9 Ott, 2026

La riforma elettorale è in porto, ora tornino i partiti

La nuova riforma elettorale riapre il dibattito sulla rappresentanza, ma il nodo centrale resta quello dei partiti


La riforma elettorale è stata approvata. È la quinta in 33 anni, per gli amanti delle statistiche. Il centrodestra esulta, convinto che il “Melonellum” garantirà rappresentanza e stabilità al sistema politico. Il centrosinistra protesta, parlando di «legge della paura» dopo aver gridato per settimane alla «legge truffa». È il gioco delle parti, come sempre. Anche gli addetti ai lavori si dividono, ma pochi si pongono una domanda cruciale: la riforma saprà migliorare la qualità della classe dirigente e dell’offerta politica? Non sembra che si possano nutrire particolari dubbi in tal senso. Non solo per alcuni aspetti tecnici del testo, ma anche perché c’è un nodo che sembra destinato a non essere sciolto: quello della crisi dei partiti, indispensabili per il buon funzionamento delle istituzioni di una democrazia liberale.

Le perplessità sulla riforma, dunque, non mancano. La prima riguarda la reintroduzione delle preferenze che, tuttavia, potranno essere espresse solo per una parte dei candidati. I capilista, infatti, restano bloccati, nel senso che a individuarli saranno le segreterie di partito. Con un simile meccanismo, la selezione della classe dirigente continua a essere ridotta a una mera cooptazione dall’alto. Poco cambia rispetto a quanto stabilito nel 2005 dal Porcellum, la legge che impedì agli elettori di scegliere i candidati da mandare in Parlamento e che di fatto affidò questo compito ai “cerchi magici” di questo o quel leader. Con la conseguenza che, ancora oggi, gli scranni di Camera e Senato sono spesso occupati da parlamentari che spiccano più per fedeltà ai capibastone che per radicamento sul territorio, consenso, competenze e – figuriamoci – merito.

Il rischio delle coalizioni eterogenee

Ma c’è un altro timore che non va sottovalutato. E cioè che l’impianto introdotto dalla riforma perpetui lo scontro politico tra coalizioni eterogenee e, di conseguenza, incapaci di governare. A suggerirlo è la soglia del 42% dei consensi che uno schieramento deve raggiungere per ottenere il premio di maggioranza. In un simile scenario, è logico prevedere che il Melonellum alimenterà quella polarizzazione del dibattito pubblico che allontana dalla politica le migliori intelligenze del Paese. E che a prosperare sarà ancora una volta quel bipopulismo che paralizza le istituzioni impedendo loro di dare risposte rapide e concrete a problemi come le minacce russe, l’aggressività commerciale della Cina, la debolezza dell’Unione europea, la crisi dei rapporti con gli Stati Uniti, l’intelligenza artificiale fuori controllo, la crisi energetica e l’inflazione in continua ascesa, i salari e la produttività fermi ai livelli di trent’anni fa.

Ma il problema non sta soltanto nella riforma elettorale. Perché nessuna opera di ingegneria istituzionale può, da sola, elevare la qualità della classe dirigente e dell’offerta politica, se alla base mancano partiti forti. Perché sono i partiti che elaborano programmi e proposte. Sono i partiti che reclutano i candidati e organizzano le presenze sul territorio. Sono i partiti che selezionano il personale chiamato a trasformare una visione in azione di governo. Sono i partiti che stimolano, controllano ed eventualmente correggono il decisore pubblico. Partiti forti e strutturati, in altre parole, sono un presupposto importante perché le istituzioni democratiche di una democrazia liberale si mantengano in buona salute.

La crisi della classe dirigente

Nel corso degli anni, invece, i partiti hanno rinunciato a formare una classe dirigente capace di elaborare una visione del Paese e di riportare gli elettori alle urne. Hanno preferito la scrittura di leggi elettorali dettate dal verdetto dei sondaggi e dalla necessità di massimizzare i seggi parlamentari per ciascuna coalizione. Con il risultato che al rincorrersi delle riforme è corrisposto uno scadimento della classe dirigente e dell’offerta politica, oltre che un progressivo allontanamento dei cittadini dalle urne. E le percentuali astronomiche di astensione non fanno altro che confermarlo.Come se ne esce, dunque?

Ora che l’ennesima riforma è approvata, la sfida è rafforzare i partiti e valorizzare il ruolo di mediatori tra cittadini e istituzioni assegnato loro dalla Costituzione. La prima leva da azionare è quella della democrazia interna, il che significa dare finalmente attuazione all’articolo 49 della Carta. Disciplinare una volta per tutte l’organizzazione, il funzionamento e il finanziamento dei partiti è il viatico migliore per difendere spazi di dibattito e pluralismo, favorire la partecipazione, scegliere i dirigenti e i candidati in base a regole certe e democratiche, limitare i “signori delle tessere”, scongiurare la trasformazione in “partiti personale” o la frammentazione in micro-partiti incapaci di incidere nel dibattito pubblico.

I partiti come laboratori di visioni e programmi

Allo stesso modo è indispensabile che i partiti tornino a essere laboratori di visioni e programmi. Ciò presuppone che le varie formazioni preservino l’attività dei circoli territoriali, investano sulla formazione politica dei propri quadri anziché demandare la definizione delle strategie a consulenti esterni, sviluppino piattaforme digitali per raccogliere in tempo reale i feedback dei militanti e finanzino scuole, come quella delle Frattocchie o quella della Camilluccia, che durante la Prima Repubblica hanno offerto personale politico all’altezza delle sfide del tempo.

E poi c’è il tema della trasparenza che non significa soltanto garantire finanziamenti tracciabili e tesseramenti regolari, ma anche e soprattutto proteggere l’attività dei partiti da pericolose ingerenze esterne come quelle della Russia di Putin che il ministro Antonio Tajani è tornato a denunciare nelle scorse ore. Certo, è un “vaste programme”, per dirla alla Charles de Gaulle. Ma qualcuno dovrà prima o poi affrontarlo perché da questo, prima ancora che dalle riforme elettorali, dipende lo scatto di reni che da tempo si chiede alla politica.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA