L’Ucraina riprende gli attacchi alle infrastrutture petrolifere di Mosca dopo le offensive russe, colpendo una raffineria e facendo saltare la tregua energetica. Zelensky accusa Washington di condizionare il sostegno militare, mentre il caso Starlink alimenta le tensioni tra Kiev e gli Stati Uniti.
La tregua energetica tra Russia e Ucraina è già in crisi. Kiev ha colpito nella notte di giovedì una raffineria nella regione di Rjazan, a sud-est di Mosca, dopo che il presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato la fine della sospensione degli attacchi agli impianti petroliferi russi. La decisione arriva in risposta ai bombardamenti di Mosca, che nei giorni scorsi ha lanciato centinaia di droni e missili contro il territorio ucraino, danneggiando anche infrastrutture energetiche.
«Il blocco agli attacchi alle raffinerie è finito. Abbiamo chiuso», ha dichiarato Zelensky in un’intervista al Financial Times. La raffineria colpita, di proprietà della compagnia statale Rosneft, rappresenta quasi il 5% della capacità di raffinazione russa e contribuisce al rifornimento della capitale. Il governatore regionale Pavel Malkov ha confermato un incendio provocato da un massiccio attacco con droni, mentre i soccorritori erano al lavoro per valutare i danni.
La ripresa delle operazioni ucraine mette in discussione l’intesa annunciata domenica dal presidente statunitense Donald Trump, secondo cui Mosca e Kiev avrebbero concordato di fermare gli attacchi contro gli obiettivi energetici. Il Cremlino ha accusato l’Ucraina di ostacolare gli sforzi di pace, sostenendo che i dettagli della tregua non fossero ancora stati definiti.
Starlink e intelligence, cresce la frattura con Washington
La crisi militare si intreccia con il deterioramento dei rapporti tra Zelensky e Trump. Il presidente ucraino ha contestato le recenti limitazioni operative dei terminali militari Starlink, utilizzati per guidare i droni, sostenendo che non si sia trattato di un problema tecnico, ma di una scelta deliberata. Elon Musk ha precisato che i sistemi Starshield sono controllati dal governo statunitense e che le eventuali restrizioni dipendono dalle autorità militari americane e, in ultima istanza, dal presidente.
A Kiev preoccupa anche la mancata ricezione, negli ultimi giorni, dei consueti avvisi occidentali sui missili russi in arrivo. Zelensky ha riferito che l’interruzione è stata presentata come un problema tecnico, mentre Trump ha negato di aver sospeso la condivisione di intelligence.
Le tensioni erano già aumentate dopo la revoca di alcune sanzioni statunitensi sul diesel russo e le critiche rivolte da Trump alla leadership ucraina. Washington attribuisce agli attacchi contro le raffinerie un possibile effetto sui prezzi internazionali dei carburanti, già sotto pressione.
Nuovi raid e richieste di garanzie
Nell’ultima ondata russa, tre persone sono morte e sei sono rimaste ferite nella regione centrale di Kirovohrad. La società energetica Naftogaz ha inoltre segnalato danni a un impianto di estrazione del gas nella regione di Poltava.
Per ricucire i rapporti con la Casa Bianca, Zelensky si è detto disponibile a discutere una sospensione degli attacchi energetici in cambio di ulteriori intercettori Patriot, definiti il minimo indispensabile. Intanto, la Marina ucraina ha rivendicato la distruzione di sei velivoli militari russi Su-34M nell’attacco alla base di Borisoglebsk, nella regione di Voronež. La prospettiva di una tregua appare così sempre più fragile, mentre Kiev teme che la rottura con Washington possa ripercuotersi direttamente sul fronte militare.






























