16 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

16 Set, 2026

La Mecca nel mirino, Riad abbatte un drone Houthi. I ribelli negano

La Mecca

Per Riad è il primo tentativo di colpire la città santa dell’Islam dal 2017. Gli Houthi: «Gli obiettivi erano basi militari e impianti petroliferi». Cresce il rischio di un allargamento del conflitto


L’Arabia Saudita afferma di aver abbattuto un drone Houthi alla periferia della Mecca, la città più sacra dell’Islam. L’episodio, avvenuto martedì, ha provocato una dura condanna nel mondo musulmano e segna, secondo Riad, il primo tentativo degli Houthi di colpire la città santa da quasi dieci anni.

I ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran negano però di aver preso di mira la Mecca. Il portavoce militare Yahya Saree ha dichiarato che gli obiettivi dell’operazione erano impianti petroliferi e basi militari saudite «lontani dai luoghi santi».

Secondo Turki al-Maliki, portavoce delle forze della coalizione guidata dall’Arabia Saudita, l’ultimo precedente risaliva al 2017, quando un missile balistico diretto verso la Mecca venne intercettato.

Riad promette una risposta

Al-Maliki ha definito il lancio un tentativo deliberato di provocare «i sentimenti di milioni di musulmani» e ha annunciato che l’Arabia Saudita adotterà le «misure necessarie e deterrenti» contro gli Houthi.

La Mecca, luogo di nascita del profeta Maometto, è la destinazione dell’Hajj, il pellegrinaggio che ogni musulmano è chiamato a compiere almeno una volta nella vita se ne ha la possibilità.

Anche l’Organizzazione della Cooperazione Islamica, che riunisce 57 Paesi, ha condannato il presunto attacco sostenendo che colpire l’area significherebbe violare la sacralità dei luoghi santi e seminare paura tra i civili.

Il premier pachistano Shehbaz Sharif, il cui Paese ha recentemente firmato un accordo di difesa con Riad, ha parlato di un atto «vile e odioso», senza tuttavia indicare esplicitamente gli Houthi come responsabili.

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Gli Houthi negano: «Non abbiamo colpito i luoghi santi»

La versione dei ribelli è diversa. Gli Houthi sostengono di aver preso di mira esclusivamente infrastrutture petrolifere e installazioni militari saudite e negano qualsiasi minaccia alla Mecca.

Lo scontro arriva dopo una nuova escalation tra Riad e i ribelli yemeniti. Negli ultimi giorni gli Houthi hanno lanciato missili balistici e droni contro diverse città saudite, tra cui Khamis Mushait, Abha e Taif, provocando il ferimento di 13 civili. Domenica hanno inoltre rivendicato un attacco contro una base militare saudita.

In risposta, secondo gli Houthi, le forze saudite hanno effettuato raid aerei nelle aree dello Yemen controllate dal gruppo.

La guerra si allarga verso il Mar Rosso

La nuova offensiva arriva mentre gli Houthi stanno ampliando il territorio sotto il loro controllo nello Yemen. La scorsa settimana hanno conquistato una città portuale sul Mar Rosso e un’isola vicina a una rotta marittima strategica.

È un passaggio particolarmente delicato perché quelle rotte rappresentano una delle alternative allo Stretto di Hormuz per l’esportazione del petrolio saudita e dei prodotti raffinati.

Con la guerra tra Stati Uniti e Iran ancora in corso e la pressione sulle vie marittime del Golfo e del Mar Rosso in aumento, l’Arabia Saudita rischia così di essere trascinata sempre più direttamente nel conflitto regionale.

La tensione sta già avendo conseguenze sui mercati energetici: la scorsa settimana il petrolio è tornato sopra i 100 dollari al barile dopo i nuovi attacchi statunitensi contro petroliere iraniane nel Golfo e l’intensificarsi dei combattimenti nello Yemen.

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