15 Ott, 2026

Pena di morte, 60 militari cattolici Usa chiedono di non partecipare all’esecuzione di Nidal Hasan

L’arcivescovo militare Tim Broglio invita i soldati cattolici a rifiutare il plotone d’esecuzione di Nidal Hasan responsabile della strage di Fort Hood condannato alla pena di morte. Una presa di posizione che chiama in causa la dottrina della Chiesa, il rapporto con Donald Trump e il ruolo morale dei cappellani militari.


Qualcuno doveva dire di No e qualcuno lo ha fatto. Quando il segretario della Guerra Pete Hegseth annunciò la decisione dell’amministrazione di Donald Trump di giustiziare il terrorista Nidal Hasan, responsabile della strage della base militare di Fort Hood, in cui nel 2009 morirono 13 persone, tramite una fucilazione pubblica la Chiesa cattolica aveva immediatamente ribadito la propria contrarietà storica contro la pena capitale. Rafforzata dall’indignazione per la scelta di una modalità così violenta e pubblica, in altre parole sadica. Alle parole sono però seguiti i fatti: l’arcivescovo Tim Broglio, capo dell’ordinariato militare cattolico degli Stati Uniti (vale a dire dei cappellani militari), ha pubblicato un appello con cui chiede ai soldati di fede cattolica di non prendere parte all’esecuzione in quanto contraria agli insegnamenti evangelici.

L’appello di Broglio contro la fucilazione

«Vogliamo davvero imitare i terroristi?», ha sferzato l’arcivescovo sottolineando come la fucilazione di un uomo in sedia a rotelle – Hasan è rimasto paraplegico a seguito dell’attentato – non farebbe altro che alimentare l’odio per l’America e in particolare verso i soldati stessi. Parole forti, che hanno suscitato una reazione: finora sono infatti almeno 60 i militari statunitensi che sono usciti pubblicamente allo scoperto, chiedendo di essere esonerati dal plotone di esecuzione per ragioni di obiezione di coscienza. Mossa che disarticola anche l’immagina di un’America compatta e assetata di sangue, mettendo in discussione un ricorso alla pena capitale che oltreoceano è tanto diffuso quanto criticato.

La dichiarazione di Broglio, dal tono insolitamente duro, non è stata comunque una fuga in avanti: l’arcivescovo l’ha pubblicata subito dopo un’udienza con Papa Leone XIV, una delle ultime prima del ricovero del Santo Padre al policlinico Gemelli per l’operazione di rimozione di un tumore al polmone. Insomma, l’uscita è stata concordata e ha ricevuto l’avvallo del Vaticano.

Chi è Tim Broglio, il capo dei cappellani militari Usa

Broglio, del resto, non è un religioso qualsiasi: il 74enne originario dell’Ohio ha avuto alle spalle una lunga carriera diplomatica prima di diventare. Tra il 2022 e il 2025 è stato anche presidente della conferenza dei vescovi americani. Non una seconda linea, dunque. Proprio come capo dei cappellani nel 2009 officiò il funerale di alcune delle vittime militari della strage di Fort Hood compiuta proprio da Hasan. Non si può dire dunque che non conosca la violenza del terrorismo o il dolore delle sue vittime.

Conservatore, da alcuni persino ritenuto in passato troppo vicino ai repubblicani, l’arcivescovo non può nemmeno essere confuso con un progressista anti-Trump. Ma sbaglierebbe anche chi lo immagina come un alleato del tycoon, con cui non sono mancati gli scontri: come quando denunciò la possibile invasione della Groenlandia invitando i soldati cattolici a rifiutare gli ordini. O come quando attaccò la scelta della Casa Bianca di bombardare pescherecci civili accusati di fare da corrieri per il narcotraffico, azione considerata dalla stessa legge americana un crimine di guerra. Insomma, una carriera da “marcatore morale” oggi più che mai necessaria di fronte al presidente più senza regole della storia degli Stati Uniti.

Le polemiche sulle ambizioni di Trump e il rapporto con il Papa

Per non parlare delle sue “ambizioni divine”: come quando affermò di essersi garantito un posto in Paradiso grazie alla lettera di un suo amico pastore protestante; o come quando pubblicò una propria immagine vestito da Papa, spiegando di voler concorrere all’ultimo conclave; o ancora quando attaccò lo stesso Papa Leone – che poche settimane prima aveva rivendicato come un suo uomo – per non aver voluto avvallare la guerra con l’Iran.

Crisi che aveva visto il Pentagono minacciare anche l’ambasciatore della Santa Sede negli Stati Uniti, paventando una nuova “cattività avignonese”, cioè il rapimento del Pontefice medesimo. Minacce a cui il Santo Padre aveva risposto con pacata fermezza: «Il presidente non mi fa paura, io parlo del Vangelo». Oggi Broglio suona sulla stesso spartito e chissà che l’America ascolti il suo Papa.

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