Il presidente iraniano mostra all’Assemblea generale le foto della guida suprema e delle bambine uccisi nei bombardamenti: «Ci hanno colpiti, ma non ci siamo inginocchiati»
Ventiquattr’ore dopo la minaccia di Donald Trump di «annientare» l’Iran, la risposta di Teheran arriva dalla stessa tribuna dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian mostra davanti ai delegati le fotografie della guida suprema Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio, primo giorno degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran. Poi solleva verso la platea quelle delle bambine morte nell’attacco a una scuola.
«Ieri il presidente degli Stati Uniti nel suo discorso ci ha definito terroristi. Noi siamo vittime di terrorismo».
«L’America ha ucciso bambini e innocenti. Ci hanno colpito, ci siamo difesi. Ma non ci siamo inginocchiati»
(L’intervento al minuto 1:08:10)
Pezeshkian accusa Stati Uniti e Israele di aver colpito infrastrutture civili violando il diritto internazionale. Aggiunge che l’iran non ha mai iniziato guerre. Ripete che l’Iran ha bisogno del nucleare per l’energia, non per costruire una bomba. Aggiunge che la bomba ce l’ha Israele e ce l’hanno gli Stati Uniti. L’unico rappresentante americano presente nell’aula dell’Assemblea lascia il suo posto.

È un’immagine che fotografa il livello raggiunto dallo scontro. Per la prima volta negli 81 anni di storia delle Nazioni Unite, il presidente di un Paese attivamente in guerra con gli Stati Uniti è a New York per parlare davanti all’Assemblea generale.
Sette mesi fa Pezeshkian governava l’Iran da un bunker sotterraneo, cercando di sopravvivere ai bombardamenti americani e israeliani. A Manhattan si sposta sotto la protezione del Secret Service, come prevede il protocollo. All’Onu ripete che Teheran non intende arrendersi.
Le fotografie dei morti davanti all’Assemblea
Pezeshkian accusa Washington e Israele di agire contro il diritto internazionale. «L’Iran deve essere forte per non essere minacciato, perché il suo futuro non venga minacciato», afferma. «I nostri sistemi di difesa sono stati costruiti perché nessuno possa pensare che bombardare le città iraniane resterà senza risposta».
Poi denuncia quello che considera un doppio standard della comunità internazionale: «Israele uccide, ma è l’Iran a essere sottoposto alle sanzioni».

«Gli Stati Uniti lascino il Medio Oriente»
Il presidente iraniano ribadisce anche una delle posizioni storiche di Teheran: le forze militari americane devono lasciare il Medio Oriente.
«I problemi della nostra regione devono essere risolti nella regione, dalle nazioni della regione, senza diventare giocattoli nelle mani delle potenze esterne».
Israele è finora uno dei temi dominanti negli interventi dei leader mediorientali all’Assemblea generale, con dure critiche non soltanto per le operazioni contro l’Iran, ma anche per quelle condotte nei territori palestinesi, in Libano e in Siria.
Il nucleare: «Nessuno può negarci la tecnologia»
Pezeshkian affronta il nodo centrali dello scontro con Washington: il programma nucleare iraniano. Washington si oppone alla possibilità che Teheran continui ad arricchire uranio.
«La tecnologia nucleare pacifica è parte integrante del nostro progresso», afferma, rivendicandone l’impiego nella medicina, nell’agricoltura e nella produzione di energia. «L’Iran non accetta che la tecnologia nucleare sia appannaggio esclusivo di una ristretta cerchia di nazioni».
La posizione di Teheran resta quella sostenuta da tempo: nessuna intenzione di dotarsi della bomba atomica, ma nessuna rinuncia al programma nucleare civile e all’arricchimento dell’uranio necessario, secondo l’Iran, per ricerca medica ed energia.
«Niente armi nucleari, ma nessuna limitazione allo sviluppo di nuove tecnologie nucleari pacifiche», dice Pezeshkian.
«Siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, ma non accetteremo mai il linguaggio della forza».
Ma dietro lo scontro riparte il dialogo
Un discorso durato meno della metà di quello di Trump. Foto e parole chiare. A margine dell’Assemblea generale però rappresentanti americani e iraniani hanno avuto martedì, attraverso mediatori, il primo contatto da quando l’accordo per la pace è naufragato a luglio.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha comunicato attraverso mediatori del Qatar con l’inviato speciale americano Steve Witkoff e con Jared Kushner. Secondo due funzionari iraniani, al centro dello scambio c’è stata la possibilità di riaprire i negoziati tra Washington e Teheran.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha riferito che Teheran chiede la fine della guerra e la revoca del blocco navale imposto ai porti iraniani.
Un segnale ancora più significativo è arrivato dal generale Yahya Rahim Safavi, principale consigliere militare della nuova guida suprema, l’ayatollah Mojtaba Khamenei: la leadership iraniana, ha detto alla televisione di Stato, ha deciso di lasciare al governo «mano libera per negoziare».
































