quattro morti e decine di feriti. Kiev denuncia una strategia per esaurire le riserve, ostacolare le riparazioni e lasciare milioni di persone senza elettricità e riscaldamento alla vigilia dell’inverno. Mentre gli attacchi si intensificano, l’allentamento della pressione americana rischia di convincere Putin che prolungare la guerra convenga.
Parla Zelensky
Eppure, Zelensky non rinuncia alla diplomazia. Al Corriere della Sera dichiara che Kiev è pronta a trattare «ovunque e in qualsiasi formato» e che la prossima settimana potrebbe incontrare gli americani, negli Stati Uniti, in Europa o dove preferiscano. «Non importa, ciò che conta è la pace», afferma, chiedendo però «maggiore pressione su Putin e non su di noi». Invita gli europei a definire un percorso negoziale autonomo e annuncia contatti con Recep Tayyip Erdogan sulla sicurezza marittima e alimentare nel Mar Nero e con i Paesi del Medio Oriente. Guido Crosetto condivide la preoccupazione di Kiev. Intervistato dalla BBC, il ministro della Difesa definisce un «errore totale, un grave errore» limitare l’accesso ucraino ai sistemi satellitari e alle informazioni d’intelligence. «La pace arriverà quando Putin sarà convinto che ci sia una situazione di stallo, che non possa avanzare ulteriormente», avverte. Se Mosca percepisce debolezza e crede che Kiev perda risorse, continuerà a combattere. Crosetto garantisce il sostegno militare italiano finché il governo resterà in carica, pur prevedendo maggiori difficoltà parlamentari con l’avvicinarsi delle elezioni. Denuncia, inoltre, la disinformazione russa e il conflitto fra rincari energetici immediati e sicurezza futura.
Il ruolo dell’Europa
Per l’Europa, il rischio è che le divergenze con Washington aprano un vuoto strategico. Gli alleati devono conciliare aiuti militari, pressione economica e diplomazia, preparandosi a maggiori responsabilità se diminuisse l’impegno americano. Sul fronte umanitario, papa Leone XIV ha sollecitato Putin a consentire una tregua per gli aiuti e l’evacuazione dei civili nelle aree colpite. La posta in gioco va oltre le sanzioni: Trump punta a contenere i costi energetici, Putin beneficia dell’allentamento della pressione, Zelensky negozia senza rinunciare alla difesa. Tutti invocano la pace, ma se Mosca crede di poter vincere aspettando, il negoziato perde forza. E la pace rischia di diventare la resa dell’Ucraina.






























